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I cinque dipinti che hanno cambiato la storia del XX secolo

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911, Museum of Modern Art, New York
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Quali sono i cinque dipinti che hanno cambiato la storia della pittura all’inizio del XX secolo?

Questa domanda provocherà inevitabilmente un’interminabile discussione. Ogni tendenza culturale contemporanea vi vorrà ritrovare le sue origini e le sue ragioni di esistere. Il mio tentativo di ricerca storica delle cause di un’evidente rivoluzione culturale, vissuta da una generazione, credo troverà numerose adesioni nella mia prima citazione, un dipinto che ha avuto una lunga gestazione. Infatti, il suo giovane autore, Pablo Picasso, realizzò un’infinità di schizzi e disegni prima di arrivare alla versione definitiva, nel 1906-1907, delle mitiche Demoiselles d’Avignon. Questo quadro, che è universalmente riconosciuto come il manifesto del Cubismo, presenta un’immagine sconcertante, soprattutto per un osservatore dell’epoca, perché il soggetto viene proposto da molteplici punti di vista, scomposto e semplificato attraverso forme geometriche. Il risultato finale: lo spettatore da osservatore diventa “osservato” dalle protagoniste del dipinto. La rottura con il passato è definitiva, le numerose sperimentazioni degli artisti post-impressionisti, che deformavano le immagini per ottenere una risposta emozionale da parte dell’osservatore, appartengono alla storia. Le figure create da Picasso, inserite in uno spazio a più dimensioni, sono una novità assoluta. Le reazioni dei contemporanei non furono entusiastiche, anche da parte di coloro che stimavano Picasso, come la sua prima collezionista, Gertrude Stein, e il suo mercante di fiducia, nonostante l’opera sia stata loro mostrata non quando fu realizzata ma ben nove anni dopo!

Voglio ricordare che la vera rivoluzione provocata dal cubismo consta nel fatto che l’autore non vuole evocare emozioni nello spettatore ma il suo scopo è quello di sollecitare la ragione; sollecitare la ragione ma non eliminare la memoria, la ragione come conseguenza del sapere.

Siamo nel 1910, altro artista geniale all’avanguardia, quando con questo termine venivano definite idee nascenti che rivendicavano una nuova visione dell’arte, era Giorgio de Chirico.

Un pomeriggio a Firenze, in Piazza Santa Croce, nasce Enigma di un pomeriggio d’autunno. La chiesa del Brunelleschi appare semplificata, le tende sostituiscono le porte, la statua di Dante è decapitata, i protagonisti diventano il poeta e il filosofo, l’io naufraga con dolcezza nel misterioso, infinito mare dell’essere; la continua ricerca di un senso da parte dell’individuo è destinata a naufragare nel non senso della vita. Ufficialmente, nei documenti storici, la metafisica nascerà a Ferrara, sette anni dopo, ma in questo dipinto c’è già l’essenza del movimento, del suo significato. Da qui in poi De Chirico, al di là della terminologia, delle citazioni filosofiche, continuerà a indagare il mistero dell’essere tra passato e presente, con una vena di sottile ironia sulla grandezza o fragilità dell’umano.

Siamo ancora nel 1910, nella Milano dell’epoca nasce un altro dipinto che proporrà una lezione incancellabile nella storia dell’arte: La città che sale di Umberto Boccioni. Non dobbiamo dimenticare il titolo originale dell’opera, IL LAVORO. Voglio infatti sottolineare la presenza di elementi realistici nel dipinto come il cantiere e la resa prospettica. Pur essendo considerata la prima opera futurista del maestro è consequenziale alle opere che l’hanno preceduta. La vera novità risiede in una visione molto più movimentata, dinamica, della realizzazione pittorica. In realtà, tra i movimenti di inizio secolo, il Futurismo è il più legato alle conseguenze della diaspora di fine Ottocento, tra decadentismo e naturalismo: da una parte la problematica interiore del subcosciente, Freud; dall’altra la convinzione che la realtà è regolata da meccanismi spiegabili razionalmente e scientificamente.

È giunto il momento di una migrazione geografica verso Est. Tre anni dopo, nel 1913, nasce il mitico Primo acquerello astratto. Non esiste soggetto, la forma e il colore riassumono un valore musicale, non collegato a oggetti materiali identificabili. Vasilij Kandinskij si dedica a una dimensione pittorica che diventa rimedio spirituale verso la dura realtà quotidiana: qui l’essenza dell’astrattismo.

È influenzato da Kandinsky e dal Futurismo un artista nato a Kiev: Kazimir Severinovič Malevič. Nel 1915 dipinse il famoso Quadrato nero, prima opera legata all’astrazione geometrica. Malevič lo definì Suprematismo, da supremazia, e per suprematismo intendeva la supremazia della sensibilità pura nell’arte contemporanea. Purtroppo, molte opere e documenti dell’artista non sono conosciuti e studiati.

Inutile sottolineare l’importanza storica di questo dipinto, non solo per lo sviluppo dell’astrazione geometrica ma per l’apertura concettuale che sarà fonte d’ispirazione per tanti artisti del primo Novecento, in Europa e nel mondo.

Perdonatemi se considerate queste scelte opinabili o presuntuose. Ogni scelta è personale e discutibile. In realtà ho voluto portare la vostra attenzione verso l’osservazione e lo studio dei cinque dipinti che hanno anticipato la prima grande tragedia mondiale del Novecento, proponendo le problematiche sociali ed economiche che l’hanno provocata e che sono alla base di quelle argomentazioni concettuali che percorrono gran parte del secolo trascorso, molte delle quali sono ancora fin troppo vive e discusse. Avrei voluto aggiungere la mitica “Fontana” di Duchamp ma nasce in pieno conflitto, nel 1917, sarà inevitabile motivo di futura attenzione.


Immagine di copertina – Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911, Museum of Modern Art, New York


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