Fino al 4 ottobre 2026, Fondazione Luigi Rovati ospita a Milano la mostra Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso, a cura di Salvatore Settis.
Lo scarto temporale che si frappone tra un momento e un altro della storia può rivelare di per sé i fattori che di quei periodi rappresentano la continuità. Ed è tutt’altro che imbarazzante azzardare oggi una lettura estetico-formale di questo tipo, malgrado l’inno incompiuto della nuova era, la nostra, volenterosa di professi cambiamenti essendo incapace di reincontrare le proprie radici. Poiché se di storia si deve parlare, resta il fatto poco conservatore di una tradizione, che lungi dall’essere una ripetizione o emulazione di forme, si manifesta in realtà quale rinnovamento di ciò che è stato appreso in rapporto alle urgenze di una specifica epoca.
La mostra Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica, a Warburg, a Picasso va dunque guardata più che con spirito passatista, come una delle maniere privilegiate per entrare nella profondità del nostro presente. Per cercare di cogliere nello sfacelo culturale l’ipotesi di una linea di congiunzione con l’antico, la quale potrebbe aiutare a liberarci dalle catene didascaliche dell’attualità.
Il presente è ciò che conta, potremmo dire, come luogo dato in cui si è e si cammina; si vive e si apprende, si cerca e si dimentica. Eppure, perché focalizzarsi oggi sulla fronte di un sarcofago romano databile al 170-180 d.C., appartenente alla collezione Brenta-Torno di Milano e raffigurante La morte di Meleagro? Posto per la prima volta in rapporto diretto ai rilievi laterali originali conservati al Museo Archeologico di Firenze, il sarcofago enuncia l’episodio mitico mediante sequenze narrative, dalla caccia al cinghiale di Calidore, al conflitto con gli zii, fino alla morte dell’eroe causata dalla madre Altea. Ed è qui che la storia si apre, con l’arrivo sulla scena di una figura femminile con le braccia protese all’indietro in segno di disperazione.
Un gesto attorno al quale ruota l’intero impianto espositivo. Annunciato nella sua origine di età romana in un vaso d’argento, presente in mostra e proveniente da Pompei (ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), il gesto scompare poi per mille anni. Come se in quel solco non fosse accaduto nulla. Un fatto di memoria, probabilmente, ma di quella memoria acquisita e assimilata. Forse divenuta un tutt’uno con la cultura. Tramandata, messa di lato, scomparsa e vista, o rivista. Sta di fatto che Aby Warburg – come rappresentano le tre tavole, anch’esse in mostra, del suo Bilderatlas Mnemosyne (tavole 5; 42; 44) – fu tra i primi a riconoscere come fonte la figura del dolente nei sarcofagi di Meleagro e la sua riattivazione a distanza di mille anni.
Lo studioso di Amburgo lo aveva contestualizzato a un riuso più tardo, in un monumento funebre del 1485 ca. attribuito a Giuliano da Sangallo, quale esempio lampante di Pathosformel, ossia come un caso di trasmissione delle forme espressive dell’antico. Qualcosa che permane. Che c’è e c’è sempre stata, pronta alla ricomparsa già prima di Sangallo, nella Stage degli innocenti di Nicola Pisano (Pulpito del Duomo di Siena, 1265-68) e nella Deposizione affrescata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova (1304-1306 ca.).
Insomma, più che di documenti tramandati, si tratta di esperienza e di conoscenza. Da qualche parte, ad un certo punto della storia il gesto del dolente è stato visto, nel suo periodo di silenzio, e da visto è stato riconosciuto. Compreso come fosse già quasi assimilato, come parte di un trascorso culturale che in qualche modo ha continuato ad agire. Una memoria che giunge fino almeno a Picasso, al suo Guernica (1937) e nei disegni preparatori dello stesso dipinto. Come se anch’esso volesse essere guardato alla maniera antica, e dunque contemporanea. Per una narrazione che ancora una volta conferma nella temporalità della storia il nodo estetico della forma e della memoria.
Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica, a Warburg, a Picasso
a cura di Salvatore Settis
13 maggio 2026 – 04 ottobre 2026
Fondazione Luigi Rovati, Milano
www.fondazioneluigirovati.org
@fondazioneluigirovati
Immagine di copertina: Exhibition view, Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica, a Warburg, a Picasso, Fondazione Luigi Rovati, Milano, 2026. Ph. Daniele Portanome per Fondazione Luigi Rovati
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