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Christian Marinotti

Quando la politica diventa forma: Guernica

Personalmente, per quanto conta, non sempre mi appassiona l’arte politicamente impegnata, l’arte di denuncia, l’arte delle istanze sociali e civili. E questo perché – tanto per fare un esempio – quando un giorno finalmente capiremo che non c’è altro modo per arginare la migrazione che disciplinarla per integrarla, allora cosa ne faremo dei giganteschi gommoni neri di Ai Weiwei?

Li rottameremo come rottamiamo oggi i barconi sequestrati agli scafisti, trasportatori di quel tragico commercio di disperazione? Forse no, anzi, sicuramente rimarranno come testimonianza di una tragedia passata, come richiamo alla cronaca per coloro in futuro che di quegli eventi avranno avuto appena informazione da qualche paragrafo ad essi dedicato nei libri di Storia.

C’è il rischio però che queste operazioni artistiche risultino stucchevolmente moraleggianti o, peggio, scivolino nella retorica oppure ancora che si limitino alla descrizione, alla mera rappresentazione seppur velatamente allegorica. Ma affinché la funzione della testimonianza non renda l’arte troppo didascalica o, nel peggiore dei casi, demagogica, impoverendone la forza e la sua portata nel tempo, occorre che essa sia mediata dalla personalità dell’artista, dalla sua soggettività interpretativa, dal suo pensiero.

Ecco allora, in tal senso, il caso emblematico di Anselm Kiefer che evoca nelle sue opere, attraverso la lente della memoria, le immani tragedie della Storia, conferendo al suo lavoro una tonalità di poetica drammaturgia tale non solo da coinvolgere, se non addirittura rapire l’osservatore, ma da far sembrare quell’ammasso di plastica gonfia e traslucida di Ai Weiwei una scontata messa in scena neopop, se non addirittura trash.

Dunque non tutta l’arte politicamente impegnata è uguale e sempre apprezzabile e auspicabile. Non mol- ti, infatti, sono gli artisti che hanno saputo imprimere il loro personale e intenso segno alla testimonianza, alla denuncia, rendendo così universale la propria opera ed immutato il suo senso nel tempo.

Forse il primo artista di questa modernità a riuscirvi fu Pablo Picasso con Guernica del 1937, esempio maestoso di “artivismo”, oltre che suo formidabile traguardo di un lungo e straordinario percorso artistico.

 

guernica
Guernica, particolare.

 

Come tutti sanno il quadro narra la vicenda tragica della città di Guernica rasa al suolo dal bombardamento della Luftwaffe nazista a sostegno della Falange nazionalista durante la guerra civile spagnola. Il mondo in quell’occasione assistette al primo bombardamento aereo della storia, alla prima distruzione a tappeto di un centro abitato, alla prima indiscriminata carneficina di civili perpetrata in guerra.

L’impressione all’epoca fu enorme; prima di allora vi era stato al massimo un cannoneggiamento navale, dal mare, su qualche città costiera oppure il fuoco dell’artiglieria su città cinte d’assedio. Altri tempi, altri armamenti, tutt’altra devastazione. Questo immenso telero lungo quasi otto metri e alto più di tre racchiude in sé tutta la distruzione, il dolore e la morte che la guerra incarna. L’interno di una casa sventrata dai bombardamenti è reso con tale verismo che pare di sentire il nitrito del cavallo e le urla dei feriti.

Tanto le Demoiselles d’Avignon erano statiche e volutamente “messe in scena”, quanto l’esplosione in quella stanza a Guernica è dinamica, concitata, partecipata nel comune strazio delle vittime nel loro destino di morte.

Le teste cubiste delle Demoiselles non posseggono né la carica emotiva né la sensibilità di quest’umanità abbattuta dalle bombe. I volti urlanti di quella guerra in una stanza contrastano con l’eliminazione della fisiognomica cui assistiamo nella prima età del Cubismo in cui Picasso era ancora lontano dalla scoperta dell’umano.

Picasso che già nel corso della prima metà degli anni Trenta tende ad elaborare una visione di Cubismo dai toni progressivamente carichi di una vena espressionista, quasi che il suo stile tenda inevitabilmente ad adattarsi alle sue nuove esigenze di rappresentazione della condizione umana, raggiunge con Guernica toni addiri tura patetici, di puro pathos.

Dalla politica all’uomo, così l’artivismo diventa universale.

 

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