Anima Mundi (l’anima del mondo) è il termine filosofico usato dai platonici per indicare la vitalità della natura nella sua interezza, che viene assimilata a un solo organismo vivente.
Vi è un principio unificante da cui prendono forma i singoli organismi. Questi, articolandosi e distinguendosi ognuno secondo le proprie specificità, risultano tuttavia legati tra loro da questa comune “anima universale”.
Nel mese di settembre 2024, due diverse manifestazioni espositive, concepite in un dialogo stretto con i territori che le ospitano, danno testimonianza della medesima ratio animista che le pervade e che, indubbiamente, viene comunicata anche dalle opere esposte dagli artisti in mostra, quale proposta per affrontare e risolvere le contraddizioni e i conflitti della contemporaneità.
Panorama Monferrato, esposizione territoriale Site Specific organizzata dal Consorzio di Gallerie denominato Italics, e Manifesta15 Barcellona Metropolitana, quindicesima biennale nomade europea, rappresentano due diverse (ma anche affini) testimonianze di dialogo tra i luoghi e le comunità ospitanti e l’arte contemporanea ivi esposta.
In un modo più intimo, per i borghi del Monferrato, e in un altro decisamente più diffuso, in un’area periferica di una grande metropoli, l’arte contemporanea è uscita dai tradizionali spazi espositivi di musei e gallerie avvicinandosi a edifici magari in disuso ma vissuti dall’uomo di tutti i giorni: dall’operaio, allo studente, alla persona alla ricerca della spiritualità, da soggetti di sesso e razza diversi. Ognuna di queste persone ha potuto trovare negli spazi di queste esposizioni un luogo dove riconoscersi e ha potuto sentirsi parte di quell’unica “anima del mondo”.
Panorama Monferrato è un’esposizione d’arte antica e contemporanea che ha coinvolto i Comuni di Camagna, Vignale, Montemagno e Castagnole Monferrato. In questo territorio collinare, la tradizione contadina costituisce un patrimonio culturale unico, ed è proprio con questo patrimonio che il progetto espositivo ha inteso dialogare. Sono stati coinvolti vigneti, castelli e pievi e le loro genti nel periodo dal 4 all’8 settembre, in un percorso sviluppatosi in 16 sedi con il coinvolgimento di 63 artisti e 62 gallerie.
Il tema dell’esposizione si ispira ai principi de La civil conversazione, un testo scritto da Stefano Guazzo, pubblicato nel 1574, da cui si evince che alcune idee, nate proprio in Monferrato, sono state fondamentali per l’Europa tra il Cinquecento e il Seicento. Il testo racconta di un dialogo immaginario con un uomo affetto da malinconia, privato di ogni rapporto sociale dopo una lunga degenza dovuta a una pandemia.
L’amico medico Guazzo gli dimostrava come una comunità potesse vivere solo se capace di costruire una “civile conversazione” tra generazioni, in famiglia, strati sociali, cittadini e forestieri. Il dialogo è al centro dello sviluppo etico dell’uomo e della società. Per il curatore di Panorama Monferrato, Carlo Falciani, si tratta di “una mostra che sia anche una risposta alle fratture della storia che stiamo vivendo in questi tempo indicando una possibile via di mediazione e di composizione, attraverso idee nate proprio nel territorio che ci ospita”.
