Una Villa accogliente fra desiderio e realtà. Conversazione con Francesco e Marco Fasulo De Ferrari

Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, ph © Debora Garritani
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Villa De Ferrari Bagatti Valsecchi è una villa di delizie sospesa nel tempo tra Milano e Lecco, una dimora all’apparenza esclusiva e separata dalla vita quotidiana che nasconde una casa di famiglia felicemente abitata e conviviale.
Per scoprire la storia e le eccellenze di questo luogo, che sembra uscire dall’immaginario settecentesco, siamo entrati in dialogo con Francesco e Marco Fasulo De Ferrari, ultimi eredi della Villa.

La villa di delizie è uno dei grandi miti del Settecento; luogo esclusivo, quasi misterioso, separato dalla vita quotidiana. Quanto di questo immaginario appartiene a Villa De Ferrari Bagatti Valsecchi?

“Villa di delizia” credo sia il termine adatto, noi l’abbiamo sempre vissuta come tale, una dimora in cui si trascorre il periodo estivo. Nel passato, si restava fino al giorno di San Martino, quando si riscuoteva l’affitto dei campi e si tornava a Milano.

Nel tempo c’è stata un’evoluzione, il desiderio di esclusività è oggi sostituito dalla volontà di condividere il più possibile la bellezza qui conservata. Siamo effettivamente passati da un’idea storica di chiusura a quella opposta, al desiderio di apertura e di condivisione della bellezza.

Anche nel recente passato, i nostri avi vedevano questa villa come un luogo aperto, dove le persone potevano accedere al pozzo per prendere l’acqua; la volontà era quella di donare e oggi vorremmo condividere con tutti le bellezze che abbiamo ereditato. Il cancello l’abbiamo dovuto chiudere ultimamente, ma solo per motivi di sicurezza.


Chi arriva qui per la prima volta si ritrova in una raffinata e accogliente casa di famiglia. Qual è la realtà quotidiana della Villa?

La nostra vita si svolge a Milano, tra lavoro e studi, ma raggiungiamo la villa quasi tutti i fine settimana da aprile a ottobre, durante la stagione degli eventi e delle visite guidate, attività che si raccolgono all’interno dell’associazione di promozione sociale che abbiamo costituito per valorizzare la villa e realizzare attività pubbliche e private.

Passiamo in villa buona parte dell’estate. Quando eravamo più piccoli, finita la scuola ci trasferivamo in villa con i nonni. Restavamo da giugno fino a settembre, salvo qualche giorno di mare in Liguria. Oggi ci alterniamo tra l’organizzazione di eventi culturali e le attività di gestione, spesso ci puoi trovare con la tuta da lavoro che tagliamo l’erba o sistemiamo le piante – con timore dei nostri genitori che ci vedono arrampicati a tagliare qualche ramo, anche se in totale sicurezza.

Per noi è molto importante che la dimora sia più bella possibile per ospitare gli eventi, e al tempo stesso molti eventi rendono la villa e il giardino ancora più belli, sviluppando un circolo virtuoso.


Già in epoca borromaica esisteva l’obbligo di aprire la cappella di famiglia alla cittadinanza. Può raccontarci qualche aneddoto a riguardo?

Ancora oggi si conserva questa vocazione in quella che chiamiamo confidenzialmente la “cappellina”. Ogni anno celebriamo una messa aperta a tutti, non solo a chi risiede nella casa. A dire il vero, con gli anni l’affluenza si è ridotta ma riusciamo a organizzare Messe “straordinarie” come quella realizzata con la partecipazione della comunità della frazione di Pagnano.

Abbiamo un registro delle Messe in casa dove vengono annotate tutte le funzioni che si celebrano in cappellina dal 1886 fino a oggi.

Per comunicare a tutti i contadini e ai vicini che stava per cominciare la Messa, veniva suonata una campanella (tuttora esistente e funzionante) che si trova sul tetto della Casa.

Una particolarità di questo luogo risale alla bolla di consacrazione che conserviamo nella sagrestia, secondo la quale per essere celebrata la messa è necessaria la presenza di un membro della famiglia Bagatti Valsecchi, oggi di un erede De Ferrari.

Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, ph © Debora Garritani
Serra della Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi. Da sinistra a destra: Marco Fasulo De Ferrari e Francesco Fasulo De Ferrari, ph © Debora Garritani


Lei e suo fratello Marco accompagnate personalmente gli ospiti in visita alla Villa. Quale importanza ricopre il racconto familiare?

Il racconto della famiglia è fondamentale, è ciò che ci ha spinto ad aprire questa casa; raccontare la storia di famiglia, inserendola nelle vicende più note che fanno riferimento alla Casa Museo Bagatti Valsecchi di Milano.

Nostra idea è non solo mostrare la villa ma raccontare una storia, la nostra storia in un luogo che si è conservato “intatto” nei secoli. Il tutto nasce da una scelta di cuore e da una volontà di conservazione, non da una visione commerciale, come avviene in alcune residenze ormai prive di tutti gli arredi originali.

Noi siamo i portavoce della Villa, siamo lo strumento attraverso cui la Villa si racconta. Il nostro compito è accompagnare gli ospiti attraverso le sale e il giardino, raccontare l’anima di questi luoghi, mostrando come la storia che percorre questi spazi renda affascinante la villa.


A partire dal Settecento i giardini ricoprono una funzione sempre più importante, divenendo sede per grandi feste e viatico verso una natura esotica e idealizzata. Quale ruolo svolge oggi il parco della Villa?

