A Venezia The only true protest is beauty, mostra di apertura della nuova Fondazione Dries Van Noten

Exhibition view, The only true protest is beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026. Ph. Matteo de Mayda
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Venezia è una città dove l’acqua stagna e scorre, e forse per questo è un luogo in cui tutto cambia continuamente anche se apparentemente resta immutato, e dove si è istintivamente portati a pensare che esistono diverse possibilità di futuro, anche se il suo mito affonda nella storia. Sembra ovvio, ma questa consapevolezza è un punto di partenza utile a capire quel peculiare dialogo tra nuovo e antico, tra urgenza di un pensiero contemporaneo e nostalgia del tempo perduto, che ne fanno il teatro delle tante situazioni di grande visibilità internazionale.

Situazioni e intenzioni, imprese effimere o accuratamente pianificate per conquistarsi una continuità, che ad ogni stagione nascono e si trasformano, dentro i quei palazzi incredibili, scrigni di pietra ammalorata e preziosa, ormai sempre meno abitati e sempre più utilizzati come spazi di azione per la cultura, l’arte, la ricerca e la condivisione di visioni future.

Tra le novità di quest’ultima stagione, iniziata in perfetta sintonia con i tempi della Biennale Arti Visive, ha attirato particolare attenzione l’apertura nello storico Palazzo Pisani Moretta della Fondazione Dries Van Noten, una realtà dal temperamento un po’inedito, ma in fondo molto veneziano.

Spazio espositivo sontuoso, ma anche centro di ideazione che si propone di diventare un punto di riferimento per la ricerca interdisciplinare, la Fondazione si propone di lavorare su più piani – mettendo in connessione arte, design, architettura, musica, moda e cibo – in nome di un’estetica fondata sulla relazione tra creatività e manualità, diciamo pure sulla componente artigianale della produzione, esaltata come peculiarità umana.

Un’idea che spinge a interrogarsi sulle possibilità offerte da un nuovo umanesimo, una dimensione valoriale secondo la quale, pur senza ripudiare il ruolo delle avanguardie tecnologiche, si punti a esaltare il valore etico dell’esperienza estetica, intendendola come abbraccio tangibile della materia e della forma, in sintonia di quelle pratiche di connessione tra pensiero creativo e orizzonti interculturali di cui proprio Venezia è stata pioniera e maestra.

Da tempo luogo del cuore dei fondatori – lo stilista Dries Van Noten e  Patrick Vangheluwe, suo compagno nella vita e nel lavoro – per la nuova fondazione Venezia si rivela, dunque, ben più di una cornice glamour, e si connota piuttosto come contesto identitario; il contesto giusto per cambiare vita, come lo stesso Van Noten ha dichiarato di voler fare, dopo una lunga carriera nella moda. Per cominciare, la coppia ha dato forma a un imponente progetto curatoriale con la mostra di apertura The only true protest is beauty, che fin dal titolo, ispirato a un verso dello scomparso cantautore attivista statunitense Phil Ochs (1940-1976), si propone come una dichiarazione di intenti, sottintendendo una premessa importante: la ricerca dell’elevazione attraverso il bello è un elemento irriducibile del pensiero umano anche nei momenti più difficili.

L’esposizione, aperta fino al 4 ottobre, si ambienta scenograficamente in oltre venti stanze del palazzo, partendo dal grande portego aperto direttamente a sfiorare l’acqua del sul Canal Grande, e proseguendo su due piani nobili in una successione serratissima di stucchi, affreschi, specchi, boiseries, marmi, dorature, lampadari che costituiscono lo scenario sontuoso e indubbiamente incombente in cui si inseriscono, in un dialogo a volte intimo a volte divergente, più di duecento opere tra abiti di alta moda, fotografie, video, sculture, dipinti, oggetti di design, decorazioni polimateriche.


