Klara Spinner Vs Claire Vasarely. In mostra alla Fondation Vasarely di Aix en Provence

Claire Vasarely, une vie dans la couleur, exhibition view, 2025_2026 © Fondation Vasarely Crédits photographique Fabrice Lepeltier © Droits Réservés Exposition actuelle jusqu'au 15 février 2026
Facebook
LinkedIn
WhatsApp

@fondation_vasarely

La mostra in corso alla Fondation Vasarely di Aix en Provence rende finalmente omaggio e giustizia alla figura artistica di Klara Spinner, meglio conosciuta come Claire Vasarely, moglie di Victor Vasarely.

Come tante donne della sua generazione, Claire vide la sua personalità artistica offuscata da quella del più famoso marito, fino a giungere a un volontario e consapevole abbandono della sua carriera nel 1952, per dedicarsi interamente alla promozione di quella di lui. La sua storia ricorda quella di Luchita Hurtado, moglie del più famoso Lee Mullican e madre di John, che dovette attendere il compimento dei suoi 99 anni, nel 2019, per assistere alla consacrazione del lavoro di un’intera vita attraverso due mostre personali presso la Serpentine Gallery di Londra e il LACMA di Los Angeles, pochi mesi prima del suo decesso.

Nel caso di Claire Vasarely il riconoscimento è avvenuto grazie alla Fondazione da lei stessa creata, insieme al marito, nel 1976. Il caso di Claire Vasarely, nata Klara Spinner, rientra in quei casi di figure femminili dimenticate di cui la storia dell’arte è ben feconda, già a far data da Artemisia Gentileschi, che fu “esclusa” dal novero della grande arte per secoli, fino all’attuale riconoscimento, che la pone come una delle fondamentali voci di tutta la storia dell’arte italiana.

Con la mostra Claire Vasarely, une vie dans la couleur – fruibile fino al 15 febbraio 2026 – il riscatto di Klara pare risolto attraverso l’accento posto sulla sua indipendenza ideologica e tecnica, sempre rivendicata dall’artista rispetto a Victor.

Nel 1929 la Spinner si iscrisse, in Ungheria, alla scuola di arti grafiche Muhely, creata da Sandor Bortnyik, ex studente presso la Weimar Bauhaus, e fu introdotta al rigore formale e geometrico del movimento mentre seguiva i corsi di tipografia e disegno grafico, che le permisero di lavorare inizialmente nel campo della pubblicità. La sua attività di grafica pubblicitaria continuò anche a Parigi, dove visse gli anni Trenta accostando questa pratica a quella di disegnatrice di motivi per stampe di tessuti, per le seterie di Lione.

Durante la Seconda guerra mondiale rientrò a Budapest dove si dedicò all’attività di giornalista per riviste di moda, iniziando i suoi compatrioti al mondo culturale parigino, creando una sorta di ponte culturale tra i due paesi. Interessantissimi di quell’epoca sono gli schizzi e i disegni raffiguranti uno spaccato della società borghese di inizio secolo nelle due città, Budapest e Parigi, con dettagli precisi su mondi culturali apparentemente tanto diversi. Rientrata a Parigi, dopo la guerra si dedicò al disegno di tappeti per l’atelier Tabard a Aubusson, prima di abbandonare definitivamente la sua carriera di artista nel 1952.

I temi sviluppati nell’arte della Spinner sono estremamente variegati e spaziano dai motivi del folklore ungherese, alle favole e leggende della tradizione transilvanica, ai motivi floreali della produzione per le industrie tessili, ai motivi geometrici e optical per la realizzazione di tappeti. Non va ignorata la valenza “pittorica” delle sue produzioni tessili: dalle prime opere di richiamo ai valori concettuali della Bauhaus, ai disegni di tipo “floreale” per i tessuti e le stampe su seta della manifattura di Lione, fino a un certo ritorno a schemi e composizioni più geometriche nelle tessiture e nelle pochissime opere prodotte a quattro mani con Victor Vasarely.

Non può essere ignorato, in alcune opere legate soprattutto alla grafica pubblicitaria, un senso dell’umorismo e del sarcasmo che ricorda il periodo “pubblicitario” del nostro Fortunato Depero; l’ironia espressa nelle forme di alcune figure astratte e, soprattutto, l’uso spregiudicato del colore la rendono un’artista innovativa, vicina alle avanguardie culturali dell’epoca. Il mondo della favolistica e della fantasia si esprime in alcune opere affollate di personaggi che sembrano “galleggiare” immersi in un universo naturale irreale, che ricorda certe composizioni di Marc Chagall dove i personaggi sembrano fluttuare nella Natura, immersi in un’atmosfera sognante. Se in Chagall appare evidente la radice del folklore ebraico, nella Spinner è chiara la traccia della favolistica ungherese e transilvanica.

La forza artistica di Klaire si estrinseca completamente nella produzione dei cartoni per la fattura dei tappeti di Aubusson dove l’impianto geometrico si fonde con immagini di notevole forza espressiva e, soprattutto, dove le colorazioni si presentano intense, quasi aggressive, mostrando una raggiunta maturità stilistica e coloristica che marca con decisione la sua presenza nel mondo dell’arte. Anche la Spinner, come Victor, imposta queste opere su un impianto optical di nuova generazione, ma la sua specificità si ritrova tutta nel perfetto bilanciamento tra una base espressiva di stampo decisamente geometrico e l’inserimento, su questo impianto, di una figurazione ideale e surreale, che indulge ancora una volta su un mondo favolistico, irreale e sognante.

Le linee azzardano una organizzazione dello spazio pittorico che viene sistematicamente interrotta da altre linee geometriche in sovrapposizione, o in affiancamento, che richiedono uno sforzo percettivo- visivo da parte dello spettatore, in puro stile optical. Nonostante ciò, Klaire riesce a trovare un bilanciamento e un accordo quasi musicale tra forme organiche naturali ridotte alla loro essenza geometrica – pur senza perdere la loro specificità di “Natura” – e un impianto optical addolcito solo dall’uso creativo e azzardato del colore.

Forme umane ridotte alla loro essenzialità geometrica e forme naturali si interfacciano con fondi geometrici “puri”, in una assonanza di colori che le contiene e le esalta. Klara Spinner non ha paura né del colore, né della forma, anzi invade il campo pittorico rendendolo pieno, quasi affollato di elementi che si alternano e si intrecciano tra loro senza perdere mai la propria individualità e totale leggibilità nell’opera. Ed è così, a dispetto del tempo, delle convenzioni sociali e culturali, di un certo tentativo di occultamento e di oblio operato da una società, quella artistica, decisamente maschilista e discriminante, che la sua figura emerge prepotente nel mondo variegato dell’arte francese del secolo scorso.


Immagine di copertina: Claire Vasarely, une vie dans la couleur, exhibition view, 2025/2026 © Fondation Vasarely / Crédits photographique Fabrice Lepeltier © Droits Réservés Exposition actuelle jusqu’au 15 février 2026


Continua a scoprire qui i contenuti esclusivi di ArteiN!

Articoli correlati
Scopri i nostri autori

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.