La storica Villa Borromeo d’Adda di Arcore, edificio costruito tra XVI e XVII secolo, ospita una mostra antologica dedicata a uno degli interpreti più coerenti e profondi dell’astrattismo italiano: Angelo Dozio.
Intitolata Angelo Dozio. Dialogo con l’infinito, l’esposizione curata da Marco Roberto Marelli e Carlo Gaeta – realizzata in collaborazione con il Comune di Arcore e Associazione 29 Maggio – si propone come spazio di dialogo silenzioso tra arte e pubblico, tra realtà e infinito.
Se, come afferma Dozio, l’arte sa parlare senza parole, la mostra briantea ne è la dimostrazione: l’allestimento site-specific e la libertà di movimento all’interno del percorso espositivo danno vita a un immersivo viaggio atemporale. La selezione e la disposizione delle opere non si limitano a raccontare l’evoluzione stilistica dell’artista, ma restituiscono la sua visione complessiva del mondo, tanto universale quanto radicata nel territorio che lo circonda.
Come sottolinea il curatore Carlo Gaeta, Dozio resta infatti profondamente legato alla Brianza, terra natale che l’artista non ha mai smesso di raccontare. Un territorio apparentemente periferico, eppure attraversato da trasformazioni radicali: industrializzazione, modernità, alienazione. In questo contesto, l’arte diventa antidoto, occasione di bellezza e consapevolezza. Dialogo con l’infinito restituisce così un’inedita immagine di Arcore e dei comuni circostanti: non solo luoghi di lavoro, ma spazi capaci di accogliere arte, storia e memoria.
Nato a Merate nel 1941, Dozio attraversa da protagonista la stagione d’oro di Brera, partecipando ai fermenti di un’Italia che cerca nuove forme per raccontare il presente. Dopo una prima fase figurativa, nel 1967 avviene la svolta: la rappresentazione della realtà cambia radicalmente, si fa astratta, aprendo la strada a una ricerca personale e rigorosa. Si tratta inizialmente di opere in cui stratificazione e giustapposizione del colore diventano mezzo espressivo carico di significato, in grado di costruire vere e proprie narrazioni interiori.
Negli anni successivi, il gesto istintivo e il pennello carico di tempera lasciano il passo a una riflessione razionale, che orienta Dozio verso una cifra stilistica precisa: l’astrattismo geometrico e costruttivista. La semplificazione formale non è mai impoverimento, ma necessità etica ed esistenziale. In un mondo in trasformazione, fatto di ritmi sempre più veloci e spazi sempre più anonimi, l’artista propone un ordine possibile, un sistema simbolico in cui fermarsi, osservare, comprendere. Il colore, risultato di energia e vibrazioni, educa lo sguardo; la linea, elemento chiave nella serie degli “Orizzonti”, delle “Rondini”, e ancora dei “Labirinti”, rappresenta il limen: confine tra cielo e terra, tra visibile e invisibile, tra pensiero e materia.
Il percorso espositivo si arricchisce della scultura Io arrivo dall’universo, opera che sintetizza il pensiero profondo di Dozio. È la figura di un uomo senza volto, tra le mani tiene un libro, in copertina campeggia il titolo dell’opera. Un invito alla riflessione sulla ciclicità della storia, sulla condizione dell’essere umano. Nato nel pieno della Seconda guerra mondiale, l’artista osserva, a ottant’anni di distanza, le medesime dinamiche distruttive: la scultura diventa allora un monito discreto, una denuncia sottile ma potente del ripetersi degli errori, della necessità di fermarsi e ripensare il nostro modo di abitare il mondo.
Negli ultimi decenni, Dozio ha continuato a reinventarsi senza mai tradire la propria coerenza poetica. Dalle celebri “Rondini” fino ai più recenti “Neutrini”, la sua ricerca si è spinta verso una sintesi sempre maggiore e l’elaborazione visiva di un’energia impalpabile, che mette in comunicazione il visibile e l’invisibile. I colori non sono mai accessori, ma vibrazioni pure, impulsi cosmici che travalicano la superficie della tela. Come lo stesso Dozio ha affermato: l’infinito non è sopra di noi, ma tra di noi, un presente sottile, da cogliere e abitare attraverso l’arte e la sinergia tra gesto e colore.
Immagine di copertina: Angelo Dozio. Dialogo con l’Infinito, installation view, Villa Borromeo D’Adda, Arcore, 2025 – Courtesy l’artista e ArteiN, ph. Federico Quartiroli
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