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Corpi Estranei. Al MO.CA di Brescia, tra intimità incarnate e paesaggi glaciali che chiedono ascolto

Corpi estranei, exhibition view, MO.CA, 2025, Brescia. Ph. Calicanto SpazioArte
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Ci sono mostre che parlano del corpo come immagine e altre che lo interrogano come esperienza. Corpi Estranei, la collettiva curata da Calicanto SpazioArte al MO.CA di Brescia, e aperta fino al 1 febbraio 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Qui il corpo non si dà mai come dato stabile né come un’identità da affermare: è piuttosto una soglia, un territorio di passaggio dove emergono frizioni, scarti e trasformazioni. L’estraneità evocata dal titolo non rimanda perciò a un altrove esotico ma a una condizione più sottile e quotidiana: quella sensazione, spesso difficile da nominare, di non coincidere del tutto con il proprio sé.

Questo approccio si inserisce in una linea di ricerca che attraversa buona parte dell’arte contemporanea dagli anni Settanta in poi, quando il corpo smette di essere rappresentato come forma chiusa per diventare un campo aperto di forze. Dalle pratiche di Kiki Smith – che mostrano il corpo come organismo vulnerabile e permeabile – fino a ricerche più recenti, in cui la fisicità viene intesa come esperienza sensoriale e relazionale, il corpo oggi appare sempre meno legato a una chiara identità e sempre più inteso come processo. Corpi Estranei si muove appunto in tale direzione.

Calicanto SpazioArte – realtà attiva a Brescia dal 2021 – costruisce la mostra come un sistema di relazioni piuttosto che come una dichiarazione curatoriale univoca. La scelta di non uniformare i linguaggi e di non forzare una coerenza formale riflette una presa di posizione precisa: se il corpo è per definizione molteplice e contraddittorio, anche la mostra deve esserlo. Le opere di Davide Bertelè, Matteo Maggi, Cecilia Magri, Ian Sanfelici e Lorenzo Tentori non cercano un terreno comune sul piano stilistico, condividono però una tensione verso il corpo inteso come spazio instabile, attraversato da desideri, limiti e resistenze.

Materiali fragili, presenze pittoriche sospese, suoni che avvolgono e disorientano: ne emerge un insieme di esperienze percettive, che si manifestano per attrito e per accumulo. In alcuni lavori il corpo sembra faticare a occupare lo spazio, come accade nella pittura di Ian Sanfelici, dove la figura si contrae fino a diventare quasi un paesaggio interiore: la materia perde consistenza anatomica per trasformarsi in una zona di tensione emotiva, sospesa tra desiderio di espansione e impossibilità di adattamento all’ambiente.

In altri casi, invece, il corpo si manifesta attraverso il gesto e la traccia del contatto. È quanto avviene nella scultura di Cecilia Magri, dove un abbraccio viene congelato in una sostanza fragile come l’agar agar: un materiale instabile, destinato a mutare e degradarsi e che rende visibile il tempo come forza inesorabile. Questa attenzione alla precarietà della forma richiama certe pratiche scultoree processuali – da Eva Hesse in poi – in cui la materia non stabilizza il senso, bensì lo mantiene in tensione.

In modo diverso, il percorso installativo di Davide Bertelè mette in scena un corpo che emerge gradualmente, tra apparizione e sottrazione. Le immagini stratificate e i supporti delicati costruiscono una presenza evanescente, mai pienamente affermata, in cui la bellezza nasce dalla frattura.



Corpi estranei, exhibition view, MO.CA, 2025, Brescia. Ph. Calicanto SpazioArte
Corpi estranei, exhibition view, MO.CA, 2025, Brescia. Ph. Calicanto SpazioArte


Con Matteo Maggi, ci si sposta su un piano acustico e spaziale. L’installazione sonora trasforma l’idea di rifugio in un ambiente percettivo ambiguo, in cui il corpo è suggerito paradossalmente dalla sua assenza e dal suono, una suggestione emotiva che abita e anima lo spazio.

Determinante è il rapporto con le Sale Neoclassiche del MO.CA, spazi fortemente caratterizza(n)ti ed elementi attivi del percorso. L’architettura storica entra infatti in dialogo serrato con le opere, in una relazione fatta di assonanze e contrasti. Di conseguenza, attraversando la mostra, il pubblico viene coinvolto sia sul piano interpretativo sia su quello fisico, costretto a negoziare continuamente distanze, prossimità, punti di vista. 

Il discorso trova un’inaspettata estensione nel progetto artistico Corpo Sensibile, in particolare nella stanza dove è allestita Ablazione Sonora. Qui il focus si sposta su un altro tipo di corporeità: quella di un ghiacciaio, osservato non come elemento paesaggistico distante ma come organismo vivo e attraversato da trasformazioni profonde e irreversibili.

Ideato dalla piattaforma di ricerca Un Suono in Estinzione (USIE), e guidata dal ricercatore e sound designer Sergio Maggioni (in arte NEUNAU), Corpo Sensibile intreccia monitoraggio scientifico, sound art ed esperienza percettiva. ‘Corpo Sensibile’ si articola in quattro nuclei esperienziali che guidano il visitatore attraverso un dialogo tra la città, il corpo umano e il corpo del ghiacciaio. In Ablazione Sonora – cuore percettivo dell’opera –  è allestito un ambiente immersivo dove suoni e vibrazioni del ghiacciaio condensano 24 ore di vita in una singola giornata d’estate. Nel locale vengono emesse le registrazioni acustiche raccolte all’interno del ghiacciaio, costruendo un ambiente immersivo dove il suono diviene strumento di conoscenza sensibile. Esso infatti attraversa fisicamente lo spazio e i corpi dei visitatori, rendendo percepibile a udito, vista e tatto, ciò che normalmente resta invisibile o confinato nei dati scientifici.

La coesistenza di Corpi Estranei e Corpo Sensibile produce una risonanza concettuale. In entrambi i casi, il corpo – umano e glaciale – è pensato come entità fragile, mutevole, esposta a forze che ne mettono in crisi la stabilità. Il passaggio dall’uno all’altro suggerisce una continuità tra dimensione individuale e ambientale, facendo emergere una visione dell’organismo come territorio poroso, in costante relazione con ciò che lo circonda. Da questa prospettiva, l’estraneità non appare qualcosa da superare per forza ma una condizione di transizione in cui si può indugiare. La mostra di Calicanto invita appunto a sostare in quello spazio di incertezza in cui il corpo – il nostro, l’altrui, quello del mondo – si rivela nella sua instabilità e fragilità, e per questo nella sua peculiare bellezza e forza.


Corpi estranei
a cura di Calicanto SpazioArte
17 gennaio 2026 – 01 febbraio 2026
MO.CA, Brescia

www.morettocavour.com
@calicanto_spazioarte


Immagine di copertina: Corpi estranei, exhibition view, MO.CA, 2025, Brescia. Ph. Calicanto SpazioArte


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