Nei vari Comuni sono trattati temi diversi: a Camagna il “lavoro e radici”, a Vignale il “ritratto ed identità”, a Montemagno la “caducità e morte”, a Castagnole la “sacralità dell’arte anche laica”. Nel primo Comune abbiamo visitato l’ex cottolengo e siamo rimasti impressionati dalla “forza leggera” del lavoro di Arcangelo Sassolino, un’incudine posata su una lastra di vetro a significare il nostro bisogno di resistere al cedimento: il vetro siamo noi (The Paradoxical Nature of life)! C’è anche una scatola parlante di Shimabuku che, nel raccontare la sua semplice vita da scatola, ci riporta a dei piaceri elementari, ad una semplice gioia dell’essere. I cementi di Giuseppe Uncini evocano un lavoro che diviene materia artistica per effetto di uno sguardo diverso. A Vignale troviamo i sofisticati ritratti di Alex Katz, quelli rurali di Ottone Rosai e quelli enigmatici di Romina Bassu. Le parole su feltro di Vincenzo Agnetti sono anch’esse ritratti e identità (“coprendosi il volto cercava di assomigliarsi”). A Montemagno, nel castello, la mongolfiera di Marco Bagnoli è un invito a trascendere spazio e tempo nel tentativo di superare la caducità dell’esistenza terrena. I voltoni scalea barocco ospitano il reperto di sale di Marzia Migliora messo in bacheca ed arpionato da un “vorace” essere umano. Il neon di Claire Fontaine “no present” è una riflessione critica sul concetto di futuro dell’umanità. A Castagnole, nella casa della maestra, le opere scultoree contrappuntistiche di Fausto Melotti, le impronte di Claudio Parmiggiani e lo stile life che pervade l’opera di Giorgio Morandi, evocano la sacralità dell’arte anche nella sua dimensione laica.

A Italics la mattina si fa colazione con gli artisti in appuntamenti mediati da curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, si fa merenda con i contadini, secondo la tradizione piemontese con la merenda sinoira che nutre anima e corpo. Italics ha premiato l’artista Paolo Icaro, da sempre profondamente legato a un linguaggio che dialoga con la natura (affine all’arte povera).
La Biennale Europea Manifesta15 ha – invece – scelto di trattare il tema delle fratture e dei conflitti della contemporaneità e delle modalità attraverso le quali “curare e curarsi”, “immaginare il futuro” per “equilibrare i conflitti” (questi i tre grandi cluster tematici), attraverso un’analisi del rapporto tra centro e periferia di una città metropolitana.
La periferia di Barcellona non è diversa da quella di tante città europee. L’intento dell’esposizione è quello di trattare, su scala diversa rispetto all’evento del Monferrato, questioni come la convivenza interraziale, la circolazione delle persone, le questioni ambientali, la crisi climatica, la cementificazione delle aree naturali, la biodiversità e la sopravvivenza delle specie autoctone.
Su questi temi il Comune di Barcellona ha svolto approfondimenti addirittura in una fase pre Biennale e ha investito sull’evento ben 5,2 milioni di euro. Il territorio interessato dall’esposizione si estende per 3.000 km quadrati in uno spazio popolato da più di 5 milioni di persone con significative disparità economiche, sociali e culturali.
Il centro storico ospita soltanto uno spazio prevalentemente d’archivio (sui temi della pedagogia catalana, immigrazione nera ed anticolonialismo) che è collocato nell’ex casa editrice Gustavo Gili nel quartiere dell’Ensanche. Interessante l’opera di Fernando Sancez Castillo (Red and Black football table of the May events), un calcio balilla ove i giocatori sono stati sostituiti con personaggi rivoluzionari e anarchici facendoci riflettere, anche, su come nasce questo gioco ovvero per intrattenere bambini e feriti ospitati nell’ospedale spagnolo Ex Hotel Colonia durante la Guerra Civile.
Non facile da raggiungere ma sicuramente affascinante e spiritualmente coinvolgente, è il sito delle Tre Ciminiere, la centrale termica di Sant Adria de Besos, chiusa nel 2011 e divenuta oggi monumento post industriale.
![Cani (Bruno e Tre) [Dogs (Bruno and Tre)], 2024 © Chiara Camoni. Photo © Manifesta 15
Barcelona Metropolitana / Ivan Erofeev](https://www.artein.it/wp-content/uploads/2024/10/05-Cani-Bruno-e-Tre-Dogs-Bruno-and-Tre-2024-©-Chiara-Camoni.-Photo-©-Manifesta-15-Barcelona-Metropolitana-_-Ivan-Erofeev-1-1024x683.jpg)
Per la prima volta le tre ciminiere sono state aperte al pubblico anche negli spazi interni e la “sacra famiglia dei lavoratori” e il suo “vasto spazio desertico” antistante affacciato sul mare (chiamato la spiaggia di Chernobyl) sono stati allestiti con suggestive opere Site Specific che ambiscono a indicare una direzione alternativa e nuova rispetto a quella della vecchia centrale (alimentata con l’inquinante carbone) quanto al rapporto tra uomo, ambiente e progresso tecnologico.
