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Parla Marco Meneguzzo. “Valerio Adami, cronista culturale custode della memoria”

Foto Gabriele Leonardi. Courtesy Archivio Valerio Adami
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Marco Meneguzzo, critico d’arte e curatore della mostra antologica su Valerio Adami a Palazzo Reale a Milano, non ha dubbi: “Adami è senz’altro oggi un guardiano e custode della memoria in quanto ha registrato pittoricamente personaggi, eventi, situazioni dell’attualità dei decenni passati e mentre li dipingeva erano presente, oggi sembrano dimenticati, soprattutto perché oggi quasi tutti viviamo in una specie di eterno presente digitale effimero. Ecco che oggi Adami diventa un prezioso custode della memoria”. Così il curatore della recente esposizione plenaria dell’opera (dal 1957 al 2023 le date coperte dalle opere esposte) e soprattutto del pensiero dell’artista bolognese nato quasi novant’anni fa, tutt’oggi pensante, operante e attento alle modificazioni del presente, che viene dal passato e immagina il futuro.


Dunque, possiamo a buon diritto considerare Adami una sorta di metafora vivente, in arte, della custodia della memoria, alla luce soprattutto di questa bella mostra memoriale

Si, anche se ora che vediamo le opere di Adami a distanza di oltre 60 anni, quasi 70 addirittura, le vediamo certamente in un altro modo rispetto a quando erano state realizzate, ma la fortuna dell’opera è che il principio vale lo stesso. L’opera ha la capacità di superare le intenzioni del tempo, non riguarda la storia immediata, le opere di Adami poi hanno sempre a che fare con un riferimento alla cultura occidentale europea. È pittore intellettuale cosmopolita, che conosce autori, musicisti, scrittori, abbraccia tutta la cultura del suo tempo, non solo quella visiva.

La propensione alla narrazione, che oltrepassa la pittura, oppure la sottende, la si nota anche nelle stesse didascalie, o titoli delle opere, che sembrano quasi opere a sé stanti

Si, certo, per esempio ‘Sigmund Freud in viaggio verso Londra’. È già narrazione, è effettivamente una ricerca sul perché siamo arrivati a questo punto, perché siamo quel che siamo. Ecco le narrazioni sul passato riguardano spesso personaggi, miti, simboli che poi si mescolano nelle storie di Adami.

Dalla fine degli anni Sessanta Adami precisa la sua identità artistica, concentrandosi su una maniera, la sua, inconfondibile oggi, che sembra pop, ma non lo è, e poi il segno e il disegno diventano, progetti narrativi…

Adami è un artista che nel Cinquecento avrebbe scelto i fiorentini, non i veneziani, cioè avrebbe scelto il segno, non il colore, perché il segno è la prima manifestazione dell’idea, del pensiero. Lui nel disegno traccia esattamente il quadro come sarà, i disegni insomma sono già il quadro. Un disegno è già l’opera. perciò è artista intellettuale. Il disegno è una matrice intellettuale dell’opera. Poi, la questione del pop, certo, a partire dalle esperienze americane, newyorchesi, dalla fine degli anni Sessanta, i primi Settanta, è forte l’influenza pop, anche se è questa è una convenzione comoda da utilizzare…

02 Installation view ‘Valerio Adami. Pittore di Idee’, 2024, Palazzo Reale Milano, ph Gabriele Leonardi. Courtesy Archivio Valerio Adami
Installation view ‘Valerio Adami. Pittore di Idee’, 2024, Palazzo Reale Milano, ph Gabriele Leonardi. Courtesy Archivio Valerio Adami

Però, inevitabile 

Si certo, inevitabile. Comunque, dagli anni 70 succede qualcosa, lui si chiede chi siamo, perché siamo fatti così. E le risposte le va a cercare nei grandi padri costituenti delle culture occidentali, appunto.

E diviene guardiano, o custode della memoria. Ma nella produzione artistica contemporanea, al di là di Adami, si riscontra la tendenza di un ritorno al passato, per così dire?

A partire da Adami, quando si diventa custodi della memoria vuol dire che si ha la paura che la memoria si estingua. Anche Basquiat adesso lo vediamo come un custode della memoria, quando per esempio metteva assieme Ulisse e Batman, e poi c’è un altro tipo di memoria. Per esempio, le biennali che recuperano i miti afroamericani, indigeni, aborigeni, anche questo è un recupero della memoria, che rischia di diventare antropologia, se non folklore in molti casi…

Pienamente d’accordo

Però anche quella è memoria, è costruzione della memoria. Certo, bisogna avere occhio attento e mente attenta, tuttavia, e chiedersi: ma sarà stato veramente così?

E gli artisti che sono stati famosi e poi sono dimenticati? Come mai? 

Questa è una condizione insita nel collezionismo, che spesso è il frutto di una specie di insicurezza personale e umana, collegata alla nostalgia di più che alla memoria: la voglia di riscoprire artisti che quando facevano arte pensavano che sarebbe durata.

Qualche nome?

Bè, agli inizi degli anni 2000, c’era stata la riscoperta di un certo tipo di astrazione, tipo l’arte cinetica, l’arte programmata, poi la riscoperta della pop art, poi c’è stato il ritorno al figurativo, poi un vago ritorno all’aspetto ideologico degli anni Settanta, ma solo come citazione. Tra un pochino i famigerati anni ‘80 risalteranno fuori. È una cosa ciclica per certi versi.

Forse anche per esaurimento scorte…

Forse anche quello, anche se noi abbiamo serbatoi enormi, se tornerà di moda l’informale noi italiani siamo in prima fila. Abbiamo informale meraviglioso, che oggi non gode di buona stampa. Poi c’è stato anche il recupero di un certo femminismo, e il post colonialismo con l’autodafé che l’occidente sta compiendo su sé stesso. Sono cicli: autori che non si erano considerati risorgono e altri che erano famosi si dimenticano. È sempre successo solo che oggi i cicli durano molto di meno, hanno frequenze temporali molto più rapide”.


Valerio Adami. Pittore di Idee
A cura di Marco Meneguzzo
17 luglio 2024 – 22 settembre 2024
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12 Milano

www.archiviovalerioadami.it | @archivio_valerioadami
www.palazzorealemilano.it | @palazzorealemilano

Immagine di copertina: Valerio Adami e Marco Meneguzzo, foto Gabriele Leonardi. Courtesy Archivio Valerio Adami


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