Il giardino è fondamentale, è il luogo di ingresso, la prima cosa che un visitatore vede. Oggi, come nel passato, il giardino è curato nei minimi dettagli, è il luogo in cui la famiglia mostra le sue abilità. Abbiamo deciso di mantenere un impatto molto leggero, seguendo semplicemente quello che ci è stato tramandato. Un esempio è il monumentale Cedro del Libano che affianca la Villa. Ogni intervento effettuato sulla pianta è finalizzato alla cura e al benessere della stessa, non ci interessa determinare la sua forma, vogliamo che sia la natura a decidere.

Qui coesistono due stili di giardino: quello classico, all’italiana, con siepi di bosso ben squadrate e sempre curate; e il giardino romantico, con alberi ad alto fusto liberi di occupare lo spazio. Abbiamo avuto la fortuna di trovare una mappa storica del giardino dove erano state già catalogate tutte le essenze originali. Questa è la nostra linea guida, tutto quello che cresce per spontanea volontà, tendiamo a ricondurlo al disegno originale. Ci sono molti interventi da fare. Siamo partiti dal cedro, adesso andremo su altri alberi sempre nell’ottica di conservare quello che abbiamo ricevuto e trasmetterlo a chi verrà dopo di noi.


Quale futuro immaginate per la Villa? Diventerà una casa museo o resterà un luogo vivo di incontro?

Desideriamo rimanga una casa di famiglia, vissuta come tale.

Desideriamo mantenere anche una vocazione di apertura affinché i nostri ospiti possano apprezzare le bellezze della casa, conoscere la storia di famiglia, senza dover sviluppare un processo di musealizzazione.

La villa è casa di famiglia, dove ci ritroviamo con i parenti a Natale o nelle occasioni più importanti. Non può essere una cornice, un luogo in cui solo gli oggetti parlano.

In tutti gli eventi che organizziamo la villa è protagonista, renderla un museo potrebbe limitare la sua funzione di luogo vivo di incontro, dove vivere bei momenti privati e momenti di condivisione e scambio con gli ospiti.


Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, interni, ph © Debora Garritani
Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, interni, ph © Debora Garritani

Esiste un dettaglio o un ambiente della villa che le suscita un ricordo particolarmente caro? Mi mostrava delle tacche dietro a una porta?

Queste tacche raccontano il concetto di casa che vogliamo trasmettere. Sono il segno delle varie altezze dei familiari. Partendo dal 1900, dalla nostra bisnonna fino a oggi, quando un parente cresce in maniera evidente, segniamo dietro alla porta la sua altezza come ricordo della persona all’interno della Villa.

Un altro elemento fondamentale sono i due tavoli da pranzo: abbiamo un tavolo da pranzo “ufficiale”, quello grande, e poi c’è un tavolo da pranzo più piccolo, nella sala del caffèlatte; questo tavolo viene usato anche per i pranzi e le cene quando siamo in pochi. Quando eravamo piccoli, durante la settimana i nostri genitori lavoravano, erano a Milano, e in Villa restavamo noi due e i nonni. Attorno a quel tavolo il nonno e la nonna ci raccontavano di Vizzago e del passato della nostra famiglia, quel tavolo mi fa ricordare sempre qualcosa.

Il nonno ci appassionava con i racconti del periodo della Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni era al sicuro nella Villa, e sapeva di essere più fortunato di tanti altri che purtroppo hanno avuto destini infelici. Qui con gli amici Brivio e Belgioioso si organizzarono per spostare la scuola in Brianza. Erano affascinati dalla fisica e scappavano fino a Montevecchia dove c’era la casa di un famoso professore. Poi i giochi sul laghetto: mio nonno e suo fratello avevano due barchette e assegnavano quella a forma di guscio di noce ai loro amici, così da poterli scuffiare e ribaltare in acqua.

Più di recente, ricordo con piacere la tradizione pasquale della caccia delle uova. Mamma, papà e gli zii nascondevano nel giardino delle uova di cioccolato incartate con carta velina colorata, un colore diverso per ogni nipote. Il giardino è ricco di nascondigli e alcune rimanevano “disperse” per tutta l’estate, neppure i grandi ricordavano dove le avevano nascoste. Una l’abbiamo trovata un anno dopo, nascosta nella siepe del viale principale, era nascosta veramente bene!


Immerso in questa atmosfera settecentesca pensavo alla Ragazza che gioca col cane di Jean-Honoré Fragonard, traghettata nell’ottocento da Heinrich Lossow. Se non sbaglio, qui il vero padrone di casa è Quaid?

Il quadro indicato mi sembra molto interessante e azzeccato per la nostra dimora. Scherzosamente, indico spesso il nostro cane Quaid come il “vero proprietario”.

L’abbiamo adottato dal canile di Segrate sei anni fa; l’idea era di prenderlo da un canile per dargli una seconda vita, ed è stata una gioia condivisa.
Risiede nella dimora durante tutto l’anno. Anche prima di Quaid la villa ha sempre ospitato diversi cani, quindi l’opera scelta è estremamente veritiera.

Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, interni, ph © Debora Garritani
Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, interni. Da sinistra a destra: Francesco Fasulo De Ferrari e Quaid ph © Debora Garritani


Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi

www.villadeferraribagattivalsecchi.com
@villadeferraribagattivalsecchi


Immagine di copertina: Villa de Ferrari Bagatti Valsecchi, ph © Debora Garritani


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