Il Simbolismo in Italia. Una grande mostra alla Fondazione Magnani-Rocca rivela la sua complessità

Installation view, Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, Fondazione Magnani-Rocca, 2026
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Se un tempo si poteva ritenere che il Simbolismo italiano fosse stato solo un’eco della seducente polifonia dell’arte mitteleuropea, negli ultimi anni, anche grazie a una serie di eventi espositivi incentrati proprio sul periodo di passaggio tra Ottocento e Novecento, è iniziata un’operazione di scandaglio del panorama nazionale che oggi approda a una significativa ridefinizione del tema.

L’azione di revisione critica e una più capillare ricerca sul campo, sollecitate anche dalla crescente attenzione del pubblico per i raffinati esiti dell’estetismo italiano, hanno portato gli storici dell’arte a indagare con una visione più aperta anche la produzione di autori meno noti, reperibili nel mercato antiquario, nei depositi museali o nel collezionismo privato, ancora particolarmente ricco di inediti da riscoprire. Quest’azione di ricerca accurata sta, dunque, consentendo di valorizzare autori, opere e codici di lettura che rivelano, pur nella complessità assunta dal fenomeno in terra italica, linee di sintonia con il quadro internazionale ben più salde e originali di quanto si ritenesse in passato.

Offre uno sguardo ampio e analitico in questa direzione la mostra  Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, che l’hanno allestita nella suggestiva Villa dei Capolavori della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo, nei pressi di Parma (fino al 28 giugno); un ambiente storico in piena risonanza con il progetto, tanto che il suo grande parco – dove si  affiancano aree all’italiana, all’inglese e ispirate al paesaggismo contemporaneo delle New Perennials – viene proposto come ultima sezione del percorso espositivo.

Il tema della natura, infatti, è uno degli aspetti principali di questa indagine che, pur non uscendo dalla ormai rituale struttura per sezioni tematiche, si propone anche di esplorarne i margini, non sempre così nitidi, ma per questo interessanti.  

Partendo dalla nota difficoltà di perimetrare il Simbolismo italiano, che fu indubbiamente animato da uno sguardo inquieto, ma spesso ancora conteso tra nostalgie, classicheggianti o veriste, e slanci prospettici verso le prime Avanguardie, i curatori non trascurano di individuare anche opere che del simbolismo hanno una vaga ispirazione, e autori che vi si approcciarono in maniera occasionale. L’intento dell’esposizione, che mette in scena una selezione di oltre 140 opere tra dipinti, sculture e grafiche, è infatti proprio quello di rendere visibile il peculiare valore che l’adesione alle tematiche e agli stilemi caratteristici di questa prolifica corrente internazionale assunse nello specifico contesto di una nazione come l’Italia, nata da poco e ancora molto legata al suo passato, ma già consapevole che la società stava  cambiando repentinamente. Pur in ritardo rispetto a esperienze di rinnovamento antiaccademico precoci, come quelle che si erano imposte in Belgio, in Francia e in generale in tutta la Mitteleuropa, il territorio italiano restava una meta estremamente attrattiva per tanti artisti stranieri che, soggiornandovi a lungo, diffondevano nel milieu artistico locale visioni e intenzioni altrove già radicate.


Installation view, Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, Fondazione Magnani-Rocca, 2026
Installation view, Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, Fondazione Magnani-Rocca, 2026

Fu così che – come ben documenta la mostra – presenze come quella di Arnold Böcklin e dei preraffaelliti attivi tra Roma e Firenze, di Max Klinger o della stravagante comunità dei Deutsch-Römer, furono di ispirazione e sollecitazione per i giovani artisti nazionali, ansiosi di guardare oltre le nostalgie identitarie dell’Accademia, ma anche  di ripensare completamente il rapporto della ricerca artistica con l’immagine del reale. Ecco allora il diffondersi di nuovi modelli, sfidanti, certo, idealizzati o visionari, ma anche ammalianti, come le seducenti presenze femminili che potevano finalmente sostituire contadinelle e madonnine ottocentesche. E, dalle perturbanti figure femminili esotiche ed erotiche ai nuovi paesaggi, che da rurali si facevano spettrali, posseduti da una Natura animata e arcana, gli echi del Romanticismo, dell’Espressionismo, dell’Art Nouveau e del Déco trovarono risonanze potenti o delicate in almeno due generazioni di artisti italiani, esordienti o affermati nel cruciale passaggio tra i due secoli, mentre la psicoanalisi si affermava come chiave di interpretazione del rapporto tra io e mondo.

