Marcel Duchamp, noto artista francese e giocatore di scacchi vissuto tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento, inventore dell’arte concettuale, fu tra i primi a cercare il remoto legame tra scacchi e pittura. Sulla stessa falsariga l’artista Simone Domeniconi sviluppa le sue opere uniche nel genere.
Simone Domeniconi fa danzare sulle sue tele re, regine, alfieri, cavalli, torri e pedoni.
Sono molteplici i soggetti che possono ispirare una sua opera, solitamente Domeniconi si prefigura nella mente un’immagine, questa può appartenere a un libro di storia dell’arte o a un cartello stradale che incrocia casualmente, altre volte può trattarsi di un’icona o di una immagine rimasta sepolta nella memoria dell’adolescenza dell’artista.
Definita l’immagine, inizia la ricerca della partita di scacchi, realmente disputata dai grandi campioni di questo gioco, da associare a essa. Il legame può essere di carattere storico, ludico, geopolitico, letterario o di altra natura. Lo step successivo è la scelta della mossa di quella partita, una mossa che deve trovare una sorta di armonia estetica con il soggetto dell’opera.
Domeniconi dice: “Mi sono accorto, negli anni, che la mia creatività è fortemente connessa all’idea del gioco, intensamente vissuto durante la mia infanzia”.
L’artista è fortemente legato a temi di sensibilità sociale che ha sviluppato con la maturità e che si riflettono nella sua arte, senza però dover rinunciare all’aspetto ludico legato alla spensieratezza dell’adolescenza.
L’arte e il gioco, in particolare quello degli scacchi, sembrano apparentemente due mondi distanti ma in realtà hanno un legame misteriosamente forte, che l’artista inconsciamente riporta nelle sue tele, alla costante ricerca di potenziali diramazioni che si dipanano da questi due mondi.
Immagine di copertina: Simone Domeniconi, RETI – LOEWY, Vienna 1910-2023 (dettaglio), scacchi e Tecnica Mista su Tavola – Courtesy l’artista
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