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Life Dances On: Robert Frank in Dialogue. Museum of Modern Art, New York

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La mostra Life Dances On: Robert Frank in Dialogue, la prima personale dell’artista al MoMA, celebra i sei decenni di attività creativa che seguirono la pubblicazione di The Americans (1958), il libro fotografico che rivoluzionò il linguaggio della fotografia.

Coincide con il centenario della nascita di Frank e include circa 200 opere tra fotografie, film e libri d’artista, molte delle quali mai esposte prima, offrendo una panoramica del suo percorso artistico e del profondo legame con luoghi e comunità, in particolare con New York.

Il titolo della mostra, tratto dal film omonimo del 1980, riflette la capacità di Frank di raccontare la vita attraverso l’arte. Questo film, ambientato tra New York e Cape Breton, esplora il modo in cui le relazioni e i luoghi plasmarono la sua visione. Per Frank, New York non fu solo una città ma una fonte inesauribile di ispirazione e un palcoscenico per la sperimentazione creativa. La Fifth Avenue, i loft artistici e le strade animate offrirono il contesto per molte delle sue opere più iconiche, segnando un dialogo continuo tra la vita urbana e la sua estetica.

Nel 1958, dopo aver completato The Americans, Frank iniziò a esplorare nuove direzioni. A New York fotografò i passanti dalla finestra di un autobus lungo la Fifth Avenue, creando sequenze che catturano il movimento e le transizioni della città. Queste immagini segnarono una svolta verso un approccio più narrativo, dove le fotografie non erano più isolate ma parte di un flusso visivo. Parallelamente, il contatto con la vivace scena artistica newyorkese, popolata da figure come Willem de Kooning, influenzò profondamente il suo processo creativo. Frank riconobbe che questi artisti non solo lo ispirarono stilisticamente, ma gli mostrarono l’importanza di seguire l’intuizione, dando forza alla sua convinzione che l’arte fosse una questione personale e autentica.

New York fu anche il luogo dove Frank si avvicinò al cinema. Nel 1959, co-diresse Pull My Daisy con Alfred Leslie, un film girato in un loft di Manhattan che coinvolse artisti e poeti della Beat Generation come Jack Kerouac, autore della narrazione. Questo lavoro rifletteva lo spirito ribelle della controcultura newyorkese e segnò l’inizio di un periodo in cui Frank esplorò il confine tra documentario e finzione. Nel suo lungometraggio Me and My Brother (1968), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Frank combinò materiali documentari e narrativi per interrogarsi sul ruolo dell’individuo nella società, un tema che emerge anche dalle sue fotografie di proteste politiche e momenti di cambiamento sociale catturati in quegli anni.

Robert Frank, Sick of Goodby’s, 1978, The Museum of Modern Art, New York. Purchase. © 2024 The June Leaf and Robert Frank Foundation
Robert Frank, Sick of Goodby’s, 1978, The Museum of Modern Art, New York. Purchase. © 2024 The June Leaf and Robert Frank Foundation

Nonostante il trasferimento a Cape Breton negli anni Settanta, New York rimase un punto di riferimento. Le sue visite alla città furono frequenti, spesso per completare progetti artistici che continuavano a riflettere il suo rapporto con la metropoli. In questi anni, Frank iniziò a incorporare nelle sue opere materiali più immediati, come le Polaroid, e tecniche sperimentali, come l’incisione di parole sui negativi. Questo periodo segnò una svolta verso un’arte più intima, dove la città diventava non solo un soggetto, ma un luogo di ricordi e riflessioni.

La mostra esplora anche il rapporto tra Frank e gli ambienti domestici di New York, in particolare negli ultimi anni della sua vita. I suoi appartamenti divennero spazi creativi dove oggetti quotidiani come figurine, cartoline e fotografie passate si trasformavano in narrazioni visive. In opere come The Lines of My Hand (1972), Frank intrecciò immagini e testi per costruire un dialogo tra il passato e il presente, usando la città come sfondo emotivo per le sue esplorazioni artistiche. La mostra evidenzia come New York abbia rappresentato per Frank un luogo di continua evoluzione. Qui, tra la velocità della vita urbana e la quiete di spazi personali, l’artista ha costruito una pratica che attraversa fotografia, cinema e libri, sempre al confine tra realtà e immaginazione. Come dichiarò lui stesso: “La verità è da qualche parte tra il documentario e la finzione, ed è ciò che cerco di mostrare.” New York, con la sua energia e le sue contraddizioni, ha alimentato questa ricerca, rendendo la città non solo un palcoscenico ma una musa per la sua incessante sperimentazione.

Oggi, a cento anni dalla sua nascita, Life Dances On celebra il genio di Frank, un artista che ha saputo reinventarsi continuamente, creando un dialogo profondo tra la città, la sua arte e la sua vita.


Immagine di copertina: Robert Frank, Mabou, 1977, The Museum of Modern Art, New York, Gift of Robert and Gayle Greenhill. © 2024 The June Leaf and Robert Frank Foundation


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