La storia della camera oscura risale alla notte dei tempi, ne fa cenno Aristotele nel IV secolo a.c., poi l’arabo Alhazen nell’XI secolo, Leonardo da Vinci nel 1515 descrisse, nel Codice Atlantico, un procedimento per disegnare edifici e paesaggi dal vero che comportava la creazione di una camera oscura nella quale veniva praticato un unico foro su una parete sul quale veniva posta una lente regolabile. Sulla parete opposta si proiettava, così, un’immagine fedele e capovolta del paesaggio esterno di cui veniva fatta copia in un foglio di carta.
Il magico strumento venne, poi, utilizzato dagli artisti del Rinascimento proprio per proiettare il mondo esterno in una superficie che avrebbe consentito all’autore di dipingere con quella precisione “fotografica” l’uomo e la prospettiva, che costituiscono la novità rivoluzionaria nel secolo dell’Umanesimo. Nel 1700, la camera oscura viene utilizzata da Bellotto e Canaletto per fissare quei paesaggi che li hanno resi celebri.
Anche la camera oscura di Vera Lutter, utilizzata per l’esplorazione della luce e di cui è testimonianza la mostra Spectacular al museo MAST di Bologna (11.10.2024 – 06.01.2025 a cura di Francesco Zanot), ora come allora, è rimasta la “scatola magica” che riporta sulle pareti le immagini del mondo esterno.
È il mondo esterno della contemporaneità. È quello dell’industria, del lavoro e delle grandi infrastrutture. È il contesto ove si colloca l’uomo contemporaneo.
Così come la pittura rinascimentale racconta di una rivoluzione che porta al centro dell’arte non più il soggetto sacro, ma l’uomo e l’ambiente, così la fotografia di Vera Lutter ci propone, con la forza monumentale delle sue immagini, i luoghi della complessità dell’uomo del XXI secolo.
L’artista tedesca, formatasi come scultrice e trasferitasi a New York, utilizza grandi camere oscure delle dimensioni di un’intera stanza, che vengono costruite appositamente ogni volta e allestite di fronte ai soggetti ripresi. I tempi di posa sono estremamente prolungati e possono durare da alcune ore fino a giorni interi, arrivando anche a settimane o mesi. La camera oscura è un ambiente abitato dall’artista, una sorta di caverna in cui si formano queste grandi stampe, dei pezzi unici, ottenute dall’impressione prodotta sulla carta sensibile “in negativo”.
La durata dell’esposizione produce un particolare effetto sull’immagine e racconta lo scorrere del tempo. Così accade per le immagini riprese dalla stanza di New York, situata nel vecchio edificio di Garment District, per quelle della miniera a cielo aperto di Rheinbraun in Germania, la fabbrica della Pepsi-Cola a Long Island, lo Zeppelin, aeroporti e cantieri negli Stati Uniti.
I titoli delle opere danno conto dell’estensione dell’esposizione: per realizzare Zeppelin e Friedrichshafen V: August 23-27, 1999, ad esempio, sono stati necessari 4 giorni durante i quali il dirigibile è stato trasportato dentro e fuori dall’hangar. Siamo in presenza di una fissità spettrale.
L’occhio di Vera Lutter è, quindi, “inquieto”, fisso e mobile al tempo stesso, contemplativo e fuggente come il pensiero del tempo che viviamo, un tempo che questa fotografia racconta fedelmente grazie a quella camera oscura che, anche in passato, ha magicamente aiutato a trasportare il mondo su una parete.
Immagine di copertina -Radio Telescope, Effelsberg, XII, September 9, 2013, Courtesy of the artist, © Vera Lutter by SIAE 2024
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