Dall’Arte Concettuale al ritorno alla pittura. Nel segno di Franca Pisani

Franca Pisani, Archeosegno, 2017 - Courtesy l'artista
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Alberto Dambruoso, curatore della mostra, ci introduce nel mondo di Franca Pisani. 

Franca Pisani è stata una delle ultime protagoniste dell’Arte Concettuale e, allo stesso tempo, una delle prime artiste che ha saputo superare quella stagione “cerebrale” dell’arte manifestatasi tra la metà degli anni Sessanta e la fine dei Settanta, attraverso il recupero della pittura e in generale di quei mezzi a essa connessi che erano venuti meno nel periodo in cui erano in voga i cosiddetti “concettualismi”.  A poco più di un anno dall’importante conferenza che ha tenuto presso il Museo degli Uffizi, invitata a parlare dei progetti da lei ideati e portati avanti negli anni Settanta, evento che di fatto ne ha riconosciuto il suo fondamentale apporto nelle ricerche artistiche di quegli anni, il Comune di Pietrasanta, città dove risiede l’artista da qualche anno, ha deciso di dedicarle una mostra in occasione dei suoi cinquant’anni di attività artistica.

L’esposizione, che si prefigura come un’antologica, è allestita in diversi spazi dell’ex complesso ecclesiastico di Sant’Agostino a partire dal 26 ottobre 2024 con termine mostra il 9 febbraio 2025. 

Diversi sono i temi e le tipologie di opere presenti: si va dalle opere realizzate durante il periodo del Concettuale (Album Operozio e Manumissio) a quelle degli anni 2000 e 2010 incentrate sul segno di marca astratta con dei rimandi anche alla Poesia visiva (branca dell’Arte concettuale di cui aveva fatto parte l’artista negli anni Settanta avendo avuto come maestri Eugenio Miccini e Ketty La Rocca) e, infine, due recenti progetti: uno dedicato alla flora marina e l’altro, ultimo in ordine temporale e appositamente pensato per questa mostra, incentrato sulla figura femminile, inquadrata da Pisani in una prospettiva storica sia presente sia futura.

Nella Sala dei Putti è esposto Album Operozio del 1976, realizzato in carta pergamena, pubblicazione manuale indipendente presente nelle seguenti collezioni: Biblioteca Hertziana di Monaco,  Yale University del Connecticut, Museo Nacional Centro Arte Reina Sofia di Madrid e Università La Sapienza di Roma. Nel gennaio 1977 Il direttore del Centre Pompidou di Parigi, Pontus Hulten, invitò Franca Pisani all’inaugurazione del Museo Richiedendo espressamente di esporre in mostra Album Operozio, esempio di creatività artistica libera e incondizionata. Album Operozio è sostanzialmente un libro d’artista creato attraverso una metodologia tipica del linguaggio concettuale che consisteva nell’invitare una serie di artisti della sua generazione o più anziani a inviare all’artista stessa un progetto artistico via posta. Sempre alla Sala dei Putti verrà esposto il progetto sperimentale Manumissio, pubblicazione del 1977 curata da Enrico Crispolti, sorta di manifesto che si prefigge un allontanamento dall’arte concettuale a vantaggio di un ritorno al manufatto. Manumissio è di fatto un manifesto di artisti concettuali che utilizzavano i materiali poveri dell’arte quali la terracotta, la carta, il legno, il ferro, la scrittura in vista di un superamento del concettuale dogmatico e rigido al fine di un ritorno a una pratica artistica che pone al centro l’individuo attivo e libero da legacci ed etichette mentali. Con Manumissio l’artista torna a essere promotore di sé stesso come individuo unico e diverso.  

Franca Pisani, Lontano dall'ego, 2024 - Courtesy l'artista
Franca Pisani, Lontano dall’ego, 2024 – Courtesy l’artista

Nel chiostro trovano posto le opere realizzate da Franca Pisani dopo il suo allontanamento dal concettuale. Queste opere si sviluppano a partire da un segno di matrice astratta.  L’artista ha dato vita di fatto a un personale linguaggio che sembra risalire alla notte dei tempi.  Nel creare queste opere, che diventeranno anche tridimensionali come nel caso della scultura, Archeosegno, l’artista agisce come in una sorta di trance e il segno si fa automatico come nelle pratiche surrealiste.  La natura del segno di Franca Pisani è ancestrale perché dentro di essa agiscono gli impulsi dell’inconscio collettivo che per natura attingono ai recessi più reconditi e atavici della nostra psiche. L’andamento del segno non è regolare ma incerto. Esso procede a zig zag, accavallandosi e attorcigliandosi.  Nonostante questo intreccio irregolare esso riesce però a mantenere una sua struttura intrinseca che ne garantisce una forte valenza espressiva.                                                    

