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Vincenzo Bordoni

Un’immersione percettiva totale senza barriere

“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Ho visto render realistici quanto il più becero video di benchmark. Ho visto performance tra il teatro e la proiezione, di artisti che utilizzavano, male, powerpoint. Ho visto videoarte, le cui transizioni base di after effects davano quella profonda percezione da “matrimonio di mio zio”. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di evolversi. Una mezza citazione di uno dei più grandi film di fantascienza, che anticipava tutte le immense tematiche morali ed etiche, il primordiale concetto del “cosa fa, di un essere umano, un essere umano?”: il ricordo? I sentimenti? Chi siamo noi per giudicare una percezione? Forse proprio il bisogno della creazione (vedere Covenant). Genio puro, ma parliamo di Ridley Scott.

Tornando a noi, ho visto cose che voi umani, ma siamo seri, non potete realmente immaginare… Conscio del fatto che in tutti quei casi c’era una volontà artistica di sfruttare la tecnologia a proprio vantaggio, coadiuvandola con la propria espressione, inserendola in un processo di creazione potenzialmente logico.

Il principale problema? Zero conoscenza del linguaggio utilizzato, installazioni vecchie per persone vecchie dentro, con una imbalsamata e vecchia concezione non solamente dell’arte, ma dei cambiamenti nel mondo al di fuori della loro bolla sociale. Vecchio. Passato. Io li chiamo “zombiestetic”, barcollano in giro, in gruppo, cercando di entrarti nel cervello, senza saper d’esser trapassati. La conoscenza della tecnologia e la capacità di implementarla nella propria espressione artistica sono i due punti cardini, fondamentali, per qualsiasi realizzazione artistica, di qualsiasi momento storico. La ricerca artistica è sempre stata legata a doppio filo con quella tecnologica: pensate anche solo ai colori a olio, come sono cambiati profondamente dal 1600 ad oggi.

E non parlatemi di casualità nell’arte: io adoro analizzare la percentuale di “scelta di casualità nella creazione artistica”, soprattutto nei vari momenti storici: partendo dal suo essere ripudiata, quella volontà del totale controllo, passando per il controllo dell’espressività del colore e non più della forma, toccando la casualità del gesto, fino ad arrivare alla Glitch Art.

Coscienza della casualità? Incoscienza della casualità? Causalità del casuale? È la scelta dell’artista a disegnarne i confini, e la poca conoscenza darebbe comunque un risultato falsato sulla coscienza dell’utilizzo della stessa. Molti sono rimasti ormai indietro, e non parlo solo di NFT, ma di concezione della potenzialità dei nuovi mezzi tecnologici. Tecnologia, futuro ed arte. Del futuro dell’arte, ma cosa è il futuro? Quando si parla di futuro dell’implementazione tecnologica nell’arte, stiamo parlando della possibilità di percezione dell’opera, quindi del futuro dell’estetica. E il futuro dell’estetica, è fluido!

È l’avere il controllo totale e la scelta dell’immersività che vuoi dare, che vuoi far percepire a chi esperisce la tua opera d’arte. Senza barriere date da canoni estetici ormai trapassati, rispetto ai compartimenti stagni dove, per convenienza prima ancora che per convinzione, tendiamo a imprigionarli. Noi saremo i demolitori di muri, con l’immersione percettiva totale. Siamo già dentro all’immersività, e questa immersività è ancora in fase embrionale, qualche piccola prova, qualche esempio scarno, utili solo per far parlare due minuti di sé su qualche rivista online, la maggior parte delle volte utilizzata solo come “ludus”.

No, non dovrà essere solo ludica, non solo quei giochini quando andate a vedere le esposizioni, belli eh, bellissimi i giochini, ma se esci da un’esposizione e ti ricordi solo quel giochino, forse c’è qualcosa di strano. La conoscenza delle nuove tecnologie non solo può aprire lo spettro di potenzialità creative, ma può darti diversi strati di percezione. Realtà aumentate? Certo, ma a servizio della “realtà”. Virtual reality? Certo, ma cosciente del fatto che è il “totale” a dare l’incoscienza coscienza della vita in un nuovo universo del reale. Intelligenze artificiali? Certo, ma che permettano l’immersività dell’essere umano proiettando, lui, in una nuova dimensione dell’esistenza, che possa specchiare l’interno del suo essere, e non solo la meraviglia per aver visto un “robot che parla”: wow, carino eh, ma tra un anno sarà già obsoleto e pronto per la differenziata.

Commistione. Ricerca. Coscienza. Ragazzi cazzo, la coscienza. Perché se è vero, come io penso, che “la bellezza salverà il mondo”, allora lasciamola esprimere al meglio, lasciamo che la tecnologia sia completamente implementata al suo interno, e lasciamo che prenda qualsiasi forma essa abbia bisogno, per esprimersi. In qualunque recipiente. Estetica Fluida.

 

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