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Marzia Spatafora

Nel cuore di Milano, a due passi dalla Scala c’è un gioiello architettonico custode di opere d’arte sensazionali: il Museo Poldi Pezzoli. Annalisa Zanni, storica dell’arte, lo dirige ormai da più di vent’anni facendone un prestigioso punto di riferimento per la città di Milano e per gli appassionati d’arte. Nel dopopandemia il Museo ha scelto di ospitare una suggestiva mostra, “La Forma del Tempo”, curata da Lavinia Galli. Un viaggio che dal Medioevo conduce all’età moderna attraverso preziosi orologi di ogni genere che segnano l’inscindibile rapporto uomo-tempo. “La Mostra, che il Museo ha deciso di organizzare in questo che è diventato un periodo ‘difficile’”, spiega Annalisa Zanni, “vuole provare a rispondere a numerosi quesiti e domande che ci si sta ponendo sul significato del tempo nel suo incessante fluire”. Il Museo Poldi Pezzoli fa parte dell’affascinante realtà milanese delle Case Museo, dove la storia incontra l’arte.

 

Poldi Pezzoli
Lo Scalone Antico del Museo. ©Museo Poldi Pezzoli

Come nasce questo prezioso Museo nel cuore di Milano?
Il Museo Poldi Pezzoli nasce dalla lungimirante e preziosa azione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), collezionista appassionato che, fin dal 1861 – quasi vent’anni prima della sua morte – aveva redatto un testamento con cui stabiliva la creazione di una Fondazione Artistica “ad uso e beneficio pubblico in perpetuo”: una realtà che prende vita, dunque, da un patrimonio privato, per poi divenire un inestimabile bene a disposizione della città di Milano – e non solo – accompagnando quest’ultima lungo l’intero corso della sua storia. Le diverse vicende vissute dal Museo, anche dopo la scomparsa del suo fondatore, infatti, quali le ferite provocate dalla bomba incendiaria che distrusse in buona parte le strutture architettoniche del palazzo nell’agosto 1943 – lo hanno sempre trovato capace di tener fede alla volontà del grande collezionista milanese, continuando ad arricchire le collezioni di opere sia di pittura che di arti decorative. La sua Casa Museo, dove ogni sala intendeva immergere il visitatore nella storia del passato attraverso le decorazioni parietali e le sontuose collezioni, si caratterizza come saldo punto di riferimento della storia del gusto e dell’ambiente storico-artistico milanese della seconda metà dell’Ottocento. Fino al XXI secolo, con la Sala d’armi quale opera d’arte globale di Arnaldo Pomodoro.

Dirigere un Museo così prestigioso richiede competenza e preparazione, ci racconta il suo percorso?
Dopo oltre vent’anni alla guida di questo prezioso museo, posso dire che il ruolo di direttore è molto cambiato e questo è stato per me un percorso affascinante e sempre nuovo, ricco di stimoli. Da storica dell’arte a tempo pieno, con incursioni nella didattica – un’esperienza che ogni persona che lavora in un museo dovrebbe intraprendere per saper ascoltare e poi parlare ai vari pubblici cui si trova di fronte –, ho poi affiancato, alla curatela delle mostre e agli allestimenti museografici, il fund raising e la promozione e valorizzazione del Museo e del suo “brand”. Oggi lo staff scientifico e di comunicazione, valorizzazione, promozione è assolutamente fantastico e ho ritenuto opportuno che vi fossero presenti tutte le età, per saper usare il giusto linguaggio, intercettando gli interessi sempre più diversificati che il pubblico dimostra di possedere.

 

La Sala Nera del Poldi Pezzoli. ©Museo Poldi Pezzoli.

 

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