Tra i tanti autori che  a questo rapporto furono particolarmente sensibili qui compaiono puntualmente Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria, Mariano Fortuny.

L’itinerario proposto dalla mostra, ben approfondito nell’ampio catalogo edito da Dario Cimorelli (con saggi dei curatori e di Alessandro Botta, Niccolò D’Agati, Mario Finazzi, Eugenia Querci, Sergio Rebora, Alessandra Tiddia), procede, dunque, per sezioni tematiche. Affiancando autori stranieri e italiani, in modo da rendere ben leggibili affinità e riverberi, ma anche le peculiarità individuali dei tanti che vollero affrontare esperimenti formali nuovi, senza perdere la propria riconoscibilità, l’allestimento scorre denso, con affondi su opere minute e colpi d’occhio scenografici sui pezzi di maggior impatto. L’esplorazione inizia dalla relazione con la letteratura, dannunziana ma non solo, e procede attraversando le iconografie del femminile, la spiritualità, il mito, il paesaggio, la storia, fino alle sperimentazioni nell’ambito dell’illustrazione e della grafica, con una selezione di stampe dove il segno nero cupo – quello di Alberto Martini su tutti – sembra voler tradurre visioni oniriche e sguardi sul vero nella stessa lingua interiore, essenziale e raffinata. E se l’articolazione tematica è in sostanza in linea con le precedenti esposizioni dedicate a questa corrente, la selezione delle sculture offre diverse sorprese, come il sognante Fauno di Giovanni Nicolini.

Ma potenti e inaspettate sono soprattutto le rappresentazioni pittoriche di figure femminili, a partire dal monumentale omaggio a Babilonia della Semiramide di Cesare Saccaggi, un’opera spettacolare tra preziosità materica e virtuosismi tecnici, non a caso scelta come immagine guida dell’evento espositivo. Bella e seducente è anche la Sirena di Aristide Sartorio, opera più conosciuta ma sempre smagliante nel contrasto tra il rosso infuocato della chioma e l’abbaglio smeraldino delle onde Liberty, mentre già proiettata nell’Art Déco è l’allucinata Salomè di Edgardo Sambo, forme plastiche in un corpo statuario e danzante in una magnifica cornice originale, opera così diversa dall’ipnotica fissità dello scudo di Medusa ad altorilievo dipinto, capolavoro anomalo di un Böcklin che reinterpreta Caravaggio. Spiccano i contrasti, come quello tra la neo bizantina Santa Lucia di Giulio Bargellini e la malinconica Saffo in riva al mare, dipinta in scala reale da Andrea Gastaldi. E se già questo non bastasse a farci  riconoscere il soffio di un travolgente respiro internazionale, ecco l’ironica Europa di Aroldo Bonzagni, che spudorata prende il Toro sacro per le corna e lo avvicina alla sua nudità sinuosa, invitandolo a rapirla. Ma a quel punto era già arrivato il 1914, e presto un altro rapimento avrebbe travolto l’Europa, segnando la fine di un’epoca tanto bella quanto irrequieta. 


Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915
A cura di Francesco Parisi e Stefano Roffi
14 marzo 2026 – 28 giugno 2026
Fondazione Magnani-Rocca – Mamiano di Traversetolo, Parma

www.magnanirocca.it
@magnanirocca


Immagine di copertina: Installation view, Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, Fondazione Magnani-Rocca, 2026


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