L’itinerario, tracciato nella bella mostra organizzata nel Castello di Novara da METS Percorsi d’Arte, conduce il visitatore dagli anni Venti dell’Ottocento di Migliara, al primo decennio del Novecento di Segantini e Pellizza da Volpedo.
Prima tappa: l’interpretazione del paesaggio ideale della tradizione classica, visto come perfetto equilibrio tra natura e uomo. Si parte con l’indagine topografica del territorio nello spirito post-illuminista del bergamasco Marco Gozzi, chiamato a dipingere dal vero, prima dal governo napoleonico e confermato poi da quello austriaco, vedute significative dello sviluppo industriale del territorio lombardo. Seguono le opere del suo discepolo Giuseppe Bisi – che nel 1838 occupò la prima cattedra di Pittura del paesaggio all’Accademia di Brera, cattedra tanto richiesta da Gozzi – e le suggestioni romantiche della natura come stato d’animo di maestri quali Giovanni Migliara, Giuseppe Canella, Massimo d’Azeglio e il Piccio, il cui caratteristico “non finito” lo fece anticipatore della scapigliatura.
Altro scenario: il tema delle influenze straniere, soprattutto tedesche e francesi, Rousseau, Lange e soprattutto Calame che, presso la sua prestigiosa scuola ginevrina, attirava la maggior parte dei giovani pittori paesaggisti: incontri, amicizie, sodalizi che si rafforzeranno successivamente ai tavolini del Cafè du Bourg, luogo privilegiato anche da Ernesto Bertea, da Gustave Castan e da Fontanesi, che saranno fondamentali per le successive esperienze d’ambito realista, quelle oggi note con i nomi delle località dove gli artisti si riunirono a dipingere: Rivara, nel canavese, ospitati da Carlo Pittara; e Carcare, in provincia di Savona, dove i ‘liguri’ de Avendaño, de Andrade e Rayper diedero vita alla ‘Scuola dei Grigi’.
Lo spostamento verso il linguaggio impressionistico avviene attorno agli anni Settanta del secolo, ed è ben rappresentato nella sezione successiva. L’artefice è Filippo Carcano che aprirà la via ad artisti come Eugenio Gignous, Leonardo Bazzaro, Achille Befani Formis, Pompeo Mariani, Giorgio Belloni, Francesco Filippini, Lorenzo Delleani e altri, i cui lavori documentarono la vita, le abitudini e i costumi della gente che abitava quei “paesaggi” o li frequentava come mete turistiche. I paesaggi urbani sono invece raccontati dagli scorci dipinti da Mosè Bianchi e da Emilio Gola.
La mostra si conclude con le opere di autori che hanno operato in ambito divisionista come Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni, Carlo Fornara, per i quali il paesaggio diventerà soggetto privilegiato non solo di sperimentazione linguistica, ma anche luogo ideale per qualche incursione nel clima simbolista.
Mostra molto bella ed esaustiva – aperta fino al 6 aprile 2025. Consiglio assolutamente una visita, per attraversare e approfondire una delle evoluzioni pittoriche del XIX Secolo.
Immagine di copertina – Giovanni Segantini, Mezzogiorno sulle Alpi, olio su tela
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