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Lucia Rossi

É una “esistenza nomade” quella di Fred Sandback (1943 Bronxville, NY – 2003 New York City, NY), almeno così lui stesso definisce la sua trentennale carriera in un’intervista con Joan Simon nel 1996; per i numerosi viaggi che dovette intraprendere per realizzare opere in luoghi diversi.

 

“Sono interessato a lavorare nell’area in cui la mente non può più aggrapparsi alle cose. Il punto in cui tutte le idee cadono a pezzi”.

Fred Sandback

 

Importante esponente della Minimal Art – insieme ai suoi contemporanei Dan Flavin, Donald Judd, Sol LeWitt e Carl Andre – Fred Sandback ha lavorato con diversi materiali frazionando lo spazio e creando figure geometriche – linee per lo più di filato acrilico – per tracciare volumi architettonici.

A vent’anni dalla sua scomparsa l’Hamburger Bahnhof di Berlino presenta fino al 17 settembre “Simple Facts”, mostra che esorta a scoprire uno degli artisti più influenti del XX secolo.

 

Fred Sandback, Vista della mostra, Simple Facts, Hamburger Bahnhof – Galleria Nazionale del Presente © Fred Sandback Estate © National Gallery, Musei nazionali di Berlino / Thomas Bruns
Fred Sandback, Vista della mostra, Simple Facts, Hamburger Bahnhof – Galleria Nazionale del Presente © Fred Sandback Estate © National Gallery, Musei nazionali di Berlino / Thomas Bruns

 

Sebbene le sue opere siano state esposte a livello internazionale, e nonostante una lunga relazione con la Germania dove Sandback riscontrò un grande sostegno fin dagli anni giovanili e dove fu presente nei musei di Monaco, Essen o Krefeld (nello stesso periodo in cui il mondo dell’arte statunitense esitava ancora a esibire quella che in seguito sarebbe stata conosciuta come Minimal Art), “Simple Facts” rappresenta la sua prima personale in un museo di Berlino.

Dalla fine degli anni Sessanta il suo lavoro è apparso in numerose mostre negli Stati Uniti e in Europa ed è stato inserito in importanti collezioni pubbliche come il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte, il Museum of Modern Art di New York, la Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera o il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

 

L’artista dentro Fred Sandback, Hessisches Landesmuseum, Darmstadt, 1975
L’artista dentro Fred Sandback, Hessisches Landesmuseum, Darmstadt, 1975

 

L’occasione a Berlino arriva grazie a un’importante donazione da parte del Fred Sandback Archive: Untitled (Sixty-four Three-part Pieces), opera originariamente concepita ed esposta nel 1975 per il Kunstraum di Monaco che, insieme ad altre nove installazioni, illustra egregiamente lo straordinario vocabolario “formale minimale” e l’uso unico dello spazio di Fred Sandback.

Realizzato in un momento significativo della sua carriera (l’interesse dell’artista per la serialità), l’opera offre 64 combinazioni possibili per una scultura costituita da tre pezzi tesi di filo acrilico color marrone-ruggine che può essere installato in due diverse diagonali, all’altezza di 150 cm o direttamente sul pavimento. Le 64 variazioni di queste linee furono visualizzate da Sandback con dei disegni, che qui accompagnano in maniera esaustiva le installazioni vere e proprie disposte in tre stanze e che ogni settimana subiranno una diversa iterazione.

I lavori selezionati per questa mostra illustrano i diversi approcci di Fred Sandback con lo spazio: alcuni sono a parete, altri tesi tra il soffitto e il pavimento al centro della stanza. In Broadway Boogie Woogie è dichiarato il riferimento all’opera omonima del 1943 di Mondrian (1872-1944), ispirata alla griglia urbana di Manhattan.

 

Fred Sandback, Vista della mostra, Simple Facts, Hamburger Bahnhof – Galleria Nazionale del Presente © Fred Sandback Estate © National Gallery, Musei Nazionali di Berlino / Thomas Bruns

 

Come Mondrian, Fred Sandback si basa su linee e colori primari rosso, blu e giallo ma colloca l’azione nel filone dell’arte astratta e concettuale, discutendola quindi con un nuovo mezzo per aprire a nuove interpretazioni. Fred Sandback ci mette di fronte a una totale rinuncia di massa e peso: sottili aste d’acciaio, corde elastiche e filati acrilici delineano invece piani e volumi nello spazio e in alcuni casi sono così sottili, come nelle opere a parete bianca, che scompaiono nell’architettura.

Un’elementarità di mezzi per creare sculture che tendono ad alterare la nostra percezione degli oggetti nello spazio, linee che diventano “fatti semplici” nelle parole dello stesso artista in un catalogo del 1977: “Sono interessato a lavorare nell’area in cui la mente non può più aggrapparsi alle cose. Il punto in cui tutte le idee cadono a pezzi… Le mie linee non sono perfezionamenti di qualcosa. Sono fatti semplici. Fatti semplici che non rappresentano nulla al di là di sé stessi”.

E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto essenziale nel lavoro di Fred Sandback, ovvero l’importanza non soltanto del materiale fisico ma anche degli spazi immateriali che si trovano nel mezzo: il visibile e l’invisibile, il tangibile e l’intangibile.

 

 

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