All’interno della centrale il lavoro di Kiluanji Kia Henda, la Foresta di Frankenstein, ci fa comprendere come la natura sappia rigenerarsi anche nelle condizioni più estreme, e nella stessa direzione suggestiva è la serra di Ugo Schiavi (Autotrophic Spectra) che propone un ecosistema tecno-organico che ammicca ad un immaginario post industriale.
Vi sono poi lavori realizzati con gusci di cocco e incisi sulla terra a rappresentare la necessità di recuperare un rapporto più profondo con l’ambiente. Giunti all’ultimo piano della centrale siamo avvolti dalle lunghe tende bianche di Asad Raza; l’artista nord-americano mescola nel suo lavoro influenze orientali. Il neon di Claire Fontaine “when women straich the world stop” è una riflessione sull’impatto politico della voce delle donne lavoratrici metafora della forza – comunque – di tutte le donne. Vicino all’aeroporto di El Prat si trova la sede espositiva di Casa Gomis, un edificio di architettura razionalista ove un tempo si davano convegno gli intellettuali dell’Intellighenzia Catalana antifranchista.
La villa è concepita come un’unica opera comprensiva dei suoi arredamenti modernisti e delle opere tra le quali i cani dell’italiana Chiara Camoni, il video della performance di Ana Mendieta travolta dal mare come tutti i cubani che cercano di raggiungere le coste americane e il neon di Enrique Ramirez (Para construir un jardín necesitamos de un trozo de tierra y la eternidad). L’artista ha preso le parole del suo lavoro da Gilles Clément un giardiniere, un architetto dell’ambiente e uno scrittore che ha sviluppato la teoria del “giardino planetario” in risposta ai fenomeni della globalizzazione. Secondo Clément l’umanità deve assumere il ruolo di giardiniere e guardiano del pianeta.
La spiritualità quale necessario percorso per un rinnovato rapporto tra gli esseri viventi e l’ambiente che li ospita è alla base dell’atmosfera che il Monastero benedettino di San Cugat crea intorno a colui che lo visita. Anche le opere ivi collocate trasmettono questa tensione. L’Adamo ed Eva primordiali di Simon Fattal, le performance che rimandano ai riti dei monaci buddisti nelle immagini fotografiche di Judy Chicago e il video della danza che “abbatte le distinzioni di sesso” di Wu Tsang (in mostra anche al MACBA) sono poesia e cura per l’anima.
Nella Playa del Coco a Badalona, alla Porxada di Granollers, il francese Felix Blume ha collocato 500 piccoli trasmettitori appesi al soffitto dell’antico mercato all’aperto che emettono il costante ronzio di 500 api. Ascoltandone il suono ci chiediamo se si tratti di un vero ronzio o dell’avvicinarsi di aerei nemici.
Vi sono anche altri spazi espositivi, sempre collocati nella periferia della città metropolitana, tra i quali va segnalato anche l’ex carcere franchista di Matarò (anch’esso oggi rivissuto in una nuova veste culturale). Il nostro lungo viaggio partito dalle colline del Monferrato e giunto alle coste della metropoli catalana ci ha permesso di scoprire luoghi diversi, sacri, rurali, industriali e perfino post industriali. Ciascuno di questi luoghi ci ha raccontato una storia e ci ha permesso di conoscere l’umanità che li ha abitati.
L’arte che oggi li ospita ne restituisce memoria e traccia, anche, una direzione mirata a dare un senso ad una molteplicità di contraddizioni trasversali che hanno attraversato oltre che i luoghi, anche il tempo e lo spazio oggi sede d’arte.
Attraverso l’arte, quindi, questi singoli “organismi disarticolati” ritrovano la loro unicità in una sola ANIMA MUNDI.
@italics.art | @manifestabiennial
Immagine di copertina: Panorama Monferrato 2024 – Courtesy Italics, ph Cosmo Laera
Scopri qui i contenuti esclusivi di ArteiN!