Cattelan, Caravaggio, Dino Zoff e la Nazionale dell’arte

Michelangelo Merisi, Davide con la testa di Golia, 1607, Kunsthistorisches Museum di Vienna
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Non so voi, ma io, in quei dopocena seduti sul divano con il bicchiere in mano, di fronte agli altri commensali che per l’ennesima volta se ne escono con la fatidica domanda “che cosa ne pensi della banana di Cattelan”; dopo aver spiegato che Cattelan non è l’unico artista contemporaneo vivente; dopo aver sottolineato che l’arte contemporanea non è solo provocazione; dopo tutto questo, io, dicevo, sempre col bicchiere in mano, e sempre seduto sul divano, sono solito porre la seguente domanda: “Mi dite il nome di un artista contemporaneo che vi piace?”

Ed è a quel punto che, ancora una volta, mi rendo conto che la nostra epoca, tolta la banana, è praticamente sprovvista di arte. Sì, non c’è dubbio: la nostra epoca è orfana di arte. La nostra epoca è la prima a non avere un’arte contemporanea. O meglio, ce l’ha, ma non interessa a nessuno.

Perché se la stessa domanda l’avessi fatta, non dico nel Rinascimento, ma anche solo a metà Novecento, la risposta sarebbe stata Picasso o Dalì, Pollock, forse De Chirico, insomma pittori all’epoca in vita. 

Oggi no. Oggi se chiedi il nome di un: compositore di musica classica; poeta; artista. Ti sentirai rispondere: Beethoven (morto nel 1854); Ungaretti (se ti va bene, altrimenti Dante Alighieri o Leopardi); Caravaggio o Van Gogh

Difficilmente qualcuno dirà: Salvatore Sciarrino; Patrizia Cavalli; Vedovamazzei

Un po’ come avviene a me quando mi chiedono il nome di un calciatore e io rispondo Marco Tardelli e Roberto Boninsegna convinto che giochino ancora. 

E giù matte risate.

In realtà, non ci sarebbe niente da ridere riguardo la mia ingenuità calcistica (che va ben oltre, arrivando io, nei momenti di massimo splendore, a chiedere se Zoff giochi ancora in porta nelle partite della Nazionale o se Maradona sta sempre al Napoli) perché, anche a me viene da ridere quando alla domanda dei dopo cena mi rispondono Van Gogh e Caravaggio (a proposito: per il 2026 chiedo al governo di deliberare un decreto legge che vieti mostre dedicate ai suddetti, soprattutto a Frida Kahlo, Dalì, Warhol e altri che adesso non mi vengono in mente).

A volte capita che in presenza di commensali più giovani spunti anche il nome di tale Banksy come esempio di arte contemporanea.

Ma a quel punto io cambio discorso e alzando il bicchiere propongo un brindisi a favore della bellezza e di tutte quelle sciocchezze che si dicono quando si fanno i brindisi.

Perché il tema era l’arte, e non le opere di uno sconosciuto che gioca a fare Zorro nel mondo dell’arte. Il tema era l’arte. E non la comunicazione ai tempi dei social.

Ciò detto, restiamo in attesa di vedere che cosa succederà in questo 2026. Magari uscirà fuori il nome di un artista che riporterà l’attenzione sul tema “arte”.

Magari sarà l’anno in cui ci sveglieremo dall’incantesimo e riusciremo a capire che Caravaggio è stato sì un pittore importante, ma che anche Lucio Fontana non era da meno e pure Alberto Burri sapeva il fatto suo.

Buon inizio anno a tutti voi!


Immagine di copertina: Michelangelo Merisi, Davide con la testa di Golia, 1607, Kunsthistorisches Museum di Vienna


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