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La vita che rinasce. Itinerario nella grande bellezza di Napoli 

Ipogeo dei Cristallini, © Archivio dell’arte, Luciano e Marco Pedicini
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Ci sono città che quando si visitano rimangono ‘altro’ da noi e città invece che ci avvolgono completamente. Si è come rapiti da una danza ‘mistica e sensuale’, inglobati in un mondo che ti fa vedere, con il ‘suo’ sguardo, una prospettiva nuova, che dà un altro senso alle cose. Napoli è tutto questo e forse anche di più. Non si può dire di conoscere questa città se si rimane distante da lei, come estraneo. Bisogna viverla in modo viscerale, scoprirne i suoi angoli nascosti, respirare i suoi luoghi, entrare dentro di lei, profondamente, nei suoi quartieri popolari e dialogare con essi; poiché è dal popolo di Napoli che inizia la meraviglia. L’autenticità è tra i vicoli rumorosi di Spaccanapoli, tra le botteghe e i tesori nascosti del Rione Sanità, tra l’amicizia dei maestri del presepe di San Gregorio Armeno. Chi si ‘mischia’ a Napoli, si emoziona e stupisce.

Il nostro itinerario inizia dal suo cuore pulsante, il centro storico; e in particolare da un quartiere che per anni è stato evitato da tutti (napoletani compresi) come la peste: Il rione Sanità.

Si tratta di un quartiere che meglio di chiunque altro sa raccontare la forza di rinascita di una città e la sua identità più autentica. Rinascita sostenuta dalla forza mistica e ‘rock in roll’ di Padre Loffredo che ha creduto in questa comunità e ha puntato tutto il suo lavoro di guida nella crescita di un senso di collettività e di appartenenza al rione. Oggi sono numerosissime le cooperative e associazioni no profit che collaborano alla rinascita di questo quartiere, gestendo alcuni dei monumenti più importanti, tra cui le catacombe di San Gennaro e quelle di San Gaudioso.

Oggi la Sanità è un autentico spettacolo, e tra i suoi vicoli fragranti – e non solo per l’odore dei ‘fiocchi di neve’ del maestro pasticcere Ciro Poppella, che ha qui la sua pasticceria – non si può non emozionarsi davanti allo spettacolo dell’Ipogeo dei Cristallini, un vero tesoro sottoterra, una testimonianza unica di pittura e architettura ellenistica di 2300 anni fa. 

Ipogeo dei Cristallini © Archivio dell’arte, Luciano e Marco Pedicini
Ipogeo dei Cristallini © Archivio dell’arte, Luciano e Marco Pedicini

Scoperto dal Barone Di Donato nei seminterrati del suo palazzo nobile sito a Via dei Cristallini 133, questo luogo è stato riportato alla vita grazie alla sensibilità unica della famiglia CaliseMartuscelli, in particolare per la visione, dedita alla bellezza della sua gentil donna: Alessandra.

Nelle quattro tombe arrivate fino a noi, la tomba C è un tesoro a sé stante. La chiamano ‘Medusa Beauty’ ed è il volto di una delle donne più famose della mitologia Greca che qui, come uscita da una sessione di make-up, decora una delle tombe più ricche e preziose del sito archeologico. Visitato come primo sito artistico su Napoli dalla Direttrice Generale dell’UNESCO Audrey Azoulay, questo luogo è pura magia. 

A due passi dall’Ipogeo vi è un altro tesoro nascosto, in uno scrigno sito al 138 di Via dei Cristallini: CASA D’ANNA. All’ultimo piano di un antico palazzo nobile, scalino dopo scalino, si arriva in cima e allora, si apre un portone davanti ai propri occhi: è l’ingresso verso un mondo di raffinatezza colta che non cerca di stupire con luci effimere con l’eleganza autentica che solo una nobiltà d’animo porta a saper vivere e raccontare. Questa maison d’hotês è un vero tesoro per i viaggiatori che sanno ascoltare oltre che vedere. Si sente ogni dettaglio che parla e ci racconta una storia. Ognuna delle cinque suite ha un particolare prezioso che la rende unica. La raccolta d’arte è quella di un collezionista capriccioso che abbina per vezzo e diletto. La terrazza, dove si serve una deliziosa colazione, è quella del decoratore di ritorno da un gran tour che unisce statue greche a teste di moro e maioliche multicolore.

