Fino al 22 novembre 2026, il Negozio Olivetti ospita Hybrids. Leandro Erlich, progetto ideato da Mario Cristiani con il supporto di Galleria Continua e realizzato da Associazione Arte Continua insieme al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, a cura di Marcello Dantas.
La mostra si inserisce tra gli eventi collaterali della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, arricchendo il panorama culturale veneziano con un dialogo serrato tra arte contemporanea, architettura e memoria industriale.
La sede dell’esposizione non è casuale. Sotto i portici delle Procuratie Vecchie, in Piazza San Marco, Adriano Olivetti individuò nel 1957 un piccolo spazio destinato a diventare simbolo dell’identità Olivetti. La progettazione del negozio venne affidata a Carlo Scarpa, l’architetto visionario che trasformò un ambiente angusto in un’articolazione spaziale vivace e dinamica, dove forme, volumi e materiali diventano la scenografia perfetta per l’esposizione delle celebri macchine da scrivere e da calcolo destinate a fare la storia del design italiano. Dal 2011 il negozio, che fin dalle origini ha svolto non solo una funzione commerciale ma anche un fondamentale ruolo di brand identity per Olivetti, è affidato al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, con l’obiettivo di tutelarlo, valorizzarlo e promuoverlo attraverso progetti culturali capaci di attivarne continuamente il significato contemporaneo.
È proprio in questa prospettiva che nasce Hybrids, mostra dell’artista argentino Leandro Erlich, le cui opere instaurano un dialogo diretto con le iconiche creazioni Olivetti e con l’architettura di Scarpa. Una ventina di sculture, alcune delle quali inedite, popolano gli spazi del negozio proponendo forme sospese tra familiarità ed estraneità: farfalle con ali che diventano orecchie, coralli che assumono la morfologia di metropoli, alberi che terminano in piedi umani.
Con uno sguardo ironico e profondamente evocativo, Erlich riflette sulla centralità dell’arte nel raccontare come i cambiamenti del mondo non siano mai il risultato di una singola forza, ma piuttosto il prodotto di continue ibridazioni tra influenze, determinismi e variabili culturali, naturali e tecnologiche.
Il progetto si inserisce inoltre nella macro-cornice di Arte all’Arte per le Città del Futuro, programma ideato da Mario Cristiani e realizzato dall’Associazione Arte Continua. L’obiettivo è ripensare le connessioni dell’arte contemporanea e interrogarsi sul suo rapporto con il presente: come può l’arte di oggi interagire con il nostro mondo? Da questa domanda nasce un progetto di relazioni tra arte, design e architettura, di cui l’esposizione al Negozio Olivetti rappresenta uno degli esempi più significativi. A partire dall’intervento di Carlo Scarpa, fino alla mostra oggi visitabile, appare evidente come l’arte abbia contribuito in maniera decisiva alla percezione del Negozio e dell’intero marchio Olivetti. Elegante, lineare e immediatamente riconoscibile, Adriano Olivetti è stato capace di ibridare utilità e bellezza formale, efficienza e armonia, qualità che ancora oggi definiscono le sue creazioni.

La mostra di Leandro Erlich diventa così uno strumento per valorizzare ulteriormente lo spazio del Negozio Olivetti e creare nuove connessioni, invitando il pubblico a ripensare il proprio modo di osservare il mondo attraverso mescolamenti, contaminazioni e influenze reciproche. Come spiega l’artista stesso: “Hybrids articola la propria narrazione a partire da un composto che non aspira alla purezza, ma nasce dall’incontro – a volte armonico, a volte inquietante – tra entità distinte, dove ogni forma conserva la propria memoria e al tempo stesso diventa altro”.
Tra le opere in mostra, al piano terra, Papillon (2021), in bronzo, presenta una farfalla le cui ali assumono la forma di orecchie, suggerendo una riflessione sulla comunicazione come fenomeno biologico prima ancora che tecnologico. In Caracol – The Pace of Evolution (2021), scolpita in marmo bianco di Carrara, un cervello si trasforma in lumaca: l’evoluzione viene evocata come un processo lento, stratificato e non lineare.
Chou (2023), in ceramica, fonde un elemento vegetale con una struttura architettonica interrogando il rapporto tra natura, agricoltura e abitare. White Coral (2025), in resina, stabilisce invece un parallelismo tra crescita corallina e morfologia urbana, mettendo in relazione processi geologici e costruzione metropolitana.
In Pies Tronco (2021), un tronco d’albero termina in piedi umani calzati, generando un cortocircuito tra organismo vegetale e presenza antropomorfa. Draft – Bozza (2026), in resina e sabbia, riflette invece sullo stato intermedio tra idea e forma compiuta, enfatizzando la dimensione processuale della scultura.
Il percorso prosegue con opere che ampliano ulteriormente la riflessione sulla relazione tra natura e artificio. The Cloud – Bell (2024), combina leggerezza atmosferica e dispositivo espositivo, trasformando la nuvola in un oggetto architettonico. Concrete Coral (2025) mette in tensione materiale industriale e forma organica, mentre Maison Fond (2022), in marmo di Carrara, suggerisce l’idea di un’architettura che si scioglie e si trasforma, dissolvendo la stabilità dell’abitare. Pulled by the Roots (2015) rende visibile uno sradicamento che è insieme fisico e concettuale.
Completano il progetto Soprattutto (2020), grande opera tessile in lana che amplia la ricerca dell’artista sul tema della superficie e della trama, e una serie di fotografie che estendono l’indagine sulle ibridazioni tra spazio, percezione e costruzione della realtà.
Hybrids. Leandro Erlich
A cura di Marcello Dantas
9 maggio 2026 – 22 novembre 2026
Negozio Olivetti, Piazza San Marco, Venezia
www.fondoambiente.it
@negozioolivetti
Immagine di copertina: “Hybrids. Leandro Erlich” al Negozio Olivetti, Venezia, 2026, foto di Luca Chiaudano © FAI 2026
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