Ivan Quaroni, fra gli ultimi delle ormai non più del tutto nuove generazioni di critici ad avere mantenuto una condotta militante nella critica d’arte, è curatore di una mostra recente alla galleria Colombo di Milano dal titolo: Pittori d’Italia – Giovani, giovanissimi…anzi maturi. Un riferimento inevitabile alla materia chiave di ArteIn autunno 2024: la memoria e i suoi guardiani.
Ivan, i richiami pare siano due: il primo a Ennio Flaiano, nel calembour della citazione, evidente. Il secondo, più allusivo e meno dichiarato, ma nondimeno apertamente sfidante, è alla mostra, per così dire plenaria, della Triennale di Milano, ormai un anno fa, in cui Damiano Gullì reperì 120 artisti italiani, perentoriamente testimoniali di una sorta di antologia del presente in arte, in Italia
Si, Flaiano certo, che si riferiva ai confini labili tra verità e menzogna con l’espressione: certo, certissimo, anzi probabile”, tanto è vero che a mio avviso non c’è bisogno di portare 120 artisti in mostra per dare un’idea dell’arte italiana attuale, io ne ho portati dodici da Colombo, ma esemplari di una pittura italiana che non si vergogna, per dir così.
Ovvero, orgogliosa di fare parte di una tradizione e di essere portatrice di innovazione anche?
Ma sì, anche. Poi, alcuni sono custodi, o guardiani della memoria, altri meno. Ma tutti, dagli astrattisti ai figurativi, sono senz’altro espressione viva di una arte italiana attuale molto ben connotata.
E quali sono i connotati dell’arte italiana riconoscibili ancora oggi?
Nelle proposte d’arte attuali, non solo italiane, vedo molta indecisione, per così dire. Gli artisti non prediligono riconoscibilità e distinzione, ma ‘fluidità’, secondo pure un canone etico sociale dominante. Si parla per esempio di “astrattismo ibrido”, che qualifica una pittura che non sa risolversi tra l’astrazione e il figurativo. Negli italiani tuttavia è immancabile, inevitabile direi, l’attenzione alla bellezza, all’armonia. Un elemento di fondo ravvisabile anche senza la necessità di disegnare colonne romane, per essere autentici pittori italiani. E poi molti di questi pittori sono ‘extraitaliani’, vivono all’estero. Un po’ come De Chirico, che dipingeva le piazze italiane da Vienna, o da Parigi.

E dunque, per venire a noi: c’è una relazione oggi tra pittura e tradizione, o meglio: tra la pittura e la memoria?
Tra pittura e tradizione c’è una relazione che è tornata stretta, basta guardare il grande ritorno al figurativo cui assistiamo. E poi la pittura è di per sé memoria, in quanto l’artista dipinge a memoria, restituisce figure e forme che gli provengono dall’interno della propria memoria cosciente. In questo senso è senz’altro ‘custode’ della memoria.
Tra gli artisti che hai portato in mostra da Colombo quali sono maggiormente esemplari in queste relazioni?
A partire da Jacopo Ginanneschi, che riproduce atmosfere addirittura tre-quattrocentesche, in una fusione diacronica che va da Cellini a De Chirico, abbiamo esposto Dario Maglionico, che invece impiega risorse espressive altamente tecnologiche, con la fotogrammetria che riporta su tela, ad altri in dialogo con stili più espressionistici, come Silvia Paci, a Paolo Pibi, che ricorda un miniaturista medievale, ma anche Fulvia Mendini, erede e memore, appunto, per altro di una grande tradizione della grafica e dell’illustrazione. Sono tanti, tutti alla loro maniera, astratta o figurativa, dalle tecniche più o meno evolute, a essere rappresentativi della relazione tradizionale della pittura italiana e custodi di tale memoria.
Stiamo parlando di autori giovani, giovanissimi, benché assai maturi, ma quali sono a tuo avviso gli artisti, diciamo ormai storicizzati, che stanno vivendo una nuova stagione di recupero nella memoria del mercato, del collezionismo e della critica?
Si torna a parlare di Transavanguardia, mi pare di capire, ma a mio avviso c’è nuova grande attenzione su Stefano di Stasio, o Carlo Maria Mariani, per esempio.
Immagine di copertina: Paci Silvia, La Maga Armida, 2023 – Pittori d’Italia. Giovani, giovanissimi… anzi maturi, Milano, 2024 – Courtesy l’artista e Antonio Colombo Arte Contemporanea
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