Durante questo periodo invernale così ghiacciato e rigido, dove tutto sembra dormire un sonno profondo e immobile, l’Araba Fenice vuole spingersi verso luoghi più luminosi e brillanti. Così, sola e in disparte volerà, fino a trovare il luogo adatto dove potrà morire e rinascere ancora una volta, nella sua incessante e prodigiosa metamorfosi.
La nostra creatura seppur un po’ stanca e irritata dal freddo, trova sempre nuove motivazioni per esistere e per reincarnarsi dalle sue ceneri. Questa volta ha scelto come meta ideale i Fondi Oro del Maestro rinascimentale Beato Angelico e i Fondi Oro dello scultore contemporaneo Gioni David Parra.
L’Araba Fenice vuole comprenderne le connessioni e i punti di differenza, e si concentrerà soprattutto sul lato trascendentale che si nasconde dietro le opere di entrambi, il primo proclamato ufficialmente “beato” da Papa Giovanni Paolo II nel 1982, il secondo dichiaratamente ateo.
Fino al 25 gennaio 2026, a Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco di Firenze, una grande mostra celebra il grande pittore rinascimentale Fra Giovanni da Fiesole, “Beato Angelico”. Frate domenicano che coniugò spiritualità e innovazioni artistiche indelebili e avanguardistiche, che segnarono l’arte europea.
Per la prima volta dopo secoli si possono ammirare le pale d’altare disperse da oltre duecento anni, ricongiunte adesso in un dialogo che restituisce unità e potenza visiva a cicli pittorici fondamentali del Quattrocento.
In sintesi, possiamo dire che lo stile del frate virtuoso è un’eclettica fusione tra la spiritualità mistica tardogotica e le innovazioni rinascimentali, specialmente nelle forme realistiche e nell’uso della prospettiva. Le sue opere sono note per la loro armonia, purezza delle forme, colori brillanti e un uso sapiente di una luce delicata e diffusa, che crea un’atmosfera serena e devota. Grazie alla sua abilità nel narrare, le sue scene sono rigorose e facilmente interpretabili, con un messaggio morale chiaro.
Concentriamoci però sui fondi oro, una tecnica tipica del periodo in cui l’artista fu attivo e che serviva a esaltare la sacralità delle figure e a dare un effetto luminoso e prezioso allo sfondo. L’uso dell’oro accentuava la trascendenza e la dimensione spirituale delle figure sacre e degli angeli, e il loro conseguente distacco dagli uomini comuni. Figure scese dai Cieli per portare messaggi, premonizioni, punizioni o doni.
L’artista contemporaneo Gioni David Parra, con Beato Angelico, condivide l’origine toscana che lo porta ad analizzare, nel profondo, quei fondi oro che sa ricreare alla perfezione, attraverso un attento e minuzioso lavoro di stratificazione e velature che parte, come in origine, proprio dal bolo rosso che funge da sottofondo per la pittura oro che assume quindi un tono più brillante, caldo e profondo. Ecco che, all’interno di quelle cornici antiche, memori di storie infinite, e su quei fondi luminosi pregni delle lezioni di Masaccio, Piero della Francesca e dello stesso frate domenicano, Gioni David Parra inserisce i suoi marmi e i suoi graniti che perdono la loro grevità e gravità per ascendere verso un’altra dimensione, che l’artista stesso definisce appunto “nuova cosmogonia del poeta”.
La foglia oro non viene applicata come da tradizione sul fondo, ma su alcuni tagli ben precisi che l’artista incide o scolpisce sulle sue pietre. Le sue Bladelight, lame di luce, i suoi Portali, i suoi Teatri danzano all’interno di un territorio filosofico ancora inesplorato, ricco di enigmi e privo di risposte certe. Alcune opere ricordano il moto e l’energia liberata dall’esplosione di una stella o dello stesso Big Bang, altre appaiono slanciate come ali, forse quelle dell’Araba Fenice, pronte e spiegarsi in volo, fino ad arrivare ad avvistare la struttura stessa del DNA umano, come se l’artista volesse ricordarci il nostro legame con l’universo, la magia del nostro stesso esistere che prima o poi, come tutti gli incantesimi, andrà a finire.
Le sue opere contengono tutto l’immenso e l’infinito che riguarda l’ordine e il disordine, il micro e il macro, dove si coglie una lettura universale assolutamente rara e prodigiosa, che sembra affermare: “Noi siamo fatti di stelle e nutriti di cielo”. Ecco, come la grande arte nutrita di pennello o di scalpello, attraverso protagonisti così unici e diversi, sa perdersi e ritrovarsi al centro di un carato Zecchino e farsi mondo.
Immagine di copertina: Beato Angelico, exhibition views, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, Firenze, 2025. Ph. Ela Bialkowska, OKNO Studio
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