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Il “Viandante sul mare…” del Golfo di Napoli 

William Kentridge, Sibily, 2020 - Courtesy of the artist and Galleria Lia Rumma. Panorama Pozzuoli, installation view, 2025 - Courtesy Italics, ph © Danilo Donzelli e Mauro Palumb
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Il “Viandante sul Mare di Nebbia” di Caspar David Friedrich è un dipinto che rappresenta un uomo romantico, inquieto e teso alla ricerca dell’infinito (anche Anselm Kiefer ne ha realizzato uno in versione contemporanea, che si trova all’HangarBicocca Die Deutsche Heilslinie).

Quella figura, e quella tensione, sono da sempre considerati la rappresentazione pittorica dell’idealista assoluto.  L’idealismo, in filosofia, riconduce la visione del mondo all’essere, al pensiero. La realtà è negata ed è soltanto il riflesso di un’attività interna al soggetto. L’idealismo è connotato da una tensione etica rigorosa, il soggetto deve improntare il suo agire al principio ideale. Già Platone privilegiava la dimensione ideale rispetto a quella materiale, individuando nella realtà fenomenica e illusoria (il mito della caverna) una fondamentale dimensione spirituale.  Per gli idealisti assoluti tedeschi l’Io penso è il fondamento stesso dell’essere (Hegel). 

Nella storia della filosofia l’ambizione a perseguire l’idealità ha accompagnato il pensiero sino alla contemporaneità (Croce e Gentile). L’esperienza immersiva di Panorama, e in particolare di Panorama Pozzuoli, merita questa chiave di lettura: si tratta di un’esperienza IDEALISTA.  In un tempo segnato dalla prepotenza del mercato (anche nell’arte), dall’incombere minaccioso dell’occupazione da parte dell’Intelligenza Artificiale e dal sempre più diffuso disimpegno/disinteresse culturale/sociale/politico, questa fruizione site specific di arte contemporanea dislocata in dialogo con i Campi Flegrei costituisce certamente un “diverso approccio” immersivo di tipo IDEALE. 

Panorama non è una fiera e nulla viene esposto per essere proposto alla vendita, ogni spazio espositivo ha un preciso significato connesso alla storia stratificata del luogo (a Pozzuoli le opere sono collocate nello storico Rione Terra, all’Anfiteatro Flavio, al Cinema Sofia, nel Duomo di San Procolo Martire, persino nel magico Antro della Sibilla di Cuma e in altri siti significativi).

La storia sedimentata di questo territorio periferico racconta la sua fragilità, ma anche la sua propensione alla relazione. 45 gallerie e 47 artisti si sono, quindi, misurati per 4 giorni (10-14 settembre 2025) in questo dialogo ideale tra scenari vulcanici e paesaggi mitologici, sul tema della “divinizzazione”.

La curatrice, anch’essa un’ispirata idealista, ha riconosciuto che “a Pozzuoli la divinizzazione non è un concetto astratto, ma qualcosa di inscritto nella terra stessa. I Campi Flegrei sono un territorio in cui il mito si è fatto geografia[…]”.

Proprio riferendosi alla divinizzazione, la stessa curatrice ha, quindi, attinto dall’opera di Virgilio (rimaneggiandola) per costruire un percorso di ispirate “frasi idealiste” che accompagnano il visitatore lungo tutto il tracciato espositivo (“Il vero viaggio era non tornare uguale”). Intrise di idealismo sono le poetiche opere di Wilfredo Prieto collocate all’Anfiteatro Flavio (Futuro Incerto e Punto Cieco oltre Plastico y seda). Il nostro futuro è sconosciuto e questa sfera di vetro/cristallo appoggiata su un’antica colonna romana in modo lirico ce lo ricorda rendendoci consapevoli, anche implicitamente, di una domanda: come vogliamo viverlo quel futuro?

E ancora, Punto Cieco è un’installazione dove una moneta appesa a un filo è controbilanciata da un masso che evoca antiche rovine. Vi è un materialismo del presente (il denaro) a cui si contrappone il peso di antichi principi, quella moneta per l’artista altro non è che un punto cieco. All’Anfiteatro si svolge anche la performance di Clarissa Baldassarri D’Incanto, le incomprensibili voci umane espresse in condizione di glossolalia (fenomeno linguistico che si manifesta in fasi di estasi o trance) accompagnano una danza anarchica di esseri umani che appaiono connessi con qualcosa di divino/trascendente, di ideale. Nel Rione Terra, l’idealismo si respira anche nell’immersiva opera di David Tremlett Train Rain in Your Black Eyes – Per Ezio.

