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Alessandro Riva

Se ancora qualcuno pensava che la cosiddetta “arte al femminile” fosse caratterizzata da temi intimisti, attenzione al sé, malinconia, poca coscienza del mondo e della politica, o magari da un’aria “leggera”, scanzonata e frivola che l’arte maschile preferisce invece ignorare, ebbene, la conoscenza del lavoro di Chiara Sorgato può essere a buon diritto la prova definitiva (se mai ce ne fosse stato ancora bisogno) che tutto ciò è clamorosamente falso.

L’unica cosa di “femminile” che caratterizza i quadri di Chiara Sorgato è, questo sì, un’attenzione alla donna, intesa appunto, da un punto di vista politico e sociologico, come questione femminile – ma, come preferisce dire la stessa artista, al “femminino” lei preferisce il femminismo.

Padovana, classe 1985, milanese d’adozione, Chiara Sorgato è pittrice insieme profondamente analitica e prepotentemente istintiva. Analitica, perché ogni suo quadro ha una base di partenza mentale, fredda, quasi scientifica: uno studio di dati, spesso (“passo ore e ore a studiare saggi e documenti, e ad accumulare dati su un determinato argomento, percentuali, connessioni, numeri, tabelle”).

 

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Chiara Sorgato, Question. Is Painter a Scalable Profession, 2021, olio su tela, cm 160×125.

 

E istintiva, perché ognuno di questi dati ha poi uno sviluppo sulla tela che sembra prescindere completamente dallo studio precedente, divenendo puro, gioioso e apparentemente libero incrocio di stili, di forme, di colori, assemblarsi e affaccendarsi di linguaggi a prima vista incongruenti e non assimilabili tra loro, e che pure, nell’economia della composizione, finiscono per risultare sorprendentemente armonici e coerenti.

Non c’è tedioso ricalco dei dati acquisiti, sulla tela, ma semmai un ritrovare un filo di un discorso che a prima vista parrebbe lasciato alla pura energia del divenire, del colore, dell’energia liberatoria e giocosa dell’intrico dei flussi di forme, volti, corpi, colori, delle microstorie raccontate o appena accennate, dei mille e mille racconti dell’orrore, o del dolore, o dell’amore che s’intravedono sotto la pelle del racconto, in una temperie di emozioni e di relazioni complesse, articolate, contraddittorie, come solo sanno essere quelle della vita che noi tutti viviamo ogni giorno.

Eppure, dietro ogni quadro di Chiara Sorgato c’è un’attenta analisi di dati, uno studio millimetrico dei comportamenti umani, dei consumi, dei desideri, delle paure collettive, che sono specchio di tutte le nostre paure e dei nostri desideri individuali: ecco allora un quadro dedicato al rapporto tra le donne e la loro paura di far figli, in relazione alla condizione economica, al lavoro, al rapporto con il maschio.

 

Chiara Sorgato
Chiara Sorgato, Travagliare, 2018, olio su tela, cm 100×140.

 

Ecco la percentuale di donne disposte a lasciarsi andare e a far sesso già al primo appuntamento, e quelle invece che non lo sono affatto. Ecco la percentuale di donne che tentano nuove relazioni on line, e quelle che invece non vogliono saperne. Ecco la percentuale di donne ammazzate dagli uomini, e quella – infinitamente più piccola – di uomini ammazzati da donne.

Ed ecco la percentuale di donne occupate in ruoli dirigenziali, l’analisi dell’occupazione media femminile, o la media del numero di figli per ogni donna. Ecco, addirittura, dati e percentuali che analizzano il PIL pro-capite di alcuni paesi e la relativa percentuale di affluenza alle elezioni, con lo scopo di indagare, spiega l’artista, “una possibile correlazione tra ricchezza e partecipazione alla vita democratica dei singoli paesi”.

E così via, in un continuo sovrapporsi di calcoli infinitesimali, di percentuali e statistiche che sembrano radiografare, sezionare, analizzare la società contemporanea con la metodica e paziente attenzione di un istituto demoscopico.