Nella vicina Sala del Capitolo trova spazio un’altra sezione della mostra, sospesa fra arte e scienza, con lo scopo di rendere partecipe la comunità dell’importanza e oltreché della bellezza della flora marina. Nel dare alla luce questo progetto l’artista ha selezionato decine di tipi di alghe da tutto il mondo, studiandone le diverse proprietà e caratteristiche. In questa serie di opere il segno da astratto si fa naturalistico, assecondando le forme reali delle alghe. Il segno filamentoso segue la natura  così come il colore che si manifesta nelle sue gamme più vivaci e splendenti. Sono colori che potremmo definire di marca espressionista, che si stagliano dal fondo scuro del mare grazie all’accensione provocata dai raggi solari che penetrano in profondità colpendo la flora subacquea.

Infine, all’interno della chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, luogo centrale dell’esposizione, sono installati i dieci teleri che Franca Pisani ha realizzato appositamente per questa mostra insieme alla scultura Archeosegno che pone in relazione due momenti distinti della sua ricerca, generando un gioco di rimandi tra passato e presente. Il fil rouge che unisce questi nuovi lavori è il mondo femminile che l’artista aveva già interiorizzato fin dai tempi della sua formazione negli anni Settanta (periodo delle contestazioni femministe all’interno di una società prettamente maschilista) anche grazie alla conoscenza in prima persona di un’artista come Ketty La Rocca che aveva incentrato la sua ricerca in ambito performativo proprio sul ruolo della donna nella società. Nel dar vita a questo progetto Franca Pisani è partita dal fondo scuro, dall’ombra caravaggesca, in modo da far emergere, in chiave simbolica, la luce radiosa proveniente da ogni singola figura femminile rappresentata. Le donne raffigurate da Franca Pisani in questi grandi teleri sono le eroine silenziose di tutti i giorni. Sono le nostre madri che ci hanno cresciuto, quelle che hanno rinunciato alla carriera per amore dei figli e dei propri compagni, quelle che hanno combattuto per i propri sacrosanti diritti all’interno di una società che tuttavia non le considera ancora pari all’uomo. 

Franca Pisani, Timbro d'artista, 1976 - Courtesy l'artista
Franca Pisani, Timbro d’artista, 1976 – Courtesy l’artista

“Le donne che ho inteso rappresentare in questi grandi teleri – afferma l’artista – sono le donne del presente ma anche quelle del futuro senza dimenticare allo stesso tempo quelle del passato: dai simboli femminili più alti alle donne più umili, dalle donne di casa alle grandi artiste che in ogni tempo sono state le cantrici della cultura e della libertà. Perché non vi può essere libertà senza cultura e alcuna cultura senza libertà. Potrei fare tantissimi nomi attraversare epoche per arrivare sempre a un risultato: l’importanza delle donne non nella nostra società, ma in tutte le società, quindi io rappresento o almeno intendo presentare nei miei teleri e nei miei quadri le donne comunque e ovunque esse siano state o sono”. Il segno forte e deciso che contorna tutte le figure non è dissimile da quello di cui si è servita l’artista per creare il progetto delle alghe. Stesso discorso si può fare del colore che raggiunge quei toni squillanti che possiamo notare anche nel progetto delle alghe. Sono le gamme cromatiche dei paesaggi della sua Maremma: i gialli intensi dei girasoli di Van Gogh come se ne incontrano tanti nei campi della Maremma, i rossi vermiglio del tramonto, gli azzurri cobalto del cielo e i verdi turchese del mare d’estate.

La visione complessiva che ne deriva è quella di una gioiosa vitalità che si espande e contamina tutto l’ambiente circostante e che ricorda, anche per via dei colori squillanti, la serie di opere dedicate da Monet al Mediterraneo dal titolo Joie de vivre.

Franca Pisani è riuscita così a fondere etica ed estetica, portando all’attenzione temi di grande attualità con quell’eleganza del tratto unito a una sapiente combinazione dei colori che da sempre la contraddistinguono.


@pisani.franca

Immagine di copertina: Franca Pisani, Archeosegno, 2017 – Courtesy l’artista


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