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Luca Tommasi

Nelle rinnovate sale di Palazzo Turinetti, ora sede delle Gallerie d’Italia a Torino, il gruppo Intesa Sanpaolo mette in scena la prima mostra museale italiana dedicata al celebre fotografo americano Gregory Crewdson, che sarà visitabile fino al 22 gennaio 2023.

L’esposizione, dal titolo “Evening Side”, nasce da una collaborazione diretta tra l’artista e la Banca che per l’occasione ha vestito i panni del committente, in un tipico ruolo ricoperto solitamente dalle gallerie che rappresentano l’artista nel mondo. “Evening Side” è il nome dell’ultimo ciclo di scatti realizzati da Gregory Crewdson nel biennio 2021-2022 che conclude una trilogia iniziata con la serie “Cathedral of Pines” (2012-2014) e proseguita con “An Eclipse of Maths” (2018-2019).

 

Gregory Crewdson
Gregory Crewdson, Morningside Home for Women, 2021-2022 © Gregory Crewdson

 

Il percorso espositivo inizia con un’inaspettata serie di opere giovanili del 1996 dal titolo “Fireflies”, realizzati su pellicola analogica in bianco e nero, dal gusto minimal rispetto agli elaborati scatti successivi, in cui un giovane Crewdson si dedica ad immortalare il volo notturno delle lucciole.

Questo prologo è quantomai appropriato e acquista di significato quando si giunge alla visione della serie di scatti oggetto della mostra“Eveningside”, in cui Gregory Crewdson ritorna dopo venticinque anni al bianco e nero, senza tuttavia rinunciare all’abituale stampa digitale. Nel nuovo ciclo, la ripresa dei soggetti ritratti appare più contemplativa.

Il tema centrale è quello della vita quotidiana di personaggi che si muovono, solitari, all’interno di ambienti urbani che appaiono desolati. Questo maggior intimismo si traduce anche in una drastica riduzione della troupe di tecnici che lo aveva accompagnato nella realizzazione dei cicli precedenti, quando gli scatti nascevano in affollati set cinematografici, allestiti all’aperto nei boschi o in ampi panorami urbani della provincia americana.

 

Gregory Crewdson
Gregory Crewdson, Woman at Sink, 2014, Stampa digitale ai pigmenti / Digital pigment printing, 95,2 × 127 cm © Gregory Crewdson

 

Nella serie “Evening Side”, concepita in piena pandemia da Coronavirus, si nota un superamento di quel gigantismo illustrativo delle ampie foreste di “Cathedral of Pines” e delle strade di provincia dell’America post-industriale di “An Eclipse of Maths”, alla ricerca di una dimensione più intima che affiora dalle vetrine di negozi, dagli anfratti urbani e dall’osservazione dei volti che emergono dagli interni plumbei.

Si manifesta un ciclo in cui emergono reminiscenze hopperiane e allusioni al cinema noir a stelle e strisce, contaminazioni che l’artista non nega, ma che precisa di non ricercare appositamente, risultando inevitabilmente stratificate nel patrimonio culturale visivo americano che lui interpreta pienamente.

Ed è proprio grazie alle domande rivoltegli durante l’inaugurazione, qui sotto riportate, che riusciamo a realizzare pienamente quale sia l’ autentica visione di Gregory Crewdson.

 

Gregory Crewdson
Gregory Crewdson, Starkfield Lane, 2018-2019, Stampa digitale ai pigmenti / Digital pigment printing 127 × 225,8 cm © Gregory Crewdson

Che tipo di America è rappresentata nelle foto di Gregory Crewdson?

“Sta davvero al pubblico deciderlo, ma per me, quando faccio delle foto, voglio solo realizzare l’immagine misteriosa più bella che posso, penso quindi all’aspetto formale della foto e cerco di trovare qualcosa che sembra veritiero per me. Ma di cosa si tratta, spetta al pubblico decidere”.

In Italia abbiamo imparato a conoscere l’America come il Paese che ha posto la ricerca della felicità nella sua Carta Costituzionale. Posso dire che la retorica del sogno americano non compare nelle tue fotografie? È così?

Uhm, io vedo le mie foto tuttavia in una maniera sempre più ottimistica rispetto alla maggior parte delle persone (dice ridendo). Come si diceva prima, per me realizzare una foto è tutta una questione di inizio e di luce. È davvero importante. C’è sempre, spero, un senso di potenzialità nell’opera, qualcosa di più grande che avviene appena fuori dall’inquadratura”.

 

 

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