GUARDAMI COME SE MI AMASSI – e di “amore” e celebrità è ormai colma Nan Goldin, artista capitale per l’arte dei nostri giorni, capace negli anni Settanta di aprire feconde strade attraverso scatti che narrano, con feroce tenerezza, il suo quotidiano e la vità degli amici che la circondano, oggi come allora.
Fino al 15 febbraio, Pirelli HangarBicocca offre un nuovo sguardo sul suo lavoro grazie a This Will Not End Well, prima retrospettiva dedicata alla sua attività come filmmaker, realizzata a cura di Roberta Tenconi, con Lucia Aspesi.
In contemporanea, ma solo fino al 19 ottobre, il pubblico milanese può mettere in relazione dialettica il lavoro della Goldin con l’intimamente “sfacciata” ricerca artistica di Jess. T. Dugan.
Le Gallerie d’Italia ospitano infatti Look at me like you love me, progetto culturale ideato e organizzato con la struttura Diversity, Equity & Inclusion di Intesa Sanpaolo, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
La mostra, realizzata a cura di Renata Ferri, racconta l’opera autobiografica di Dugan grazie a un’accurata sequenza di fotografie e video che focalizza l’attenzione sulla più perturbante forma di intimità, quella generata dal vedere e dall’essere visti.
Questa tematica si rende comune e trova il suo apice nella forma dell’autoritratto, pratica eterna, messa alla prova da quasi tutti i più innovativi artisti della storia.
Capitale all’interno di questo genere è Self-portrait with eyes turned inward, Boston, 1989, realizzato dalla Goldin quando Jess. T. Dugan aveva solo tre anni. La sovrapposizione di piani semantici dello scatto sfocia anche nel titolo dove l’espressione inglese ‘eyes turned inward’ può assumere sia il significato letterale di strabismo convergente sia quello letterario che riconduce a una persona concentrata sul proprio mondo interiore.
Il taglio netto e soffuso della luce, la gamma cromatica sviluppata attraverso una complementarietà morbida e lo sguardo diretto al fruitore, ma non completamente concesso, rendono evidente uno stile fotografico dove la realtà si mostra dura ma non assoluta, resa sopportabile, e a tratti poetica, dalla rete di affetti che circonda l’artista.
Di formato diverso, in questo caso verticale, è Autoritratto (New Orleans) realizzato da Dugan nel 2022. L’artista concepisce uno scatto omogeneo sia sul piano cromatico sia sul piano emotivo, attraverso uno sguardo diretto e sicuro, una posa forte dove le mani poste sulla cintura mettono in evidenza il simbolo delle colombe affrontate, che si ripete nei tatuaggi sul petto, Jess. T. Dugan mostra la sua identità con chiarezza e attenzione tecnica nella produzione dell’immagine ma senza crudeltà, conscia della complessità del mondo e della definizione del nostro sé.
Accostate, le due opere mostrano come una tematica comune, quella della ricerca della propria identità e percezione nel mondo, possa essere narrata attraverso linguaggi convergenti ma profondamente diversi. Se Goldin si perde e ritrova nell’universo fumoso di feste ed eccessi di un universo bipolare, Dugan vive in un mondo dove è necessaria determinazione e chiarezza per non sopperire alle divergenze che colpiscono un presente universale ma ricco di profonde differenze, per porsi come chiaro simbolo e stimolo di emancipazione.
A Milano, due coinvolgenti ricerche artistiche pongono l’attenzione sulla tematica urgente della definizione libera della propria identità in un’epoca dove l’omologazione, anche culturale, porta paradossalmente verso la fuga nei nazionalismi, mostrando come l’unica possibilità di felice coesistenza possa risiedere solo nella convergenza di tutti quei meccanismi di condivisione delle differenze che, di fatto, annullano il concetto stesso di differenza evolvendolo in quello di opportunità.
Immagine di copertina: Nan Goldin The Other Side, 1992-2021, installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025 © Nan Goldin Courtesy the artist, Gagosian, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo Agostino Osio
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