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Moby Dick – La Balena: a Palazzo Ducale il racconto secolare di Herman Melville

Moby Dick - La balena. Storia di un mito dall’antichità all’arte contemporanea, installation view, Palazzo Ducale, Genova, 2025
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Può un romanzo scritto quasi due secoli fa raccontare il mondo contemporaneo?
È questo l’interrogativo che si sono poste Ilaria Bonacossa e Marina Avia Estrada ideando una mostra che avesse come protagonista l’immagine della celebre balena bianca Moby Dick.

Fino al 15 febbraio 2026, l’Appartamento del Doge e la Cappella del Doge a Palazzo Ducale di Genova si trasformano, in occasione del programma “Genova nell’Ottocento”, in un viaggio tra arte e secoli, dove Moby Dick diventa il pretesto per raccontare l’oceano, tra sfruttamento e fascinazione.

Pubblicato nel 1851 da Herman Melville e tradotto in italiano per la prima volta da Cesare Pavese, Moby Dick può essere oggi riletto, alla luce dei drammi contemporanei, come un poema sull’esistenza: una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sui limiti dell’individuo di fronte alla vastità e alla pericolosità del mare. Come afferma la curatrice Ilaria Bonacossa, Moby Dick insegna l’inquietudine delle sfide che comportano un rischio, una riflessione profonda sui concetti di bene e male. La mostra genovese è una stratificazione di punti di vista, un racconto trasversale che unisce non solo diversi periodi e correnti artistiche, ma anche design, scienza e archeologia. Il risultato è una miscela di linguaggi che rende l’esposizione affascinante per tutti, grandi e piccoli, appassionati d’arte e non.

La ricchezza della mostra è dovuta soprattutto alla rete di collaborazioni creata tra Palazzo Ducale e istituzioni come il Museo delle Civiltà di Roma, il Museo di Capodimonte di Napoli, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il Museo di Storia Naturale Giacomo Doria e l’Acquario di Genova. Particolarmente significativa è la collaborazione con il collettivo TBA21–Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, fondazione nata nel 2001 con l’obiettivo di coniugare arte e sostenibilità ambientale, in particolare in relazione agli oceani. La loro missione è diffondere responsabilità e consapevolezza nei confronti della biodiversità marina, promuovendo un dialogo necessario tra arte, scienza e politica. In linea con la mission di TBA21, la sostenibilità e i rischi dell’inquinamento degli oceani occupano uno spazio centrale nella mostra, che mette in luce — attraverso linguaggi e media differenti — i soprusi dell’uomo nei confronti del mare e delle balene.

Il percorso espositivo si apre con un’immersione nel mondo del grande cetaceo: nella Cappella del Doge, suoni, strumenti e voci si fondono con i misteriosi canti delle balene. Al centro della sala, frammenti di scheletro creano un potente contrasto tra la grandiosità dell’animale e la reale fragilità della sua esistenza.

Proseguendo, una serie di opere dedicate al tema della produzione di olio di balena per l’illuminazione, prima della scoperta dell’elettricità. La mostra approda infine al presente, raccontando — attraverso installazioni video, tra cui quelle di Joan Jonas e John Akomfrah — il drammatico rapporto tra uomo e natura. Akomfrah, in particolare, esplora il concetto di mare e le sue contraddizioni: a immagini cristalline e seducenti si contrappongono visioni di inquinamento, migrazioni forzate e sfruttamento delle risorse naturali; mentre Joan Jonas riporta il discorso conflittuale in epoche in cui queste tematiche non erano ancora popolari come oggi. 

Il romanzo di Melville viene “sviscerato” nelle sue molteplici sfaccettature, tra cui quella del colore bianco. Nel percorso espositivo, il tema trova spazio nella “sala del bianco”, dove sono raccolte opere che riflettono sulle molteplici interpretazioni di questo colore: il bianco come elemento razziale — e dunque riflessione sull’oppressione e sul dominio, sul bene e sul male — ma anche come spazio vuoto, alienante, simbolo di silenzio e sospensione. Tra gli autori presenti figurano Dominique White, Pino Pascali e Paola Pivi.

Tra opere di design, armi per la caccia alla balena, illustrazioni e diverse edizioni del testo di Melville, il percorso si conclude con una suggestiva inversione di prospettiva: Of Whales di Wu Tsang offre al visitatore lo sguardo della balena stessa. Per quattro ore di video, l’animale emerge e scompare nelle profondità dell’oceano, accompagnato da una colonna sonora di tono sacrale. Le immagini regalano un’ultima esperienza immersiva, prima del ritorno alla realtà del Palazzo Ducale. 

Moby Dick – La Balena è un vero esempio di arte che si mette al servizio della consapevolezza, arte che si combina con altre discipline per creare un momento inclusivo e riflessivo, dove un’immagine, quella di Moby Dick, diventa il simbolo di un intero discorso sul mondo antico e contemporaneo. 


Moby Dick – La balena. Storia di un mito dall’antichità all’arte contemporanea
A cura di Ilaria Bonacossa e Maria Avia Estrada 
12 ottobre 2025 – 15 febbraio 2026
Palazzo Ducale, Appartamento e Cappella del Doge – Genova

www.palazzoducale.genova.it
@palazzoducalegenova


Immagine di copertina: Moby Dick – La balena. Storia di un mito dall’antichità all’arte contemporanea, installation view, Palazzo Ducale, Genova, 2025


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