Exhibition view, The only true protest is beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026 - Lilla Tabasso, Uncultivated Garden, courtesy of the artist and Caterina Tognon; Christian Lacroix, Haute Couture Spring/Summer 1998, courtesy of Conservatoire des Broderies de Lunéville François-Rémy. Ph. Matteo de Mayda
Exhibition view, The only true protest is beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026 – Lilla Tabasso, Uncultivated Garden, courtesy of the artist and Caterina Tognon; Christian Lacroix, Haute Couture Spring/Summer 1998, courtesy of Conservatoire des Broderies de Lunéville François-Rémy. Ph. Matteo de Mayda

Nessuna gerarchia disciplinare ipotizzata, se non quella che lo sguardo del singolo visitatore regalerà a ciò che più lo attrae, e un dispositivo di allestimento scenografico ma a tratti volutamente spaesante, si accompagnano a testi che guidano alla comprensione delle complesse e spesso inconsuete tecniche di manifattura, e alla riflessione sui temi proposti.

Una varietà che spazia dalle monumentali sculture di scarti e relitti industriali di Peter Buggenhout ai minuscoli preziosi di Hubert Duprat, creati lavorando in sinergia con larve di tricottero, passando per un’ampia selezione di materiali, preziosi o etnici, artificiali o naturali, di forme riconducibili all’essenza e all’esistenza del corpo umano, trasformato o indagato come territorio meraviglioso e dolente, spettacolarizzato e denudato.

La selezione, che si avvale della collaborazione con collezioni private o gallerie, si caratterizza per l’apertura su  artisti di provenienze, poetiche e generazioni molto diverse, di cui varrà la pena ricordarsi in futuro:

Armand Louis for Wave Murano Glass, Arthur Vandergucht, Adeline Halot, Alexander Kirkeby (Uppercut), Ann Carrington, (Uppercut), atelier lachaert dhanis, Audrey Guimard, Ayham Hassan, Bruno Amadi, Bruno Barbon, Chris Fusaro (Uppercut), Christian Lacroix, Codognato, Comme des Garçons, Ettore Sottsass, Hubert Duprat (Art : Concept), Isaac Monté (Spazio Nobile), Joris Laarman (Friedman Benda), Joseph Arzoumanov, Joyce J Scott (Goya Contemporary Gallery), Julien d’Ys, Hyeokjin Jung (Side Gallery), Kaori Kurihara, Kate MccGwire, Katsuyo Aoki, Kiko Lopez (Objects With Narratives), Lionel Jadot (Objects With Narratives), Lilla Tabasso (Galleria Caterina Tognon), Lisa Immordino Vreeland, Lukas Wegwerth (Gallery FUMI), Max Lamb (Gallery FUMI), Misha Kahn (Friedman Benda), Monika Rościszewska, Moreno Schweikle (Uppercut), Nifemi Marcus-Bello (Side Gallery), Odile Gilbert, Pao Hui Kao (Spazio Nobile), Peter Buggenhout (Axel Vervoordt Gallery), Rebecca Manson (Josh Lilley), Richard Štipl (Steinhauser Gallery), Ritsue Mishima (Pierre Marie Giraud Gallery), Seongil Choi (Uppercut), Sophie Buhai (Galerie Anne Sophie Duval), Steven Shearer (David Zwirner and Galerie Eva Presenhuber), Takuro Kuwata (Pierre Marie Giraud Gallery), Tony Cragg (Fondazione Berengo), Václav Cigler (Galleria Caterina Tognon), Virginia Leonard (Side Gallery), Vladimir Slavov (Objects With Narratives), Wendy Andreu (Uppercut), Xavier Mañosa (Side Gallery).

Al termine dell’esposizione il palazzo sarà sottoposto a restauro ma l’attività della fondazione continuerà, anche in relazione alle numerose istituzioni di formazione attive a Venezia. Perché se la bellezza è un interrogativo, va riproposto di continuo.


The only true protest is beauty
a cura di Dries Van Noten con Geert Bruloot
25 aprile 2026 – 04 ottobre 2026
Fondazione Dries Van Noten, Palazzo Pisani Moretta, San Polo, 2766 Venezia


www.fondazionedriesvannoten.org
@fondazionedriesvannoten


Immagine di copertina: Exhibition view, The only true protest is beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026 – Misha Kahn, Flotsam Jetsam, 2017, courtesy of Friedman Benda and Misha Kahn; Arthur Vandergucht. Metropolis Cabinet, Courtesy of Uppercut. Ph. Matteo de Mayda


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