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a cura di Paolo Sciortino, Alessandro Riva, Giuditta Elettra Nidiaci (GEL)

Il sistema è morto? E se sopravviverà, cosa cambierà dopo la pandemia? Rispondono quaranta tra artisti, critici e galleristi

 

Tra apocalittici e integrati, positivisti e negazionisti, nostalgici e futuristi, c’è chi vede nero e chi è ottimista a oltranza, chi spera in un ritorno alla normalità e chi intravede un’opportunità per migliorare o per voltare pagina. Il parterre del sistema dell’arte italiano prende la parola sugli effetti del fattore Covid sui meccanismi vitali dell’economia dell’arte. Artisti, critici, galleristi e operatori culturali del sistema sono chiamati ad articolare nuove visioni, inedite strategie, originali punti di vista. La realtà ha cambiato direzione, le conclusioni sono ancora tutte da tirare. Ecco le prime rotte di una mappa nuova, ancora tutta da scrivere.

 

L’immagine è stata realizzata appositamente per la nostra inchiesta da Riccardo Pirrone, CEO e Creativo di KiRweb e Social Media Manager della Taffo Funeral Services. Courtesy Riccardo Pirrone.

 

CREDO NELLA “VARIANTE RACKETE” – Vittorio Sgarbi, critico

L’arte e il suo sistema non muoiono mai. Casomai si possono trasformare, non credo che Il Covid possa fare un danno grave. C’è sempre uno che dipinge, uno che vende e uno che compra, ci saranno sempre personalità imprenditoriali che fanno passare quello che una convenzione critica ha stabilito debba andare. Se ci sei dentro ci sei dentro. Poi, non si capisce la ragione perché uno sia fuori e uno dentro. Il sistema è fatto da circa 50 mila persone, il resto è massa. Il sistema di mercato è una specie di lotteria. Noi siamo interessati a una idea romantica dell’arte. L’artista è un profugo in attesa di una Ong che lo raccolga. Parti da una terra di disperanza e se arriva Carola che ti raccoglie bene, altrimenti muori. Io credo nella “variante Rackete”, del resto il nostro compito, fin da quando siamo partiti, è sempre stato quello di una Ong per profughi dell’arte. Certo, collezionisti meno legati alla moda aiuterebbero. Anche se non riesco a vedere un passaggio storico. Può darsi che la perdita di riferimenti legati ad alcune personalità garantisca maggiore capillarità, maggiori opportunità per artisti di valore.

 

Meme arte covid 1
Meme di Giulio Alvigini, Make Italian Art Great Again. Courtesy Giulio Alvigini.

 

IL SISTEMA NON MUORE. NON ESISTE – Rossana Ciocca, gallerista

Il concetto intrinseco di fare sistema è quello di mettere tutte le risorse in un’unica direzione per arrivare ad ottenere dei risultati,  cosa che negli ultimi trent’anni certamente non è stata fatta. A partire dalle Istituzioni, fino ai più piccoli operatori di settore, al sistema fieristico e a quello museale, ogni energia lavorativa  ed economica ha sempre preso una direzione esterofila, senza mai veramente costruire le fondamenta o le basi di un vero sistema. Per cui la mia risposta è semplice: se non esisteva un vero sistema dell’arte, non può evidentemente essere morto. Mi auguro ovviamente che finalmente si possa fare sistema, sono spesso le grandi crisi economiche e sociali che permettono alla società di cambiare spostandosi da situazioni stagnanti e barocche.

 

Meme di Giulio Alvigini, Make Italian Art Great Again. Courtesy Giulio Alvigini.

 

SIAMO IN AGONIA, NON PERDIAMOCI – Vanni Cuoghi, artista

Il sistema dell’arte italiano, così come l’abbiamo conosciuto, gode di pessima salute ed è agonizzante, per l’incapacità proprio di… fare sistema. Una spinta in senso inverso viene da iniziative come quella di Italics Art and Landscape, consorzio di galleristi che cercano di fare quadrato con lo scopo di valorizzare il patrimonio italiano antico e contemporaneo. Il problema, comunque, risiede nel mutato senso di “valore” che viene attribuito all’arte e che, oramai, ha una valenza solo di ordine economico. Le piattaforme digitali sono diventate uno strumento molto importante a cui far riferimento e lo stesso vale per i social. La tecnologia ci è venuta in soccorso per colmare le distanze imposte dallo stato attuale delle cose, ma non dobbiamo cadere nell’inganno che essa possa sostituire completamente le relazioni vis à vis.

 

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