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Luca Tommasi

“Caro Mario (…) Non c’è niente che non ha riparo. “Mentre che la speranza ha fior del verde”. Tuo talento resta, tua pittura resta, per tutto l’altro c’è rimedio”.

In questa accorata lettera del 1962 conservata nell’archivio di Maurizio Calvesi, il gallerista Michael Sonnabend, secondo marito di quella Ileana che in prime nozze aveva sposato Leo Castelli, manifesta la speranza citando il canto terzo del Purgatorio di Dante che Mario Schifano non voglia interrompere il rapporto di collaborazione con la galleria evidenziando come l’appena ventottenne pittore romano disponesse già di una personalità magnetica, attrattiva, ma allo stesso tempo tormentata. Il programma della neonata galleria parigina dei Sonnabend prevedeva una personale di Mario Schifano da tenersi subito dopo quelle di Robert Rauschenberg e Jasper Johns.

 

“Mario Schifano ha sempre riscosso una vasta eco presso un pubblico ben più largo di quello che normalmente frequentava il milieu artistico”.

 

Finì che la mostra fu tenuta con grave ritardo nel 1963 a rapporti definitivamente compromessi fra i galleristi e l’artista, che infatti non partecipò nemmeno al vernissage parigino. Questo è solo uno dei tanti aneddoti che aleggiano attorno alla figura di Mario Schifano, artista tra i più desiderati e apprezzati della sua generazione, che negli anni Sessanta teneva in scacco galleristi e collezionisti, mieteva amori sulle due sponde dell’Atlantico (tra i più famosi, gli amori con Anita Pallenberg e Marianne Faithfull) e incarnava i canoni dell’artista maledetto.

 

Mario Schifano
“Mario Schifano: il nuovo immaginario. 1960-1990”, veduta d’installazione.

 

Poliedrico come pochi, nel 1967 aveva prima costituito una band musicale dal titolo “Le Stelle di Mario Schifano” che si esibì al famoso Piper di Roma e che pubblicò un LP dal titolo “Dedicato a”. Si cimentò anche con la macchina da presa culminando con la realizzazione del lungometraggio “Umano non Umano” a cui parteciparono tra gli altri Carmelo Bene, Anita Pallenberg, Alberto Moravia, Franco Angeli.

Ma le luci delle stelle si alternavano al buio delle droghe e delle carcerazioni per possesso di stupefacenti che da metà degli anni Sessanta caratterizzarono la sua vicenda umana. Nel 1975, a seguito di un arresto, dovette persino subire un periodo di restrizione al manicomio di S. Maria della Pietà per evitare il carcere. Nel 1997, a pochi mesi dalla morte, la Corte d’appello di Roma riabilitò tuttavia l’artista cancellandogli le precedenti condanne.

La vicenda umana di Mario Schifano si è fusa indissolubilmente con la sua esperienza artistica, in parte condizionandola, tramutandolo in un personaggio letterario, cinematografico, quasi mitologico.

 

“Mario Schifano: il nuovo immaginario. 1960-1990”, veduta d’installazione.

 

Mario Schifano è stato l’artista “pop” per eccellenza dove per pop mi riferisco non tanto e non solo alla sua vicinanza ai presupposti di quel movimento, ma nel senso di artista veramente “popolare”, perché Mario Schifano ha sempre riscosso una vasta eco presso un pubblico ben più largo di quello che normalmente frequentava il milieu artistico, favorendo un’ampia diffusione delle proprie opere in diversi strati sociali.

La sua ricca iconografia, caratterizzata dai Monocromi, dalle Coca Cola, dalle Esso, dai Paesaggi Anemici, fino alle Palme, agli Acerbi o ai Gigli d’acqua è entrata prepotentemente nell’immaginario socioculturale italiano, bypassando quelle fumose cortine intellettuali con cui una generazione di critici ha ammantato molta arte contemporanea del secondo dopoguerra.

Intesa Sanpaolo ha aperto al pubblico dal 2 giugno al 29 ottobre 2023, alle Gallerie d’Italia a Napoli, la mostra “Mario Schifano: il nuovo immaginario. 1960-1990”, a cura di Luca Massimo Barbero, con oltre cinquanta lavori della produzione dell’artista dagli anni Sessanta agli anni Novanta, provenienti perlopiù dalla Collezione di Intesa Sanpaolo, ma anche da importanti istituzioni culturali come il Museo del Novecento di Milano e la Galleria d’Arte Moderna Cà Pesaro di Venezia, oltre che da gallerie d’arte e collezioni private nazionali e internazionali, con la collaborazione dell’Archivio Mario Schifano.

 

Mario Schifano, Il vento era il fiato che usciva dagli alberi, composto e salubre, 1965, Collezione Intesa Sanpaolo, © Archivio Mario Schifano

 

La mostra è ben allestita e si apre con le sue celeberrime tele monocromatiche degli inizi degli anni Sessanta, alcune delle quali provenienti dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte del patrimonio artistico del Gruppo Intesa Sanpaolo, per la prima volta riunite in questa importante occasione.

Si procede con le opere realizzate sul tema delle insegne e della propaganda con tele dedicate alla Esso, alla Coca Cola e ai segnali urbani, per approdare al ciclo dei paesaggi italiani come “Ultimo autunno” del 1964. Concludono la prima sezione della mostra dedicata agli anni Sessanta un piccolo capolavoro come “Futurismo rivisitato” e alcune grandi opere come “Compagni Compagni” e “Tableau peint pour raconter l’inquietude amoreuse de Susi”.

 

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