“Riconosciamo a noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto”.
Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, 1970
Mi trovo nell’ufficio di Elena Volpato – curatrice della mostra dedicata a Giosetta Fioroni, visitabile fino il 7 settembre 2025 alla GAM di Torino – in piedi davanti a un tavolo ricolmo di libri, cataloghi e fogli.
Si scusa per la confusione, ma mi spiega che sta facendo ricerca per un’importante mostra che inaugurerà l’anno prossimo. Preferisce non essere ripresa, così ci sediamo, accendo il microfono e inizio a registrare:
“La mostra dedicata a Giosetta Fioroni continua un percorso di approfondimento sulla storia del film e del video d’artista italiano degli anni ’60-’70 iniziato nel 2014. Fioroni ha rappresentato un punto di riferimento in questo tipo di ricerca. Nonostante abbia realizzato pochi film, ha saputo lasciare un segno nella storia di questo linguaggio. L’esposizione mette in dialogo quattro proiezioni e un dipinto all’interno di un unico spazio, riconoscendo la grande continuità dell’immaginario in esse contenuto, ma evitando di creare una finta installazione, cercando invece di rispettare i filmati nella loro individualità. Ne nasce una comune temperatura emotiva, una sorta di grazia, consapevolmente e volutamente vuota: è come se Giosetta Fioroni si abbandonasse per un attimo alla malinconia dell’immagine cinematografica, dove i personaggi che compaiono si mostrano fragilissimi, fatti di nulla, esseri luminescenti senza sostanza”.
Un uomo incappucciato vestito di bianco, un piede che tiene aperto un libro, primi piani di donna, trucco colato e baci erotici. Sono alcuni esempi di questi personaggi “fatti di nulla”, di “soggetti imprevisti” – per riprendere le parole di Lonzi – che creano sapientemente dei cortocircuiti narrativi.
Ma se Lonzi, con la sua espressione, si riferisce a un soggetto imprevedibile che, con la sua esistenza, scardina i ruoli sociali prestabiliti; Fioroni, nei suoi film, mette in scena un imprevisto artistico-visivo, fatto di immagini apparenti, di evanescenze, di figure sottili, senza corpo e senza consistenza d’essere.
ll soggetto imprevisto di Fioroni non grida, non lotta, non occupa lo spazio: lo sfiora, lo attraversa, lo trasforma senza dichiararlo. È un’entità che agisce attraverso la dissolvenza, che parla il linguaggio dell’allusione, della sospensione, della grazia.
I suoi soggetti non affermano, si mostrano e poi svaniscono, lasciando una scia. Non vuole rappresentare qualcosa, vuole aprire uno spazio di possibilità. Non rivendica una posizione, la mette in dubbio.
Ora ho tutto il necessario per scrivere, al meglio delle mie possibilità, questo pezzo. Elena Volpato mi ringrazia, mi stringe la mano e mi accompagna alla porta. Fuori, la luce è un po’ più evanescente di quando sono entrata.
Immagine di copertina: GIOSETTA FIORONI, installation view, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, 2025 – Courtesy GAM, ph Studio Gonella
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