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Flavia Vago

Il tuo motto?

Festina lente (già usato, ma non abusato).

Il designer che ammiri?

Primo Lanciotti, fabbro di Civitanova Marche con grande esperienza in gabbie per galline ovaiole e che per me ripristinò la forgia al fine di realizzare la sedia Suspiral, nel 1982.

Lo stile pittorico che preferisci?

Quello delle grotte di Lascaux.

Il linguaggio del Codex è misterioso. Qual è il grande mistero dell’arte?

Tutto è Mistero e il Codex non è che un piccolo memento di ciò (non meme, per carità), in un’epoca di distrazioni di massa.

Il ricordo più bello della tua carriera?

Nella campagna umbra con mia nonna, che mi faceva riconoscere le erbe edibili, camminando nei prati.

Il primo disegno che hai realizzato per il Codex?

Dei corpi umani con protesi meccaniche… quasi cyborg.

E quello di cui vai più fiero?

Quello che devo ancora fare, ovviamente.

 

Luigi Serafini
Luigi Serafini nella sua Camera delle meraviglie con alcune sculture.

 

Il complimento che ti ha più emozionato?

Un bambino che nel 2007 al PAC di Milano, davanti alla Donna-Carota, esclamò: “Mamma, questa è una Sirena dell’orto!”.

Un consiglio che hai messo in pratica?

Mai ascoltare i cosiddetti critici, specie se sono artisti mancati, come quel tale che mi pare si chiami Bonami.

La raccomandazione che faresti a un giovane artista?

Non pensare a soldi/successo, ma osservare come si muove la mano sulla carta o sulla tela, perché o l’artista è un medium, oppure è un fesso che farebbe bene a cercarsi un posto fisso.

Un luogo particolare dove vorresti esporre?

La Miniera di Porto Flavia nel Sulcis-iglesiente, con ingresso dal mare.

L’artista contemporaneo con cui ti piacerebbe collaborare?

Jamian Juliano-Villani.

Una materia che proprio non sopporti?

La Materia Oscura e mi chiedo perché non vuole emettere radiazioni elettromagnetiche… e neanche per gli artisti!

L’aggettivo che più ti rappresenta come artista?

Bohème… ma, attenzione, nel senso di Boh…

La scelta artistica più pazza che hai fatto?

Non posso rivelarla, perché è un segreto professionale.

Il più grande rimpianto da artista?

La sensazione di non avere usato al 100% il tempo messomi a disposizione dal Fato…ma sto cercando di recuperare nei tempi supplementari!

La più grande paura da artista?

La minaccia di Clemente VII di non finanziarmi più, dato che me la prendevo comoda con la scusa che quel grande affresco rappresentava una Parusia.

E il desiderio più grande?

Mettere su una struttura galleggiante la Fontana dei Quattro Fiumi che realizzai per Innocenzo X e fare un grand tour alle foci dei quattro fiumi, Nilo, Danubio, Gange e Rio de la Plata.

La tua scintilla creativa?

Mai saputo dove si accende: assolutamente imprevedibile.

Puoi salutare i nostri lettori con una frase in linguaggio serafiniano?

NMNSI NAGSLLN KT NLLAKALA.

 

 

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