l'arte come non l'hai mai vissuta
CARRELLO
Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Il disgustoso e lo spettacolare come strumenti di analisi. L’emancipazione femminile secondo Helen Chadwick

Helen Chadwick - Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 - Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini
Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Fino al primo marzo 2026, il Museo Novecento di Firenze ospita Helen Chadwick: Life Pleasures, ampia retrospettiva che ripercorre l’articolata vicenda creativa dell’artista britannica (1953–1996), curata da un trio di eccellenti professionisti: Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith.

La mostra è stata realizzata grazie alla sinergia virtuosa di tre spazi legati all’arte contemporanea: il museo fiorentino, il The Hepworth Wakefield, dove è già stata esposta, e la Kunsthaus Graz, dove sarà visibile dal 21 marzo al 20 settembre 2026. L’esposizione proposta è la prima mostra antologica sull’artista di tale portata da oltre venticinque anni, e può contare su prestigiosi prestiti da una varietà di importanti musei e gallerie – tra gli altri, il Victoria & Albert Museum, la Richard Saltoun Gallery e lo York Museum Trust. Le opere esposte abbracciano l’intera esperienza artistica di Chadwick – dagli esordi negli anni Settanta fino agli ultimi lavori degli anni Novanta – in un’ottica di recupero del prezioso e dirompente lavoro dell’artista, restituendole in questo modo rilevanza nel panorama internazionale.

Helen Chadwick: Life Pleasures manifesta chiaramente l’attitudine giocosa e scanzonata dell’artista, sempre accompagnata dalla sua profonda serietà e coscienza rispetto ai temi che trattava legati al femminile, spesso in relazione alla società, alla mutevolezza del sé e al desiderio. È nota la sua adesione al movimento femminista e alla sua risoluta logica di emancipazione: la sua sensibilità artistica e animo dinamico l’hanno resa un’interprete perfetta per rendere evidente il ruolo subalterno della donna e interrogarsi sulla soggettività femminile all’interno di una società profondamente maschile e maschilista, sottolineando la necessità di rivedere il limite del ruolo della donna e ampliarlo in più ambiti, in particolare quello familiare, sociale e sessuale.

Queste importanti istanze sono espresse con una grande varietà di mezzi: fotografia, istallazione, scultura e molto altro. Ai mezzi più tradizionali l’artista ne avvicina altri più bizzarri, come lingue di agnelli, pellicce, capelli e urina. La tendenza alla sperimentazione estrema ha accompagnato l’artista durante tutto il suo percorso creativo. Grazie a questa attitudine, Chadwick riesce ad ampliare i confini di ciò che poteva ottenere la dignità dell’opera d’arte, influenzando in questo modo le future generazioni di artisti – in particolare il gruppo degli Young British Artist –spingendoli a una ulteriore re-definizione di cosa poteva essere considerato arte. Nonostante le sue numerose provocazioni, lo strumento più trasgressivo che l’artista utilizzò era il suo stesso corpo. Questo compare nei primi lavori degli anni Settanta e sarà visibile per gran parte della sua produzione, fino a essere sostituito, dalla fine degli anni Ottanta, con resti e “scarti” di animali. La presenza del corpo nudo nelle opere era una decisione talmente divisiva da riscuotere delle critiche anche da fazioni di femministe radicali, che accusavano l’artista di mettersi in mostra e oggettificare inutilmente sé stessa. Tuttavia per Chadwick il corpo era uno strumento essenziale: un veicolo necessario per comunicare le sue intuizioni.

Helen Chadwick - Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 - Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini
Helen Chadwick – Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 – Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini

Helen Chadwick: Life Pleasures si sviluppa in quattro sale dedicate ad altrettanti temi fondamentali della pratica dell’artista: uno ad uno, questi microcosmi concettuali offrono al visitatore la possibilità di entrare in contatto con la poetica dell’artista. Il primo ambiente è dedicato alle origini culturali di Chadwick legate in particolare alla cultura greca e mediterranea che sua madre, nata in Grecia, le aveva tramandato. Queste alimentano le opere esposte con particolare efficacia, una in particolare risalta tra tutte: le dodici immagini dell’artista che compongono The Oval Court (1984-6), opera memorabile che le valse la nomina al prestigioso Turner Prize nel 1987, accolgono il visitatore con il loro profondo blu e innumerevoli riferimenti alla cultura classica: dalle spighe legate a Cerere alla vicinanza di un corpo femminile e un cigno – alter ego di Zeus – dalla “Helen bifronte”, come Giano, all’artista che si finge baccante divorando un grappolo d’uva, il visitatore è immerso in un intenso carosello ellenico. Attraverso questa importante opera, l’artista apriva nuovi territori per il desiderio e per la sua rappresentazione nella dimensione fisica e reale: il corpo è il mezzo per sentire e per fare esperienza, Chadwick lo ricorda con forza.

