Che il Vaticano possa scegliere dove ubicare il proprio Padiglione alla Biennale di Venezia, che artisti selezionare e soprattutto che spiegazioni dare a queste decisioni è cosa scontata.
Ognuno fa quel che crede. Il Vaticano però non è una onlus, una multinazionale, uno stato qualsiasi e il suo referente è il Papa, ovvero il Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Primate d’Italia, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, Sovrano della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio, ossia il rappresentante di Gesù sulla terra. Quindi diviene legittima qualche domanda, visto il rilievo dei protagonisti. Ebbene, l’invitato numero uno, con tutti gli altri irrimediabilmente relegati a gregari, l’autentica attrazione del Padiglione del Vaticano, è Maurizio Cattelan, si presume invitato per il suo ritorno mediatico.
Scelta bizzarra, visti i precedenti dell’opera con Papa Wojtyla (rispettosamente) abbattuto da un meteorite, contemplato dall’autore a braccia conserte e gambe larghe da cacciatore di antilopi, non certo rassicurante, almeno come le batterie di cavalli tassidermizzati appesi ai soffitti, decapitati e piantati nei muri dei musei, o trafitti da (rispettose) croci in mezzo alla strada, in una riedizione cool del Cantico delle Creature. Le guide all’opera sono le recluse del carcere femminile dell’Isola della Giudecca, scelto come significante sede del Padiglione.

Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e stratega dell’operazione, dichiara l’inedita e quindi straordinaria presenza del Papa alla Biennale il 28 aprile, come un segnale di continuità del suo Discorso agli artisti, pronunciato il 23 giugno scorso nella Cappella Sistina, dove li invitava a non dimenticare i poveri e a: Farsi interpreti del loro grido silenzioso, forse riferendosi agli abituali referenti dell’artista, disposti a sborsare cifre in asta con cui potrebbero costruire interi villaggi multipiano, piscine incluse. A criticare si fa presto, è lo sport nazionale e non certo buona cosa, ma qualche appunto salvifico, nonchè autentica manna per Cattelan, sorge spontaneo, a ribadire l’indispensabilità del dibattito, irrinunciabile, vale ricordarlo, nell’ambito dell’Arte e non solo.
A proposito di Cattelan: le carcerate-guide sono l’opera oppure no?
Biennale Arte 2024 | Santa Sede
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