Ma di tutto questo, solo un’analisi attenta, o una spiegazione della stessa artista possono portare il fruitore a capirci qualcosa, a interpretare, ad analizzare il quadro con spirito, per l’appunto, analitico e scientifico. Lo spettatore ignaro, a prima vista, sarà fatalmente colpito da altro: dall’alternarsi di stili differenti, che anziché stridere sembrano integrarsi vicendevolmente.

Dal gioco caotico delle espressioni dei mille e mille protagonisti, che come nei quadri di certa pittura fiamminga del Quattro e Cinquecento ci portano a scorrere la tela da ogni lato, per cercare di trovarvi sempre nuovi dettagli, di indovinare le relazioni esistenti tra i vari personaggi, di scoprire sempre nuovi spunti curiosi, storie da immaginare, strani gesti, espressioni insolite o divertenti, o di interpretare, come in un racconto surrealista, gli stranissimi riti che sembrano sempre sul punto di compiere i protagonisti, in bilico tra sogno, immaginazione e vita vissuta.

Del resto, come certi diagrammi scientifici, che solo alcuni iniziati (gli scienziati, gli studiosi) sono effettivamente in grado di interpretare correttamente, anche i quadri di Chiara Sorgato sono di fatto criptici e ricchi di dati sotterranei e difficilmente comprensibili, veri e propri rebus da poter decifrare (se lo si desidera), o semplicemente da godere in maniera istintiva, immediata, nella forza del colore, delle storie narrate, dei giochi e incroci di espressioni e di gesti dei personaggi che le abitano.

 

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Chiara Sorgato, Rotola dalla terra piatta, 2017, olio su tela, cm 150×200.

 

“Anche la pittura antica, del resto”, dice Chiara Sorgato, “era ricca di simbologie nascoste, e poteva avere diverse chiavi di lettura: da quella più immediata, rivolta spesso al popolo, a quella analitica ed esegetica, rivolta agli studiosi o ai teologi”.

E non c’è dubbio che, guardando attentamente i suoi quadri, le sue storie complesse e ricche di personaggi che sembrano a volte esplodere, avvicendarsi, rincorrersi all’interno della composizione, si viene presi da una sorta di mania analitica, da un desiderio di comprendere i fili sotterranei che legano i personaggi gli uni agli altri, le emozioni dei vari gruppi, le dinamiche che li legano.

 

“È appassionante formulare teorie e cercarne conferma attraverso i dati messi a disposizione da istituti di ricerca, fondazioni e istituzioni. La parte migliore, però, è trovare la via che permetta ai dati di trasformarsi in un’immagine che riesca ad essere accessibile e comprensibile, qualsiasi sia il suo fruitore”.

Chiara Sorgato

 

Pittrice dalla vena sociologica, di narrazione o di pura emozione, è certo che Chiara Sorgato è un’artista autenticamente e naturalmente contemporanea, calata con forza nel suo tempo, nelle mille dinamiche contraddittorie e complesse che lo permeano, e dove la stessa pittura non può più, evidentemente, bastare a se stessa, o a un semplice sguardo distratto del fruitore, nella sua sola armonia e coerenza formale, per farsi, invece, insieme emozione, sogno, divertimento, sopresa, ma anche comprensione di noi e del mondo, analisi di ciò che siamo divenuti e di ciò che siamo in procinto di diventare; e, alla bisogna, manifesto, presa di posizione, quando non precisa denuncia politica o sociale.

È, insomma, anch’essa, la pittura, linguaggio sempre più complesso, articolato, sfaccettato, contraddittorio, com’è del resto contraddittorio il mondo che vuole in qualche modo rispecchiare, o interpretare. “Io cerco”, conclude Chiara Sorgato, “il potere catartico dell’immagine pittorica combinato all’analitico studio di particelle numeriche di realtà”. Parola di un’artista che crede al potere catartico, analitico e liberatorio del suo lavoro.

 

 

 

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