Le opere dell’artista vengono spesso descritte come bellissime e disgustose, la seconda sala, dedicata alla carne e lo scarto, ne è la prova. Trovarsi davanti a Glossolalia (1993) può provocare una sensazione di morbidezza: il grande fiore che ci appare davanti suggerisce un’immagine esotica e ricercata. Eppure, studiando meglio l’opera e la sua storia si giunge a un sentire differente: la corolla dell’imponente bocciolo è composta di pellicce, scarti dell’industria della moda che Chadwick ha raccolto e utilizzato, il pistillo è invece una scultura in bronzo creata a partire da calchi di lingue di agnello. Da affascinante, l’opera diventa sconcertante. Tramite l’avvicinamento di estremi – disgustoso e perturbante, crescita e decadimento – l’artista ritrae con particolare franchezza e incisività lo stato di cambiamento perpetuo che caratterizza la vita, umana e animale.

Il “dissacrante” caratterizza le opere esposte nella terza sala – qualità che viene percepita con ancora più energia data la decisione dei curatori di posizionare queste creazioni nello spazio che anticamente era adibito a cappella. Subito ci accolgono i Piss Flowers (1991-2), famosa e irriverente opera dell’artista realizzata in collaborazione con il marito David Notarius. Sopra l’altare invece appare l’autoritratto Ruin (1986) dove Chadwick si mostra ma nega il suo sguardo allo spettatore: lascia che il teschio che tiene con la mano destra ci osservi, invitando a una riflessione sulla vita e il suo contrario.

Helen Chadwick - Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 - Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini
Helen Chadwick – Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 – Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini

La mostra si conclude con l’inizio della carriera dell’artista. Nell’ultima sala infatti vengono esposte opere legate alle “origini artistiche” di Chadwick, i suoi primi passi nell’ambiente artistico britannico all’epoca degli studi. Le opere esposte dimostrano la necessità dell’artista, da una parte, di interrogarsi su sé stessa – cosa voleva dire essere Helen Chadwick in quel momento della sua vita? – e, dall’altra, di descrivere criticamente il ruolo della donna nella società contemporanea. Il primo interrogativo prende forma con The Labours (1983-4), serie che prevedeva la creazione di sculture e fotografie. Di particolare rilevanza all’interno del progetto è Ego Geometria Sum (1983), in cui solidi geometrici in legno mostrano dipinti sulla loro superficie i ricordi e le immagini degli oggetti che hanno avuto un ruolo importante nell’infanzia dell’artista: la sua culla, una tenda, un piccolo piano, una barca. In forme da ritenere “sicure” e “credibili” per la loro qualità matematica l’artista infonde la dolcezza e la flessibilità del ricordo.

Questa opera dal grande valore introspettivo permette all’artista di mettere sotto esame la mutabilità del suo io nel suo corpo. Il carattere assolutamente pionieristico di In the Kitchen (1977) non può che spingere lo spettatore a provare un senso di rispetto per la risolutezza delle battaglie femministe di Helen Chadwick. Nelle fotografie che compongono questa serie, l’artista si “riveste” di elettrodomestici legati al lavoro della donna in casa – un fornello, una lavatrice, un forno. Queste strutture ingombranti le impediscono di muoversi liberamente: con l’ironia che l’ha sempre caratterizza, e che da qui diventava un suo marchio, l’artista rende palese la difficolta della donna a emergere in una società che la relega in casa e la costringe in ruoli prestabiliti. Ma grazie a Chadwick, questi luoghi e oggetti diventano simboli della sua liberazione.


Helen Chadwick – Life Pleasures
a cura di Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith
25 novembre 2025 – 1° marzo 2026
Museo Novecento, Firenze

www.museonovecento.it
@museonovecento


Immagine di copertina: Helen Chadwick – Life Pleasures, Installation Views, Firenze, 2025 – Courtesy Museo Novecento, 2025. Ph. Elisa Norcini


Abbonati qui ad ArteiN per poter accedere ai contenuti esclusivi!

Articoli correlati
Scopri i nostri autori

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.