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Alberto Dambruoso
artisti
Baldo Diodato, Stella rossa, 2019, calco su alluminio, acrilico magenta, cm 95×95. Piazza Montecitorio, Roma.

 

Ci sono stati artisti nella storia dell’arte italiana che quando erano in vita hanno vissuto momenti di gloria, ricevendo premi e onorificenze, ma poi quando sono scomparsi, con loro è venuta meno anche la loro arte.

Ma non si diceva che quando scompare un artista, viene a mancare solamente la persona fisica ma non la sua arte perché quest’ultima rimane imperitura?

Certo, forse per qualche artista questo vecchio adagio funziona ancora, ma in verità l’arte, soprattutto quella veloce dei nostri tempi liquidi, segue altre dinamiche che poco hanno a che fare ad esempio con la storia e con essa con i gruppi e le correnti ma semmai con le mode o le tendenze. Succede così che un raggruppamento storico come il “Gruppo 1”, nato a Roma nei primi anni Sessanta, sia stato di fatto dimenticato.

Sui libri di storia dell’arte è raro trovare anche una sola postilla in cui venga citato, ma il Gruppo 1 è stato molto importante per il superamento dell’arte Informale e il rinnovamento dell’arte in quegli anni e aveva avuto come promotore una figura di primo piano della critica d’arte nazionale quale Giulio Carlo Argan.

Uno degli artisti di quel gruppo, udite udite, è ancora vivo! Sì perché Pasquale “Ninì” Santoro, ormai prossimo ai novant’anni, non solo è vivo ma è ancora operativo. Sono passato giusto una settimana fa nello studio di Santoro sull’Aventino e l’ho trovato intento a dipingere un quadro. Mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’ultima serie di dipinti realizzati nel corso degli ultimi mesi.

Santoro oltre alla pittura si è dedicato anche alla scultura e alla poesia. Passione quest’ultima che ha accomunato altri due artisti del gruppo come Gastone Biggi e Achille Pace (scomparso di recente). Quest’ultimo era diventato molto noto per aver adottato al posto del segno dipinto o disegnato sulla superficie della tela o della carta, un filo di cotone bianco, leggero ma allo stesso tempo consistente. Dopo il chiasso cromatico dell’informale, Biggi invece aveva dato vita ad una pittura astratta caratterizzata da forme a pois rigorosamente dipinte in bianco e nero.

 

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Gastone Biggi, Lettera non voluta, 1960, pittura industriale su tela, cm 60×90.

 

Restando sul versante dell’astrazione altri artisti meriterebbero di essere nuovamente rivisti. Uno di quelli che dovrebbe riprendere il posto di primissimo piano che aveva quand’era in vita è certamente Antonio Scordia, presente in ben cinque edizioni della Biennale di Venezia. Scordia è stato un poeta del colore e ancor oggi le sue opere destano meraviglia in chi le vede per la prima volta.

Un altro, ancora in piena attività è Alberto Callingani, vicino all’astrazione fiorentina degli anni Sessanta. Le sue opere, di straordinaria forza, si definiscono nella ricerca di forme geometriche metamorfiche. Baldo Diodato e Giuseppe Biasio sono infine due artisti vicini alle poetiche neodadaiste. Entrambi viventi hanno alle spalle importantissime mostre internazionali.