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Il tempo della fotografia. Torino in tre mostre, un racconto scritto con la luce

LINDA FREGNI NAGLER. ANGER. PLEASURE. FEAR., exhibition view, GAM di Torino, 2025 - Ph. Studio Gonella
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A Torino la fotografia è un linguaggio che si conosce bene. Nelle sale della GAM, di CAMERA e delle Gallerie d’Italia, tre mostre compongono un racconto unitario sulla visione, attraversando archivi, corpi, costruzioni del reale. È un itinerario che mette in scena lo sguardo contemporaneo nelle sue tre tensioni fondamentali: conservare, testimoniare, reinventare.

Alla GAM, Anger Pleasure Fear segna la prima grande antologica italiana di Linda Fregni Nagler, a cura di Cecilia Canziani, curatrice che sarà protagonista anche del prossimo Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026. La sua fotografia è un gesto di salvataggio: raccoglie frammenti dispersi del visibile, li osserva, li rimette in circolo. The Hidden Mother, un’installazione di 997 dagherrotipi, racconta la presenza che si nasconde per rendere visibile l’altro, la madre occultata dal drappo che sostiene il figlio. In Vater, la violenza rituale dei duelli studenteschi diventa metafora della memoria ferita del secolo scorso. Nagler trasforma il collezionare in una forma di pensiero: un’azione che interroga la materia stessa dell’immagine, la sua capacità di trattenere l’assenza. Ogni fotografia è una soglia tra il documento e il fantasma, un modo per restituire senso al tempo.

A pochi isolati di distanza, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia dedica una grande retrospettiva a Lee Miller, figura centrale del Novecento. Dalla Parigi surrealista alla Londra bombardata, Miller attraversa la storia con uno sguardo che muta ma non arretra. La mano che giocava con la luce di Man Ray diventa presto lo strumento di una reporter che entra nel cuore della guerra, dai campi di concentramento alle rovine dell’Opera di Vienna. La sua fotografia è insieme desiderio ed esperienza, bellezza e orrore. Nel ritratto della giovane soprano che canta tra le macerie si compie la riconciliazione impossibile tra devastazione e speranza: la cultura come atto di resistenza. In Miller, l’immagine è sempre corpo, esperienza, responsabilità etica. Guardare diventa un modo di restare vivi dentro la storia.

Alle Gallerie d’Italia, Jeff Wall porta la fotografia nel territorio della costruzione mentale. Le sue scene illuminate in ListenerEventIn the Legion sembrano sottratte al tempo, sospese in un realismo artificiale. Wall definisce il suo linguaggio “quasi-documentario”: fotografie che assomigliano al vero ma nascono da una scrittura visiva controllata, da una drammaturgia della luce. Qui la verità non è un dato, ma un processo che coinvolge chi guarda. Ogni immagine diventa un palcoscenico dove l’ambiguità del quotidiano si rivela nella precisione del dettaglio. Il silenzio delle sue opere non è assenza: è concentrazione, una forma di pensiero che si manifesta nel gesto di osservare.Tre mostre, tre modi di interrogare lo sguardo.

Torino diventa un laboratorio del visibile. Nagler scava nella materia del tempo, Miller nel corpo che resiste, Wall nella costruzione del reale. Tutti, a loro modo, parlano di ciò che resta quando l’immagine smette di illustrare e comincia a vivere.
In un’epoca in cui tutto correndo si mostra, queste opere ricordano che vedere non basta. Bisogna fermarsi, superare i cinque secondi di soglia dell’attenzione e ascoltare la luce, lasciare che lo sguardo diventi responsabile. Nel silenzio che le lega, la fotografia appare come un gesto di presenza necessario, capace di trattenere ciò che ormai ci sfugge. Torino, allora, non è solo il luogo delle mostre, ma il luogo che ci invita a fermare ogni istante.


Immagine di copertina: LINDA FREGNI NAGLER. ANGER. PLEASURE. FEAR., exhibition view, GAM di Torino, 2025 – Ph. Studio Gonella


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