©CASA D'ANNA ai Cristallini
©CASA D’ANNA ai Cristallini

Appena usciti da via dei Cristallini, una visita attenta merita il museo di Jago (Piazzetta Crociferi 4); spazio d’arte gestito da un’altra cooperativa sociale voluta da Don Loffredo. Questo artista autodidatta, di origini laziali, ha scelto Napoli come sua città elettiva. In questo luogo di culto, le opere cambiano ciclicamente, mettendo in mostra le sue espressioni di marmo, dentro una chiesa ancora consacrata. Così, davanti a una statua di Aiace e Cassandra in formato extra large, si canta ancora oggi la messa.

I tesori della Sanità non finiscono. Appena superato il celebre Palazzo dello Spagnolo, uno dei palazzi che più chiaramente mostrano l’origine nobile di questo quartiere (Via Vergini 19), un altro atelier d’artista ci offre una nuova visione. Lo studio di Christian Leperino, classe 1979, si trova negli spazi della chiesa della Misericordiella, di cui, l’artista in prima persona, ha seguito la riqualificazione, che ha coinvolto anche le riscoperte catacombe.

Appena usciti da questo tripudio di ‘Sane’ scoperte, sorge uno dei più importanti scrigni museali d’ Italia: il museo Archeologico di Napoli. Il Toro Farnese, la testa di cavallo di Donatello e il gabinetto segreto, sono solo alcune delle opere più preziose custodite all’interno di questo luogo straordinario. Si esce dal museo e si corre di nuovo sotto terra. Questa volta però, direzione metropolitana. 

Se vivere Napoli vuol dire mischiarsi alla sua gente, per spostarsi verso la piazza più famosa della città – Piazza del Plebiscito – si usa la metro e si ha un’altra rivelazione. La stazione più bella d’Italia, ispirata al mare di Napoli è proprio quella via Toledo; da questa fermata, il giro continua, così come le ‘Amorose visioni’.

© Marco Ferrigno

Forse troppi sono i luoghi da visitare. Oltre agli iconici quattro: Palazzo Reale, Galleria Umberto I, Teatro San Carlo e antico Caffè Gambrinus, ci sono ancora almeno un paio di luoghi da scoprire prima di lasciare la città. Il chiostro maiolicato del monastero di Santa Chiara, facente parte di un complesso monastico del 1300, deve il suo aspetto attuale all’architetto Vaccaro, che tra il 1739 e il 1742 ne ridisegnò l’intera pianta, a due viali intersecanti. Questi, incrociandosi, dividono il giardino in quattro settori.  I pilastri presenti sono il vero spettacolo: riccamente decorati con festoni vegetali dipinti d’ocra, di celeste vivo, di rosa chiaro e di blu lapis. Sono collegati tra di loro da sedili sui quali, con la stessa tecnica, sono rappresentate scene di vita quotidiana dell’epoca. Le pareti dei quattro lati del chiostro, sono invece coperte da affreschi seicenteschi, pura meraviglia.

Al numero 8 di Via San Gregorio Armeno, dal 1836 si crea con le mani, rendendo l’arte del presepe napoletano, un patrimonio conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.  Carmine, Salvatore, poi Giuseppe e oggi Marco Ferrigno. Quattro generazioni di uomini che hanno tramandato, da padre in figlio, una storia fatta di passione e amore per la propria città. 

Ispirandosi all’antica arte dei maestri del Settecento, ogni creazione presepiale di questa bottega è pura arte; dietro ogni statuina, infiniti dettagli creati interamente a mano. Dalla modellazione in terracotta all’applicazione degli arti in legno, agli occhi di cristallo, fino agli abiti cuciti con le pregiate sete di San Leucio; ogni cosa segue la mano dell’artigiano che la compone. Ma il presepe di San Gregorio Armeno è molto di più: “È pura cultura Napoletana”. Lo racconta il figlio di Marco Ferrigno, Giuseppe, che ha portato l’arte del padre sul web e i social media, svelando ogni giorno aneddoti significati dei personaggi del presepe e raccontando storie fatte di miti e tradizioni popolari d’Italia. 

Sono le opere d’arte a ricordarci che la Bellezza esiste e quando non è la natura a donarcela, è il lavoro dell’uomo. Benvenuti a Napoli! 


Immagine di copertina: Ipogeo dei Cristallini © Archivio dell’arte, Luciano e Marco Pedicini


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