L’artista ha creato un ambiente ricoperto di pittura scura che ha steso personalmente con le dita in ogni parete in modo armonioso, e quell’armonia gestuale sinestetica a tutto tondo, anch’essa pervasa di idealismo, si accompagna alla melodia di Ezio Bosso (a cui l’opera è dedicata) che risuona in quell’ambiente. Sempre al Rione Terra, all’interno del Duomo, siamo accolti dallo specchio convesso di Kapoor che, con le sue infinite sfaccettature, ci riproduce in molti esemplari costringendoci a questo confronto con il nostro Io e, quindi, con l’essere ideale.  Anche i Self Portrait of Inner Self (al neon) di Carlos Amorales, immersi nelle rovine antiche, lo Spazio Curvo (al neon) di Gianni Colombo e le Mensole senza titolo di Kounellis, negli spazi sottostanti il Duomo, evocano una semplicità figurativa, un minimalismo espressivo e un poverismo linguista che ha come filo conduttore la ricerca dell’ideale. 

Al Cinema Sofia (il cui nome è dedicato alla famosa attrice Loren, che nacque proprio a Pozzuoli), viene proiettato Séance di Yuri Ancarani, il video documenta una seduta spiritica durante la quale la medium, che si trova nella casa del defunto evocato, si connette con l’Architetto fotografo Carlo Molino alla ricerca di quell’idealità che lo animava.

Quali risposte si celano dietro le misteriose opere di Elmgreen & Dragset 60 Minutes e Room Service, quali significati filosofici si possono riconoscere in quel neonato che giace davanti a una porta chiusa di stanza d’albergo e in quel giovane ragazzo seduto con aria pensosa sopra una lavatrice?

Qual è l’ideale perseguito da Maurizio Cattelan, cosa scandiscono quelle ritmiche battute di tamburo di quel ragazzino seduto appeso a una gru (Senza Titolo, 2003) e quelle mani aggrappate alla carne di quel volto o quelle rane che ne invadono un altro (Rain e Virus), che cosa ci dicono, cosa dobbiamo cercare nella nostra esistenza? 

Andiamo a formulare la domanda a Cuma, nell’Antro della Sibilla, dove la risposta dell’Oracolo veniva scritta sulle foglie. In fondo a quello spazio chiuso un libro In Video di William Kentridge (Sibilla) che forse, più che dare risposte, pone domande. 

Panorama è anche un’esperienza relazionale. Nei giorni dell’esposizione anche visite guidate, colazioni con gli artisti, talk con galleristi e direttori di musei con il coinvolgimento del pubblico. Non solo, mentre camminiamo tra antiche vestigia e creazioni del presente, intorno a noi percepiamo la stessa aurea idealista proprio mentre veniamo accolti da giovanissimi ragazzi che ci introducono e conducono alla scoperta della storia dei luoghi e delle opere: sono gli studenti del Liceo Virgilio e del Liceo Majorana di Pozzuoli, coinvolti nel Progetto Aporema

Altri ancora li ritroviamo al Museo Diocesano. Si tratta di ragazzi che provengono da Istituti di pena minorile partecipi del Progetto Nisida. L’ultima giovane studentessa che ci ha accompagnato all’interno del suggestivo Anfiteatro Flavio ci ha raccontato che cosa significhi per lei nutrirsi d’arte, lavorare, quale mediatrice, in quei luoghi sperando di farlo anche domani e per il futuro (a Pozzuoli oggi non ci sono prospettive di impiego pubblico di questo tipo). Ci ha raccontato che quella sera avrebbe lavorato anche come cameriera in una pizzeria, ma che non era intenzionata ad abbandonare il suo sogno. 

La sua idealità ci ha emozionato ed è stato il regalo più bello dell’esperienza di Panorama Pozzuoli.


Immagine di copertina: William Kentridge, Sibily, 2020 – Courtesy of the artist and Galleria Lia Rumma. Panorama Pozzuoli, installation view, 2025 – Courtesy Italics, ph © Danilo Donzelli e Mauro Palumbo


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