Ramadan all’inglese. Quelle differenze culturali che piacciono al marketing

Brown’s Hotel, The Kipling Suite Bedroom
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Spesso abbiamo timore di ciò che può sembrarci distante e quindi, di fatto, diverso.

Essere lontani da un modus vivendi o più similmente da un sistema culturale, non implica in modo automatico che questo debba essere motivo di minaccia o di conflittualità con noi e il nostro sistema di valori preesistente.

Come la Biennale di Venezia fa riflettere quest’anno, è importante interrogarsi sul tema dello straniero, la cui radice rimanda a ‘estranho’, ‘étranger’, in sintesi, all’estraneo. Ma colui che è lontano da noi è anche motivo di curiosità e interesse, ed è forse capace di instillare stimoli nuovi attraverso una volontà in chi lo osserva, a integrare, inglobare e far coesistere la differenza. Quindi chi è estraneo è davvero un pericolo? Non lo pensa certamente così la città di Londra, che anche quest’anno rinnova il progetto di luminarie e decorazioni ispirate al Ramadan con lanterne e mezzelune ornate di migliaia di led, disposte nelle vie più esclusive di MayFair (il quartiere più elegante della città) e con attenzioni e trattamenti speciali studiati ad hoc dagli hotel di lusso. 

Proprio nel periodo del Ramadan, abbiamo visitato la metropoli inglese, scoprendo così il Brown’s hotel del gruppo Rocco Forte.  

Fondato nel 1832 dai coniugi Brown, è da sempre un hotel a gestione familiare che annovera una storia di ospiti gloriosi, tutti indicati nel libro di recente pubblicazione: Brown’s hotel: a family affair , scritto dallo storico Andy Williamson. Non ha mai subito ricostruzioni o ricollocamenti, può pertanto essere definito il più antico hotel di lusso di Londra. A oggi accoglie ‘stranieri’ da tutto il mondo, nelle sue eleganti suite affacciate su Albemarle Street, a due passi da Sloane street e da tutti i più noti club, ristoranti e boutique di lusso, dove molti musulmani amano intrattenersi, quando in visita a Londra. 

Brown’s Hotel, Sir Paul Smith Suite
Brown’s Hotel, Sir Paul Smith Suite

Abbiamo domandato alla PR Manager del Brown’s hotel, Hannah Watters, cosa predispongono per i loro ospiti musulmani nel periodo del Ramadan, in arabo  رمضان‎.

HW: “È molto importante per noi al Brown’s hotel considerare il mondo come un insieme di realtà culturali multiple e variegate e riuscire attraverso il nostro lavoro ad accogliere e far sentire a casa i viaggiatori da ogni parte del mondo. 

Per i nostri ospiti di fede musulmana, durante il periodo del Ramadan, una copia del Corano è sempre disponibile in camera all’arrivo e dopo le sei del pomeriggio, quando questi possono finalmente rompere il digiuno, lasciamo in suite datteri, nocciole, una grande boule con frutta di stagione, il dolce Baklava e acqua fresca.

In occasione del Eid Mubarak, il primo giorno del mese di Shawwal, dopo l’interruzione del digiuno di Ramadan, accogliamo i nostri ospiti con un’immensa scatola di cioccolatini d’autore del celebre brand Charbonnel et Walker, con tartufi al cioccolato al latte, caramellati al sale marino e tartufi rosa con sale dell’Himalaya. 

È il nostro pensiero per permettergli di festeggiare al meglio la fine di un periodo così importante per la loro cultura e religione”.

Brown’s Hotel, The Kipling Suite Bedroom
Brown’s Hotel, The Kipling Suite Bedroom

Si è letto molto sui quotidiani nazionali a riguardo della cultura musulmana che piano piano sembra passata alla “conquista” dell’occidente. Quello che bisogna notare è che per hotel, ristoranti e negozi di determinate parti del mondo, la clientela di cultura musulmana supera il 40% del totale, con una capacità di spesa talvolta nettamente superiore al livello medio percepito. Non è quindi insolito pensare che realtà commerciali come le imprese dell’ospitalità vogliano far sentire a casa i musulmani presenti sul loro territorio, là dove, come a Londra, Parigi, Colonia o Francoforte, la loro presenza diventa sempre più radicata e massiva.

Forse, così come accade già con il Capodanno cinese (per il quale i brand creano prodotti ad hoc), non bisognerebbe confondere l’integrazione con la “minaccia culturaleo, soprattutto, non bisognerebbe fraintendere le attività di marketing – atte a raggiungere una clientela così numerosa (e quindi strategica) – con una sottomissione dell’Occidente. Il mondo è pieno di ‘stranieri’, di esseri umani differenti, variegati e multiculturali. Chiediamoci quindi se le luminarie, così come i cioccolatini, forse non siano una minaccia ma più semplicemente un modo per sentirsi a casa e spendere denari in modo più felice.

@browns_hotel

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