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Teodolinda, regina longobarda

Teodolinda sposa Agilulfo (dettaglio). Affresco della Cappella di Teodolinda, Zavattari, Duomo di Monza, 1444
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Teodolinda può essere considerata la PRIMA REGINA D’ITALIA. I Longobardi, provenienti dalla Scandinavia, furono l’ultimo popolo barbaro a invadere l’Italia nel 568, sostituendosi ai Goti che l’avevano occupata fino ad allora.

Trovarono un territorio devastato e una popolazione distrutta dalla GUERRA GRECO GOTICA che durò per vent’anni, durante i quali l’Impero Romano d’Oriente non riuscì a riconquistare quelle terre governate, fino al 476, dall’Impero Romano d’Occidente. Arrivarono e trovarono il popolo romano ormai cristiano- cattolico che parlava in latino, era disarmato – le armi le avevano solo i soldati dell’Imperatore che, però, erano tornati a Costantinopoli – e viveva in una società essenzialmente contadina. Gli invasori sono cristiani ma ARIANI, parlano una strana lingua germanica e sono tutti guerrieri. Chi potrà dare a queste popolazioni una pace duratura (ben due secoli circa), una sola lingua, una sola religione, una sola legge scritta sulla falsariga di quella romana? Insomma, chi unificherà tutti i territori italici – fatta eccezione per Roma, Napoli, parte dell’estremo Sud e le Isole – in un unico grande Regno?

Furono proprio i Longobardi con Agilulfo e Teodolinda: quest’ultima seppe svolgere, come moglie, una amorevole azione di coinvolgimento portando il suo consorte ad accettare i due credo religiosi e a dare loro medesima importanza e legittimità; convinse il Papa Gregorio Magno, con una abilità diplomatica senza precedenti, a rivedere il suo giudizio sul popolo invasore e stabilire una consolidata alleanza; in vedovanza, continuò a svolgere il suo ruolo di Regina reggente e poi di Regina Madre con l’ascesa al trono del figlio Adaloaldo, battezzato nella fede cattolica. Quando nel 774 CARLO MAGNO conquisterà l’Italia, non troverà “un volgo disperso che nome non ha” (Alessandro Manzoni, ADELCHI) ma un solo popolo che si sarà mescolato e amalgamato superando i contrasti reciproci fra Romano-Bizantini e Longobardi.

Molto di quello che sappiamo sui Longobardi e Teodolinda, ci viene raccontato da Paolo Diacono che, nella sua “HISTORIA LANGOBARDORUM”, scritta entro l’anno 796 in latino monastico, ci parla delle vicende di questo popolo che cambierà la storia dell’Italia e degli italiani: saranno proprio i Regni Romano-Barbarici, come quello longobardo, a dar vita all’Europa.

La leggenda e la storia di Teodolinda ci vengono visivamente raccontate dalle straordinarie immagini del ciclo di affreschi (1444/45) della cappella a lei dedicata all’interno del Duomo di Monza: gli Zavattari, fra i più grandi interpreti, in Lombardia, del GOTICO INTERNAZIONALE, ci restituiscono lo splendore di questa Principessa bavara, poi Regina longobarda, immersa in una luce dorata, divina, con una esaltazione cromatica capace di trasformare questi affreschi in vere e proprie miniature. Gli Zavattari ricercano una realtà tridimensionale all’interno di uno scrigno d’oro usando lacche, smalti, foglia d’oro e pastiglia dorata. Nello stile gotico tutto tende alla verticalizzazione e all’ascesa verso il divino. La Regina, che vedete andare sposa ad AGILULFO, veste abiti quattrocenteschi di una infinita raffinatezza, in essi si legge tutta la leggerezza dei veli e degli ornati ricamati, le spalle sono guarnite dalla tradizionale “pellanda”: lungo mantello a volte realizzato con ampie maniche dai bordi frastagliati. Le acconciature sono “a corna” o “a stella” e di un verticalismo spesso esagerato ma raffinatissimo.

I gioielli, guardando anche alla Corte, sono le CORONE e i DIADEMI, le CINTURE, le SPILLE e soprattutto gli ANELLI: l’anello di fidanzamento era anche l’anello nuziale e veniva portato sulla mano destra. Si noti, nell’affresco, la figura di una giovane donna che sorregge il braccio di Teodolinda e lo porge allo sposo: il gesto, di una delicatezza infinita, simboleggia supporto e guida per la giovane sposa che, in verità, era già Regina con pieni poteri riconosciuti dai Duchi longobardi. La Regina ottenne dal suo Re Agilulfo di destinare al Regno due sedi: una a Milano, governativa ed esecutiva per amministrare e difendere il popolo; una a Monza, rappresentativa, diplomatica, artistica e spirituale. La leggenda vuole che il Duomo di Monza sorgesse nel luogo indicato in sogno a Teodolinda dallo Spirito Santo. I Sovrani donarono al Duomo un TESORO, ivi conservato e visibile, che è testimonianza rara e preziosa della oreficeria barbarica e della spinta culturale che segnò profondamente la produzione artistica in Italia nel passaggio tra l’età antica e il Medioevo.

La famosa CORONA FERREA non fa parte di questa donazione ma resta il simbolo dell’incoronazione degli Imperatori del Sacro Romano Impero a cominciare da Carlo Magno. Sospeso tra fede e mito, questo splendido oggetto, composto da sei piastre d’oro ornate con gemme e smalti, reca, all’interno, un cerchio di metallo forgiato con uno dei chiodi usati per la crocifissione di Cristo: reliquia che Sant’Elena avrebbe, a suo tempo, inserito nell’elmo di suo figlio, l’Imperatore Costantino. Si narra che il Papa Gregorio I°, poi Magno, ebbe a donare il chiodo alla Regina Teodolinda che lo fece incastonare nella Corona Ferrea. Il diadema, la cui datazione resta un enigma nonostante gli approfonditi studi scientifici, è strettamente legato a Monza e al suo Duomo; nella terza domenica di settembre viene portato in processione per le vie del centro storico della città.

La storia della giovane Principessa nata in Baviera nel 570, cominciata in un palazzo-fortezza non troppo confortevole e in una società fatta di contadini e di guerrieri dove le donne dovevano solo obbedire, accudire e procreare, finisce nel 627 a Monza, dove Teodolinda muore ma nelle vesti di una Regina capace di governare non solo il proprio popolo ma anche il proprio destino. Nel suo primo matrimonio con AUTARI fu scelta dal Re Longobardo ma, alla morte di costui, l’assemblea dei Longobardi la confermò Regina a tutti gli effetti e fu lei a scegliere il suo secondo marito Agilulfo, Duca di Torino, e a trasferirgli il titolo reale. Fu dunque ritenuta capace di governare, amministrare, legiferare, giudicare e scegliere un coniuge adeguato. Re e Regina esercitarono insieme il loro potere, in assoluta parità e reciproco accordo. Teodolinda cambiò il proprio destino ma anche il destino di un popolo che, a sua volta, cambiò il destino dell’Italia: il mondo ROMANO-BIZANTINO stava concludendo la sua storia, cominciava a nascere l’EUROPA e il nuovo OCCIDENTE.


Immagine di copertina: Teodolinda sposa Agilulfo (dettaglio). Affresco della Cappella di Teodolinda, Zavattari, Duomo di Monza, 1444


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